Emergenza Cultura aderisce alla giornata di mobilitazione nazionale indetta da Mi riconosci ? sono un professionista dei beni culturali.

24 maggio. #RilanciamoilPaese. Riconoscimento, dignità e risorse per la Cultura!

Dateci riconoscimento, dignità, risorse per la Cultura, e #rilanciamoilPaese.
24 maggio: Giornata nazionale di riscatto per riportare il settore culturale al centro del dibattito pubblico italiano.

L’Italia è in crisi, questo lo sappiamo tutti.
Eppure non tutti i settori dell’economia italiana sono in crisi.
La cultura non è in crisi, la cultura cresce, il turismo culturale continua a crescere (Articoli ai seguenti link: Cultura motore dell’economia: muove 250 miliardi, il 17% del Pil, In Italia l’industria creativa e culturale vale 48 miliardi (+2,4%) e cresce più del Pil).
Eppure questo lo ignorano in molti.
Nonostante l’enorme apporto che il settore culturale porta al Paese ogni anno, questo è costretto a funzionare (male) in costanti condizioni di ristrettezze economiche forzate. Le Soprintendenze sono sotto organico, costrette a lavorare costantemente in regime di emergenza, non per colpa dei funzionari, ma dei Governi che hanno deliberatamente deciso di impedire alle Soprintendenze italiane di funzionare come dovrebbero. Non solo, siamo di fronte a una campagna di delegittimazione delle strutture e dei saperi tecnici nel campo della tutela dei beni culturali. Emblematiche in questo senso sono state le dichiarazioni dell’ex Premier Renzi e dell’ex Ministra Boschi: dietro l’espressione “sovrintendente è la parola più brutta del vocabolario” si nasconde un disegno politico che, strizzando l’occhio a chi subisce il peso di un’eccessiva burocrazia, presenta le procedure di tutela come impedimento e ostacolo ad un Paese dinamico, con l’obiettivo di ridurre la portata dei vincoli storico-artistici e paesaggistici, con la conseguenza di mettere i cittadini contro funzionari e professionisti che svolgono mansioni di interesse collettivo
La triste realtà è quella di musei, archivi e biblioteche che chiudono, uno dopo l’altro, e i funzionari sono costretti a inventarsi soluzioni improbabili per sopravvivere, fino all’affidamento della gestione ad associazioni di volontari non qualificati.
Eppure (dati Istat 2015) il 68% degli italiani non ha mai visitato un Museo nel corso dell’anno, il 56% non ha mai letto un libro, ma il Governo non sembra preoccuparsi di questa grave forma di esclusione sociale.
Il Turismo culturale cresce, ma l’Italia rincorre: nel 2015 la Francia ha avuto 34 milioni di arrivi internazionali in più di noi; il Sud Italia ha un quarto dei turisti del Regno Unito, nonostante da solo abbia più patrimoni UNESCO di tutto il Regno Unito; la crescita internazionale del turismo negli ultimi dieci anni è stata doppia di quella italiana. E sapete perché? Perché mancano le risorse umane (dati World Economic Forum 2015). Gli occupati diretti nel settore del turismo sono calati del 7,2% tra il 2010 e il 2015. La disoccupazione è una drammatica realtà, il turismo culturale è un settore in crescita ma l’occupazione non cresce. Paradosso doloroso tutto italiano.
Ogni anno migliaia di professionisti dei beni culturali in Italia si trovano costretti a scegliere tra stipendi indecenti e vergognosi, tirocini di sfruttamento, stage senza prospettive, servizio civile, volontariato retribuito con rimborsi spese o il cambiare mestiere, o l’estero. E nel frattempo l’Italia perde risorse umane, e l’Italia perde flussi turistici, e l’Italia perde la sua Storia, la sua cultura.
Perché non si investe nel settore culturale, uno dei pochi che non conosce crisi? Perché non si permette a giovani e meno giovani di lavorare nel rispetto delle proprie qualifiche, con stipendi e contratti dignitosi, in modo che possano mettere le loro competenze a servizio del Paese?
I numeri parlano chiaro: risparmiare sulla cultura, in Italia, è una scelta suicida, ma la cittadinanza lo ignora perché il dibattito pubblico è viziato da letture volutamente distorte, come il fatto che la crisi della cultura sia economica o che la mancanza di lavoro nel settore sia logico e scontato.
La verità è che il lavoro nella Cultura in Italia c’è, e pure parecchio. Ma ci vogliono gratis, perché è su di noi che vogliono risparmiare e al contempo battere cassa. Si tratta di un dramma che interessa tutti, non solo gli addetti ai lavori.
Per questo il 24 maggio tutti i professionisti dei beni culturali, i cittadini che hanno a cuore la causa, gli spazi e le istituzioni culturali italiane (dai Musei alle biblioteche, dagli archivi ai dipartimenti universitari) hanno deciso di mobilitarsi con una serie di immagini e azioni da tutto il territorio nazionale, per far vedere che ci siamo, abbiamo chiaro dove stiano le colpe e abbiamo capito come rilanciare il Paese: ora lo faremo capire a tutti.
“Riconoscimento, dignità, risorse per la Cultura! E #RilanciamoilPaese!”
In tutto il Paese si terranno concentramenti e sit-in, si esporranno striscioni e cartelli fuori dalle Istituzioni culturali aderenti, ma si parteciperà alla giornata anche in modi innovativi, anche lavorando, ma sempre esponendo lo slogan #RilanciamoilPaese.
Chiediamo ai cittadini e ai giornali di prendere coscienza del problema, e al Governo di prendere urgentemente provvedimenti per porre fine a questa politica del tutto insensata, quali anzitutto:
portare l’investimento dell’Italia in cultura al 1,5% del PIL, in linea con gli altri Paesi europei;
mettere mano alla recente riforma delle Soprintendenze, per aggiustarla con l’aiuto dei funzionari che le vivono direttamente;
assumere 2000 persone in tre anni nelle Soprintendenze e Musei statali, con un piano serio basato sulle esigenze: passare poi anno per anno ad assumere a seconda delle necessità del momento, per portare l’organico a poter compiere tutti i compiti specificati dal Codice del 2004.
Eliminare il blocco del turnover e permettere a enti locali e istituzioni culturali di assumere secondo le possibilità e le esigenze
Pubblicare il prima possibile i decreti attuativi della legge 110/2014, che riconosce per la prima volta 7 professioni dei beni culturali; promulgare nuove leggi che riconoscano legalmente le altre professioni di cui c’è bisogno nel settore dei beni culturali: Mediatori museali, Paleontologi, Manager del Patrimonio Culturale, e via dicendo;
Promuovere urgentemente nuove leggi che vadano nella direzione di regolamentare l’accesso alle professioni dei beni culturali e i compiti dei professionisti, quali anzitutto vietare a una biblioteca di tenere aperto senza la presenza di un bibliotecario qualificato.
Impegnarsi, nei prossimi due anni, a redigere un dossier dettagliato di tutti i luoghi culturali d’Italia chiusi o in condizioni di disagio, che necessitano investimenti per poter produrre cultura e, eventualmente, entrate economiche.
Servono leggi, servono risorse. Ma non per i professionisti dei beni culturali, non per le Soprintendenze né per gli Archivi: servono per il Paese.
Ed è il momento che la politica decida di far funzionare il settore culturale. Siamo stati zitti all’angolo, chiusi nella nostra frustrazione divisione per troppo tempo.
Il 24 maggio 2017 la Cultura italiana si muove, unita: smettetela di mentirci, smettetela di sfruttarci, e lo vedrete, vi #RilanciamoilPaese.
E da lì non si torna indietro.