Caso Colosseo

Si dice che, quando la soprintendente Margherita Eichberg ha riconsegnato al collega Francesco Prosperetti, una zona di Roma che gli compete, abbia allegato 280.000 euro di bollette arretrate. Scarsità di fondi usuale. Che si accentuerà con la frantumazione della Soprintendenza Archeologica Speciale. L’architetto Prosperetti (Belle Arti, Paesaggio, Archeologia) non ha più il codice Ipa per le fatture, né un conto corrente bancario. Tutto è passato al Colosseo e al suo Parco (pochi ettari con Domus Aurea, Palatino, Foro Romano). Mentre la ex Soprintendenza si caricherà il resto, un’area enorme.
Il Parco del Colosseo ha un responsabile? No, la Corte dei conti deve ratificare l’interim per Federica Galloni (il bando internazionale è in volo). Non ha Comitato Scientifico, CdA, né revisori dei conti e neppure amministrativi. Male comune ad altri dei 9 organismi di I e II fascia partoriti dalla riforma Franceschini a Roma in luogo dei 3 preesistenti. Certi direttori non hanno ufficio né staff, né un architetto, un archeologo, o un amministrativo… Tutto per “semplificare”.


A costo zero? Non proprio: soprattutto a causa dei direttori di I fascia, il costo sale da 400.000 euro a oltre 1 milione. Si moltiplicano i passaggi di carte. Pure per gli appalti avendo triplicato i centri di spesa.
E i 50 milioni circa di incassi annui del Colosseo? Il 20 % va in solidarietà, con criteri stabiliti al vertice del Collegio Romano. Un altro 30 dovrebbe andare alla Soprintendenza di Roma e il restante 50 al Mibact che deve decidere quanto al Parco del Colosseo e quanto per sé. Una metà, diciamo?  Roma non ci guadagna certo.

Corriere della Sera, 27 aprile 2017