“Più attenti agli appalti che passeranno sotto le loro voraci mandibole piuttosto che alle pietre ed alle fontanelle di via Bombini cancellate da un colpo di un cingolato.
Ed il Consiglio Comunale, spiace dirlo, silente e ridente, incosciente.
Le associazioni, i circoli, gli ambientalisti, il FAI, Legambiente, l’ineffabile associazione “Prima che tutto crolli”, quelli che hanno organizzato manifestazioni e presentato libri bianchi e mostre fotografiche? Niente. Sono all’estero? Dormivano?”

 

Devo tornare sull’argomento centro storico di Cosenza per via della netta presa di posizione del MIBACT, il quale, probabilmente incalzato da studiosi ed intellettuali come la d.ssa Eichberg, attuale soprindentente ABAP di Roma o il prof. Battista Sangineto, archeologo

dell’UNICAL, ha esplicitamente e perentoriamente comunicato al Sindaco ed alla Giunta, demolitori di palazzi siti in Via Bombini e Via Gaeta, definiti pericolanti che però – dice Claudio Torrisi, dirigente regionale del Ministero – stavano in una zona che “rientra compiutamente in area centro storico e si è pertanto in presenza di interventi eseguiti in un contesto urbano storicizzato e consolidato, nel tempo, su un’area di rilevante interesse archeologico”. Da qui continua Torrisi deriva che i palazzi che insistono in questo contesto, “non possono essere assoggettabili, nel loro insieme ad opere o lavori di alcun genere, senza la preventiva autorizzazione dei competenti organi di questa amministrazione”, e che, infine data la rilevanza storica della zona medesima, dovrebbe essere preminente nella valutazione congiunta dei vari interessi culturali, “le forme di tutela più congrue da applicare all’area urbana in argomento”.
Osservazione espressa con cognizione di causa dall’autorità competente ma che qualche mese addietro, sia pure per semplice buon senso, avevamo formulato anche noi dicendo in sintesi che, per gli edifici inseriti in un tessuto urbano millenario e dichiarati pericolanti sarebbero preferibili i restauri alle ruspe.
Ma ormai il danno è fatto. Un grande vuoto si è aperto su Corso Telesio, ed abbiamo perso, diciamolo, un pezzo di noi, della nostra memoria, della nostra identità. Piccola insignificante cosa, si potrà replicare, di fronte agli enormi problemi che vive la nostra comunità (lavoro, sanità, giustizia, sicurezza ecc.). Cosa potrà essere un palazzo vecchio come il cucco e pericoloso. Niente.
A noi che pensiamo che nella evoluzione di un contesto sociale, tutto si tiene e si influenza, non sembra così, ma, ciò detto, ed in attesa degli ormai tardivi interventi sollecitati dal Mibact nei confronti dei responsabili di eventuali irregolarità o reati, facciamo due osservazioni conclusive.
La prima: il più diretto responsabile dei controlli sull’area che il Mibact definisce così importante è il Soprintendente di Cosenza, il dr. Pagano il quale scarica tutto sul Sindaco asserendo di essere intervenuto più volte e di aver fatto tutte le segnalazioni del caso ma sarebbe rimasto inascoltato.
Il Sindaco, dice di aver proceduto in maniera corretta e secondo le procedure. Uno dei due non dice la verità, ed ormai poco importa, se non alle autorità interessate. A noi cittadini interessa che una parte storico-culturale della nostra città è stata spazzata via per opera di una amministrazione e nell’inerzia di un’altra. Facciano un po’ loro a chi è il demolitore e chi l’omissivo; noi stiamo a vedere. E non è un bel vedere.
La seconda: non può non emergere l’ipocrisia, o la connivenza, o l’indifferenza di altri soggetti dormienti o distratti. I partiti (o sedicenti tali) i quali, tutti, in campagna elettorale – in tutte le campagne elettorali – hanno blaterato in continuazione di tutela del centro storico mettendo questa esigenza in cima ad ogni scala di priorità raccoglitrice di applausi a buon mercato (chi potrebbe non essere d’accordo). Questi organismi ormai inutili ed autoreferenziali sembrano oggi più interessati allo spolpamento di ogni osso della pubblica amministrazione ed ai destini dei loro congressi (quale mozione vince nella sezione del quartiere e chi andrà a fare il portaborse – a metà stipendio – nella segreteria del consigliere regionale) piuttosto che alla demolizione del palazzo di Via Gaeta.
Più attenti agli appalti che passeranno sotto le loro voraci mandibole piuttosto che alle pietre ed alle fontanelle di via Bombini cancellate da un colpo di un cingolato.
Ed il Consiglio Comunale, spiace dirlo, silente e ridente, incosciente.
Le associazioni, i circoli, gli ambientalisti, il FAI, Legambiente, l’ineffabile associazione “Prima che tutto crolli”, quelli che hanno organizzato manifestazioni e presentato libri bianchi e mostre fotografiche? Niente. Sono all’estero? Dormivano?
Eppure tutto sta crollando o, meglio, tutto sta per essere distrutto sull’altare degli appalti e delle consulenze, di una città nuova di zecca. Il che al netto delle irregolarità, compiacenze e reati, non sarebbe – e non è – un male, essendo peraltro la prospettiva legittimamente espressa da chi ha democraticamente vinto le elezioni.
Solo che ci piacerebbe che tra le promesse mantenute ci fosse anche la tutela del patrimonio culturale e non la sua distruzione, e che, magari gli autori delle facili denunce, quelle generiche, quelle “tutti responsabili nessun responsabile” si destino per un attimo dal loro distacco intellettuale e dicano cosa pensano. Auspicio, semplice auspicio, lo sappiamo bene che dilagheranno, pro o contro, quando si capirà non dove colpisce il braccio meccanico e chi lo guida ma dove tira il vento politico.
Un po’ come quelli che a Milano, dopo le cinque giornate, chiamavano gli eroi della sesta giornata.

Il Quotidiano del Sud, 29 Aprile 2017

L’autore, avv. Enzo Paolini, è Presidente della “Fondazione Premio Sila 49.

(il grassetto nel testo è redazionale) EC