La post-verità di Dario Franceschini è che l’autonomia del Colosseo non avrebbe ricadute sul governo del patrimonio culturale della Capitale.

Ma basta ricordare che giustificò proprio con la sottrazione di quegli introiti l’introduzione del biglietto al Pantheon per capire che non è vero. Come dimostra anche l’aggressiva operazione con la quale il ministro ha sfilato al Comune le Scuderie del Quirinale, siamo di fronte ad una precisa strategia: fare del Collegio Romano il vero centro decisionale della politica culturale romana. Se si aggiunge il fatto che la moglie di Franceschini guida l’opposizione pd in Campidoglio ce n’è abbastanza per innescare uno scontro frontale.

La disarticolazione del patrimonio culturale romano in più centri decisionali e la sostanziale demolizione della soprintendenza sono destinati a incidere in negativo su ogni progetto di fruizione integrata. Lo “scippo” del Colosseo è la pietra tombale sul progetto di Antonio Cederna: un unico parco civico e archeologico che unisse l’Appia ai Fori senza soluzione di continuità. È dunque naturale che il sindaco reagisca.

La stragrande maggioranza della comunità scientifica dell’archeologia e della storia dell’arte si è pronunciata (con documenti ufficiali delle varie consulte) contro la riforma Franceschini, giudicata il punto più basso della storia della tutela nell’Italia unita. Il patrimonio è stato diviso in una good company (grandi musei e grandi monumenti) che mercifica in modo cinico e anticulturale ciò che gli è affidato, e nella bad company del territorio, delle biblioteche e degli archivi. La politica ha colonizzato gli organismi scientifici secondo il modello Rai, e la ricerca è ormai fuori dall’agenda. Infine, appare fuori controllo l’uso spregiudicato di un precariato senza diritti, travestito da volontariato.

L’M5S ha partecipato alla mobilitazione contro tutto questo sfilando lo scorso 7 maggio nella manifestazione romana del coordinamento Emergenza Cultura. E il vicesindaco Luca Bergamo ha dichiarato: “Basta con lo sfruttamento intensivo del nostro patrimonio a meri fini di biglietteria “. Se questo ricorso non è una lite per la cassa, ma il primo passo verso una politica culturale alternativa, allora si potrebbe aprire uno scenario di grandissimo interesse.

Repubblica – Roma,  23 Aprile 2017

http://roma.repubblica.it/cronaca/2017/04/23/news/parco_archeologico_del_colosseo_una_pietra_tombale_sul_sogno_di_cederna-163690875/