Appello all’Unesco per scuotere Comune e Ministero 

Da mesi e mesi dalle pagine di questo giornale si batte e ribatte il tasto fondamentale di una politica per Roma Capitale che ne recuperi la grande bellezza manomessa e sfregiata ogni giorno di più. Da mesi e mesi si attendono interventi concreti da parte del Comune e del Ministero per i Beni Culturali e per il Turismo onde risalire dalla china scivolosa in cui il centro

storico più grande e più bello del mondo è stato lasciato sprofondare.
Purtroppo dal Campidoglio e dal Collegio Romano arrivano segnali fiochi, del tutto inadeguati alla gravità dei problemi e alla marea di nuovi locali, spesso illegali, che ormai invade da ogni parte strade, stradine, vicoli sino alla stessa Piazza Navona. Qui era stata aperta mesi fa una maxi-panineria con più vetrine con porchetta in bella vista. Ora, dopo la nostra denuncia, risulta chiusa, da mesi. Cosa le mancava? E perché c’è voluta la solita denuncia giornalistica ? Eppure Piazza Navona è uno dei pochi siti dove la Vigilanza Urbana è presente, in modo costante.
A questo punto, vista la sordità delle autorità preposte, crediamo che l’Unesco debba esercitare con autorevolezza la propria “moral suasion” sul Ministero e sul Comune di Roma facendo anche balenare – come ci risulta abbia fatto a Firenze allorché un McDonald’s stava per aprire vicino al Duomo – la possibilità del ritiro, certo clamoroso, della qualifica di Sito del Patrimonio dell’Umanità. Franco Bernabè, presidente del Comitato Italiano dell’Unesco, è uomo sensibile a questi valori. Anni fa volle associarsi alla campagna per la eliminazione dei maxi-cartelloni pubblicitari che deturpavano tanta parte della Roma più bella, fino all’EUR. In Piazza Navona il consigliere verde Athos De Luca, che era insieme a me, venne addirittura aggredito dai legali di una mega-pubblicità mai autorizzata. Consiglieri del I Municipio come Nathalie Naim sono stati più volte minacciati da abusivi colpiti nei loro corposi interessi.
Il Coordinamento dei Residenti della città storica, i Comitati, le Associazioni non ce la fanno più neppure a segnalare i sempre nuovi attentati al volto amato di Roma: adesso è la volta degli orologi pubblicitari che stanno spuntando come funghi in Via Nazionale e nella stessa regale Via Giulia. Gli operatori del turismo e del commercio più qualificato sono allarmati, preoccupati. Non basta più. Ci vuol altro per fermare la marea di nuovi localetti: Maria Egizia Fiaschetti, cronista di questo giornale, ha documentato ieri l’apertura di 500 fast food soltanto nel primo trimestre di quest’anno. Una cifra disperante. Roma rischia di affogare nella birra e nelle bevande più o meno alcoliche. Con le strade che di notte diventano latrine all’aperto. Per la gioia dei turisti e dei residenti.
Ci sono norme e regolamenti già in vigore, per esempio sull’occupazione di suolo pubblico, ma il I Municipio non ha soldi per operare la rimozione di tavoli e tavolini. Ci sono nuove norme da approvare, in fretta, per un regolamento sul decoro urbano finalmente restrittivo, ma la bozza Corsetti non cammina, l’assessorato al Commercio appare indeciso. Eppure il M5S – che certo ha ricevuto eredità molto pesanti – doveva “voltare pagina” rispetto all’indecoroso recente passato. E i soprintendenti statali chiamati in causa sono davvero adeguati alla dura drammaticità dell’ora, oppure risultano più deboli del passato quando certe misure venivano prese in modo energico? La Sovrintendenza Capitolina, omaggio del grande Corrado Ricci a Roma, al momento (vedi la gravissima questione della nuova illuminazione che, fredda e concentrata, stravolge l’immagine notturna della Città Eterna) sembra impalpabile. Che si aspetta ancora per intervenire? Lo Stato c’è ancora?

Corriere della Sera, 12 Aprile 2017