COMUNICATO STAMPA DELLA CONFEDERAZIONE ITALIANA ARCHEOLOGI·

Andrà a finire che per lavorare si dovrà pagare: qualche tempo fa, tanti lo avevano lanciato come sarcastica provocazione dopo l’uscita dell’ennesimo bando per il reclutamento di volontari nell’ambito dei Beni Culturali. Alla fine è successo davvero: per svolgere 12 giornate

definite “lavorative” i volontari dovranno versare la quota di 500 euro. E’ quanto si legge sul bando pubblicato il 18 aprile scorso dalla Fondazione UNESCO Sicilia.
La Confederazione Italiana Archeologi da sempre denuncia e si oppone, a livello nazionale e locale, a iniziative promosse da enti pubblici o privati che ledono la dignità dei professionisti dei Beni Culturali e dal 2014, anno della modifica al Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, reclama il rispetto dell’articolo 9 bis sui professionisti competenti a eseguire interventi sui beni culturali.
Le risposte da parte degli enti, quando espresse, sono state sempre dello stesso paternalistico tenore, così sintetizzabili: non capite, cari giovani laureati, specializzati, dottorati, non si tratta di lavoro ma di preziose opportunità di formazione che vi vengono offerte gratuitamente, non di concorrenza sleale, cari professionisti, ma di sacrosanto coinvolgimento della società civile nella valorizzazione del patrimonio culturale del Paese.
Si è passati dalla cronica mancanza di lavoro alla corsa al ribasso dei compensi, seguita dalla crescente richiesta di prestazioni non retribuite, per arrivare alla richiesta di pagamento per svolgere prestazioni qualificate. A ogni passo si credeva di aver raggiunto il fondo, ma non era così: si può sempre scavare. Quali saranno i livelli successivi, in questo pozzo senza fondo? Magari la richiesta di pagamento di interessi crescenti per ogni giorno di partecipazione all’attività di volontariato, poi obbligo di mutuo bancario, poi ipoteche?
“Si è, infine, verificata la situazione paradossale in cui i volontari devono contribuire economicamente alle spese del progetto in cui sono coinvolti – dichiara Alessandro Pintucci, Presidente Nazionale della Confederazione Italiana Archeologi – contravvenendo anche alle regole del volontariato stesso, che prevedono cifre di rimborso da corrispondere all’operatore, non da parte sua”.
Anche nel caso del bando della Fondazione UNESCO Sicilia non si tratta di ricoprire ruoli generici: quelle richieste sono mansioni per cui esistono profili professionali in possesso di adeguata formazione, implicitamente riconosciuta dalla Fondazione stessa che richiede infatti ai candidati-volontari-paganti di specificare nella domanda di partecipazione le “competenze specifiche” attinenti alle varie attività previste. Non è accettabile il tentativo di minimizzare l’entità delle prestazioni previste con aggettivi quali “breve” o “simulato” in riferimento alla durata dell’impegno e alla tipologia dei materiali divulgativi da produrre (bando del 31-3-2017 e articolo La Repubblica – Palermo del 5-5-2017).
E’ ormai evidente che rivolgere appelli e critiche contro queste malcelate forme di sfruttamento direttamente a chi le organizza e promuove è poco efficace. Ai prestigiosi Enti culturali di rilevanza locale, nazionale o internazionale, amanti del “costo zero”, chiediamo solo un minimo di coerenza semantica e lessicale: non parlate di lavoro se non c’è retribuzione, non parlate di formazione se cercate prestazioni professionali, non parlate di volontariato se il volontario deve pagare.
“E’ necessario che siano finalmente i professionisti, più o meno giovani, ad assumersi la responsabilità personale di boicottare tali iniziative, lasciando deserti tutti i bandi che umiliano la preparazione faticosamente acquisita in anni di studio e di lavoro – aggiunge Donata Zirone, Presidente della sede regionale della CIA – nella consapevolezza che accettare di fornire prestazioni intellettuali a titolo gratuito o addirittura di pagare per farlo è un suicidio sociale ed economico, impossibile da recuperare per noi e per le generazioni future, a livello nazionale e internazionale”.
regione.sicilia@archeologi-italiani.it

6  Maggio 2017