Mauro Felicori, allora neo-direttore della Reggia di Caserta, nei mesi scorsi aveva “inventato” un aperitivo di successo nei bar della zona, l’Asprinio, con vino bianco locale e Cassis. Si era quindi prodigato per propagandare la mozzarella locale (suscitando pure l’inaspettata e quasi commossa ammirazione di Roberto Saviano) ospitando poi il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala nelle Regie Cavallerizze. Si era fatto fotografare soddisfatto con un pacco di pasta “Reggia”.

Poi ha concesso per un quindicennio la coltivazione in esclusiva di una antica vigna borbonica. Obiettivo: produrre e imbottigliare fra un po’ il Pallagrello della Reggia. La Pro Loco non avrebbe saputo far di meglio, per non parlare dell’EPT. Del resto, dopo anni passati fra le tombe della Certosa di Bologna e a scrivere di cimiteri monumentali, si deve pur ricreare.
Ora una nuova svolta nel pensiero agro-ludico-alimentare del sovrano della Versailles italiana: il lancio di un Amaro della Reggia (il nome è ancora top secret) ottenuto con le antiche erbe del giardino della grande dimora borbonica e murattiana, un “amaro all’inglese” si assicura che sarebbe piaciuto a Horatio Nelson. A parte che agli inglesi piacevano e piacciono whisky e gin, perché non dedicarlo al più disinvolto e mondano Gioacchino Murat che con la Reggia c’entra e non poco? Felicori aveva annunciato di voler invitare Federica Pellegrini a nuotare nella vasca regale. Non gli è andata bene. Può tuttavia recuperare con vini, mozzarelle, aperitivi e digestivi. Tanto, alla parte tecnico-scientifica ci penserà qualche barba di professore sottopagato (V.E.)