Il 9 aprile a Bologna è successo qualcosa di incredibile.
Non tanto per i numeri (certo, il mattino la sala era piena), né per la qualità dei partecipanti (seppur è impressionante vedere studenti, precari, lavoratori stabili, funzionari, impiegati museali, professori e parlamentari discutere insieme di cultura e lavoro). Ma per una serie di sensazioni difficili da riportare, dagli sguardi che si

vedevano, alla voglia di cambiare, alla disponibilità assoluta dei presenti a contribuire alla causa. Un Grazie immenso, in apertura, anche alla bellezza di Palazzo Poggi che ci ha ospitato nelle sue magnifiche sale e ad un caldo e splendente sole di primavera che ci ha permesso di sfoggiare le nostre fantastiche magliette!
Per chi c’era, e soprattutto per chi non c’era, ecco quanto emerso.
La giornata di ieri ha visto moltissimi nostri attivisti e tanti altri, tra curiosi e sostenitori attivi, prendere posto ai nostri tavoli di lavoro e, successivamente, nella nostra assemblea pubblica.
Impressionante il fatto che i presenti non arrivassero solo da Bologna, ma anche da Torino, Napoli, Brescia, Lecce, Pesaro, Milano, Firenze e tantissime altre città italiane.
Tre i tavoli di lavoro, promossi in mattinata, su temi caldi quali: Libera Professione, Mibact e Formazione, con circa 70 partecipanti tra professionisti, docenti, rappresentanti delle organizzazioni di categoria, studenti, ricercatori e rappresentanti di diverse forze politiche. Discussioni lunghe, interessanti e finalizzate a delle proposte di lavoro concrete sui 3 ambiti di riferimento. Notevole, a detta di tutti, è stata la qualità delle discussione: persone con diverse esperienze, diverse età, diverse visioni, e che spesso non avevano mai partecipato a vere e proprie assemblee di questo tipo in passato, finivano, dopo confronti pur serrati, a convergere su posizioni comuni. Altro dato notevole, emerso nell’assemblea del pomeriggio, è che nei tre tavoli sono state toccate tematiche a volte sovrapponibili, dalla necessità di un Ministero più forte e attivo, a quella di una regolamentazione delle professioni, all’abuso incontrollato del volontariato fino al totale disordine dei percorsi formativi e alla limitata accessibilità economica della professione.
Sono emerse proposte interessantissime, da valutare e costruire nell’immediato futuro: dalla costruzione di un percorso politico per portare il nostro PLaC (Patto per il Lavoro Culturale) ad integrarsi verso una dimensione amministrativa riconosciuta (Statuto dei lavoratori culturali?), alla proposta di organizzare una giornata di attivazione e mobilitazione collettiva, diffusa, nei luoghi della cultura e quindi nei nostri luoghi di lavoro e di studio, passando per la redazione di Dossier del mondo della formazione nei Beni Culturali e settori affini, in grado di schedare tutta l’offerta oggi esistente e supportarci nel produrre delle linee guida su cui poi avanzare nostre proposte di riforma al Miur e al Mibact.
Tutte queste proposte sono state riportate all’ Assemblea plenaria del pomeriggio, costruita proprio come momento di confronto pubblico sulle tre proposte redatte. Anche in questo caso, la partecipazione è stata ottima, così come gli interventi e l’interesse mostrato. Le reazioni alle proposte sono state diverse, v’è stato un confronto sull’opportunità o meno di organizzare una mobilitazione concentrata in una sola città, e abbiamo spiegato perché a nostro avviso una mobilitazione diffusa in forme innovative sarebbe più efficace; la necessità di costruire norme di legge serie, vincolanti (statuti? proposte di legge?) è emersa da più parti, ma noi attivisti di “Mi Riconosci?” abbiamo spiegato come questo possa diventare possibile solo allargando le nostre file a sempre più attivisti e competenze. Per quanto riguarda la formazione, breve ma significativo anche il confronto sulla cosiddetta “Scuola del Patrimonio” annunciata ed istituita dal Ministero ma tutt’oggi ancora da costruire, da inserire e di conclamata inutilità. Un’altra esigenza si è palesata con forza nel pomeriggio: quella di ampliare la partecipazione sui territori, di costruire un dibattito anche locale sulle criticità dei singoli territori, di uscire dai social e costruire un movimento che abbia un radicamento e una capacità di creare consenso in più territori e città possibili. Ampia la rosa di consigli espressi dai presenti su questo tema, con espressioni colorite ma efficaci (“è evidente che non possiamo vincere una guerra, ma intanto possiamo ottenere moltissimi successi con una guerriglia”): dal canto nostro, abbiamo chiesto a tutti i presenti di darci una mano a creare gruppi nei territori, e dato l’enorme numero di contatti che ci avete lasciato a fine assemblea, abbiamo riscontrato una impressionante voglia di lottare Comune per Comune, bando per bando, associazione per associazione, per cambiare il lavoro culturale in Italia. Moltissimi sono stati i momenti poi, durante tutta la giornata, di confronto continuo tra tutti i partecipanti: abbiamo chiarito la nostra volontà di costruire ponti e alleanze, aumentare la qualità dei nostri contenuti e delle nostre proposte, e perché no anche delle nostre battaglie.
Un momento umano di rara ricchezza con il quale ci sentiamo oggi cresciuti rispetto a ieri e pronti a rimetterci al lavoro senza indugi. Esiste la sensazione che la nostra campagna sia pronta per un salto di qualità, o che forse l’abbia già fatto. Ora sta a voi però: a chi c’era e a chi non c’era: dobbiamo comunicare meglio e di più, dobbiamo portare avanti gli obiettivi che ci siamo dati, dobbiamo creare, scrivere e proporre, dobbiamo crederci e dobbiamo unirci.
Il 9 aprile 2017 il mondo dei beni culturali italiano non è cambiato, ma uno squarcio di sole ha illuminato una galleria che poco tempo fa sembrava buia e senza via d’uscita: il cambiamento lo costruiremo noi. Dopo l’assemblea di domenica, questo è evidente: sta a noi decidere quanto ci vorrà per ottenere questo cambiamento. Ma ce la faremo, è evidente.

https://miriconosci.wordpress.com/2017/04/11/i-assemblea-nazionale-di-mi-riconosci/