DECRETO DEL GOVERNO

L’esecutivo apre al banchetto dei costruttori, si cancellano molte verifiche e si aggirano i vincoli paesaggistici

 Sul Codice per il Paesaggio Rutelli/Settis il governo e per esso il ministro Dario Franceschini cala di nuovo, col solito decreto, la scure. Via i controlli delle Soprintendenze sulle autorizzazioni paesaggistiche in aree già tutelate, vincoli ritenuti da privati e Comuni “inutili appesantimenti burocratici allo sviluppo”. Il termine “semplificazione”significa infatti che saltano o vengono resi impossibili i controlli tecnico-scientifici delle Soprintendenze. Matteo Renzi le detesta da sempre e presto finiranno sotto la cappa dei Prefetti. Riforma nel complesso lodata da nomi illustri come Sabino Cassese.

Il decreto vige da ieri, 6 aprile. Qualcuno protesta? Per la verità il consiglio nazionale di Italia Nostra ne ha discusso, decidendo alla fine di “non disturbare”.

Eppure lo scasso è clamoroso. L’Italia è uno dei Paesi più “impermeabilizzati” (asfalto+cemento) d’Europa, Napoli lo è al 64% della superficie, Milano per il 54 %, con Monza e Brescia vicine. Alluvioni assicurate. A Casavatore (Napoli) c’è appena un 10% di terreno libero. Resistono le aree vincolate dalle leggi Bottai (1939) e Galasso (1985),  il 47 % dell’Italia, la più bella, dove valutare con rigore ogni trasformazione. E invece il governo le apre al banchetto dei costruttori. Via il Codice, via l’art. 9 della Costituzione.

Non soltanto si “semplifica” e velocizza. Si cancellano le verifiche per 31 tipologie di interventi. Nei centri storici – fatti salvi gli edifici vincolati – si potrà fare di tutto: nuove finestre e porte, lucernari, pannelli solari, mini-pale eoliche, gazebo, chioschi. Sulle spiagge porte aperte a nuove strutture e baracche, in campagna ad altre serre e sulle strade panoramiche ai cartelloni pubblicitari. Un flagello.

Il Dpr 31/2017 inoltre taglia i tempi con la scure dove ancora bisogna chiedere un autorizzazione alle Soprintendente. E poiché gli architetti delle Soprintendenze sono appena 539 per l’Italia tutta (1 ogni 283 Kmq vincolati) e devono esaminare ciascuno, come minimo. 4-5 pratiche al giorno, con missioni, sopralluoghi, ricerche, ecc., il gioco è fatto. La prima autorizzazione va chiesta ai Comuni a ciò delegati dalla Regione e affamati di soldi dalla lesina di Stato. Riguarda i “territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla battigia”, le rive dei laghi e dei fiumi, le montagne, i parchi naturali, le zone archeologiche. Ma qui il divieto di costruire non dovrebbe essere assoluto, “di per sé”? No. Roba da insurrezione.

Per le aree “ad autorizzazione paesaggistica ordinaria” il Comune trasmetterà la richiesta in 40 giorni alla Soprintendenza la quale deve rispondere, termine “perentorio”, in 45 giorni. Poiché ciò è palesemente impossibile, il Belpaese subirà altri sfregi nell’interesse di pochi.

Ed ecco i regali degli interventi “semplificati”: autorizzati incrementi di volumetrie fino a 100mc, nuove porte e finestre, chiusure di balconi e terrazze (altre cubature). Soltanto 20 giorni concessi alle Soprintendenze in modo “tassativo” per un parere vincolante. Una beffa per la collettività. Se dicono di no, devono comunicare entro 10 giorni (sic) “i motivi che ostano” indicando come modificare il progetto. Se non rispettano i 20 giorni per rispondere, “si forma il silenzio assenso”. Ah, finalmente, la magica formula che spalanca il tesoro dei nostri magnifici paesaggi ai tanti ladroni in agguato: silenzio-assenso!

Insomma, invece di tutelare, con amore e sensibilità, la bellezza residua che tanti turisti attrae, la si stupra con altro cemento, con arredi urbani pacchiani. Chi si alzerà in Parlamento a denunciare questo “suicidio” culturale, e pure turistico, del Belpaese? E Franceschini viene definito dal presidente del FAI, “il miglior ministro della Cultura che abbiamo avuto”. Dove siamo sprofondati?

Il Fatto, 7 aprile 2017