Soprintendente ai beni architettonici, direttore regionale Lazio, direttore generale per arte e architettura contemporanee, direttore (altro interim) del Museo nazionale Romano

Dunque – stando almeno ai si dice – potrebbe andare a lei, all’architetto Federica Galloni, anche la direzione (momentanea) del Colosseo, la Grande Cassa, il monumento più visitato e perciò appetibile d’Italia con i suoi 60 milioni di euro di incasso annui. Scelta opportuna? Domanda quanto meno lecita, che in tanti si stanno facendo in via del Collegio Romano, sede di quel ministero per i Beni culturali di cui Galloni, nel volger d’un decennio, ha scalato ogni possibile vertice: di nomina in nomina, di direzione in direzione, di interim in interim, di ministro in ministro.

Sinistra, destra, centro: semper ella, una carriera irresistibile iniziata con chiamata diretta di

Rutelli e proseguita fino a Franceschini. Galloni soprintendente a tutto: beni architettonici, direttore regionale Lazio, direttore generale per arte e architettura contemporanee, direttore (altro interim) del Museo nazionale Romano, domina assoluta dall’avanti Cristo al XXI secolo, dalla Biennale al nuovo «Parco» Colosseo-Foro-Domus Aurea (forse).

Un cumulo di incarichi eccessivo anche per wonderwoman, ma evidentemente non per l’inossidabile dirigente pure oggetto, negli anni, di feroci polemiche: dagli ascensori del Vittoriano, che portano la sua firma, al nome nella lista Anemone, dove l’architetto Galloni, pubblico funzionario in carica, poco opportunamente e nel territorio di cui era controllore, figurava come professionista privata per lavori di ristrutturazione in un palazzo di Propaganda Fide. Ergo uno si chiede: al Colosseo, lei quoque?

Corriere della Sera, 12 aprile 2017