Ho votato Francesco Pigliaru oggi presidente della Giunta regionale.  Rassicurato dall’ appassionato intervento nel Teatro Verdi di Sassari  (2014); dalla sua promessa  1) di difendere strenuamente il Piano paesaggistico dagli attacchi incombenti (i barbari alle porte);  2) di estenderlo alle zone interne;  e… 3: di approvare una legge urbanistica, pure per garantire la durata delle norme di tutela 2006. Evviva, lo abbiamo pensato in molti, lo strumento Ppr in cassaforte, parte dell’Ordinamento regionale, se così si può dire.

Per questo sono molto deluso. Il Ppr non è stato esteso oltre le  aree  costiere – mentre i barbari insidiano davvero il Campidano con insensati impianti termodinamici – e l’attacco al cuore della tutela paesaggistica viene dal  Ddl approvato dalla Giunta presieduta da Pigliaru in persona. Fuoco amico.

È vero, non mancano idee interessanti tra i 100 e più articoli,  ma purtroppo lo spirito selvaggio del piano-casa  è un tratto caratterizzante la proposta. E non a caso si sta parlando soprattutto di questo.

Berlusconi non avrebbe mai immaginato un successo tanto clamoroso del format inventato nel 2009 (da lui in persona). Né che la sua tesi sullo sviluppo eccitato dall’edilizia libera, sarebbe stata  fonte d’ispirazione, e non solo a destra. E chissà la soddisfazione: una legge sarda della sinistra per  alimentare  il sogno di spolpare l’odiato Ppr di Soru. Già cominciato con la sostanziale rottamazione ( si dice così?) della Conservatoria delle Coste.

Prevedibile. Direi sottinteso nelle dimissioni di Soru anzitempo (2008), guarda caso per i contrasti sulla legge per il governo del territorio, tutto passato sotto silenzio  prima di consegnare la Sardegna alla coalizione berlusconiana.

Tutto annunciato dalle capriole  della coalizione a guida PD. Prima schierata contro il piano-casa di Cappellacci – “piano villetta”, “grande inganno”,“illegittimo” (resoconto del Consiglio n. 41 – 25/9/2009). Poi principale  artefice  di un piano-casa2, tra molte comiche turbolenze.

Memorabile l’incidente nel corso del dibattito sulla legge n.8/2015, l’ emendamento di ForzaItalia  – obiettivo la lievitazione delle case nelle zone F turistiche –  approvato con il voto segreto di consiglieri della sinistra (“la meraviglia di essere simili”).

Quindi il dietrofront imposto da Pigliaru; la figuraccia compensata dal giuramento di salvaguardare  la “fascia costiera”,  non solo la parte più vicina al mare. Così nei titoli dei giornali.

E invece rieccolo nel Ddl il  rinnovato “entusiasmo contro il tabù dei 300 metri” –  ha scritto  Manlio Brigaglia, autorevole intellettuale sardo, su La Nuova Sardegna. “Con la scusa del turismo hanno fatto più danni di undici secoli di invasioni moresche”.

Il turismo non cresce  a traino dell’edilizia: inutile l’ampliamento ciclico delle dotazioni ricettive a scapito di luoghi tutelati.  Nessuna garanzia che gli alberghi, ingranditi con SPA o balere pop,  rimangano  aperti  oltre l’ estate. Tant’è che pure quelli più attrezzatati chiudono a settembre.  Aspirazione realizzabile, si sa,  incrementando i mezzi di trasporto a costi ragionevoli, ma di questo la coalizione di centrosinistra non si occupa con la necessaria passione.

Si  rischia insomma di sbagliare la mira, da tenere “assai più alta” – come sapevano gli arcieri prudenti di Machiavelli. Ma pure di eludere sentenze recenti della Consulta sul primato della pianificazione paesaggistica rispetto ad altre attività economiche nel territorio. Ed è possibile che nel Ddl ci siano vari articoli con serie contraddizioni,  meritevoli di  approfondimenti da parte del Consiglio regionale e per questo dovremmo fare un appello al suo presidente.

L’ articolo 43 in particolare  necessità di  una  tempestiva attenzione.  Secondo il quale “programmi e progetti ecosostenibili” possono essere  promossi a giudizio della Giunta.  Destabilizzante fin d’ora e soprattutto in futuro: si pensi all’uso che ne potrebbe fare domani un governo  spregiudicato amico di palazzinari.

Temo le adulterazioni del linguaggio, dei titoli rassicuranti, ricorrenti nella storytelling italiana, tra le parole più pronunciate quelle col “prefisso” bio-eco-verde.

E credo che i “programmi e progetti ecosostenibili” possano avere la dominante edilizia nonostante gli auspici della Giunta. Sono pronto a scommettere: saranno voluminosi e verosimilmente in contrasto con il Ppr. Per cui occorrerà addomesticarlo il Ppr, aprendo varchi dove/quando serve. Confidando nel via libera del Mibact che difficilmente potrà concorrere alla colpa  (e al ridicolo) di fare eccezioni in  quadri paesaggistici omogenei.

Sarebbe meglio non cadere in tentazione, l’abisso della deregolazione forever,  sempre condannata dagli studiosi fuori e dentro le accademie (e ora?). Anche perché non ci mancano esperienze importanti. Come la disavventura dei piani territoriali paesistici di una ventina di anni fa, il flop degli “accordi di programma” nella cornice della sfigata LR 23 del 1993. Per farsi un’idea basta scorrere le sentenze di CdiS e Tar (ricorso di Grig): i Ptp cassati  per alto tradimento dei principi di tutela.

Spero che i “programmi e progetti ecosostenibili” non stiano in quel solco scivoloso, impegnando  la politica in un  estenuante conflitto (ricordate il tiraemolla sul masterplan di Costa Smeralda?).

Il buon senso suggerisce di evitare che ogni territorio  rivendichi il proprio piano o progetto in deroga; e che la giostra si metta a girare forte con tutti i rischi. Si teme l’effetto domino come negli anni Novanta. Quando si puntava sulla partenza dalla Gallura, il proseguo deciso dal tiro alla fune di chissà quanti lobbisti. Uno stress esiziale per la indispensabile saldezza del Ppr.

Sarebbe il caso di ritirarlo quell’articolo controverso e azzardato. Aiuterebbe il confronto, utile per migliorare il Ddl,  a partire dalle norme sul territorio agricolo.  Meglio una legge lungimirante, per “la sostenibilità di lungo periodo”, come consiglia il prof. Pigliaru nei suoi libri; e chiusa alle ingerenze degli illusionisti di questi brutti tempi.

La Nuova Sardegna, 1 Aprile 2017