Marc Fumaroli è uno strenuo difensore dell’identità europea – “La cultura moderna è nata qui, dobbiamo risvegliare il sentimento di appartenenza alla nostra tradizione. Gli artisti che lo fanno ci sono”

“L’ Europa non è solo un grande mercato. E’ innanzitutto una comunità intellettuale, spirituale,

morale e scientifica che si è formata nel corso dei secoli. Non lo abbiamo sottolineato abbastanza. Di conseguenza, l’adesione all’Europa è rimasta fredda, tanto che oggi l’ideale europeo viene messo in discussione in nome di ideali  nazionali angusti arcaici o giacobini”. Marc Fumaroli  considera la costruzione europea del dopoguerra “una delle meraviglie della nostra storia”. Autore di libri importanti come Il Salotto, l’ Accademia, la Lingua o L’età dell’eloquenza, nel suo ultimo saggio Parigi-New York e ritorno (Adelphi), ha difeso appassionatamente la tradizione culturale e artistica del nostro continente: “Nei secoli passati, nonostante le guerre e i conflitti religiosi, l’élite europea  ha costituito un insieme da cui è nata la cultura moderna, le cui origini non si trovano certo in Cina, né in Giappone né nell’America precolombiana. La cultura moderna è europea. Viene dall’antichità greco-romana, passa per il Rinascimento  e l’Illuminismo, arrivando fino al XX secolo. Nei miei studi ho sottolineato l’importanza della ‘repubblica delle lettere e delle arti’  una realtà europea che ha consentito a scrittori, scienziati e artisti di viaggiare, conoscersi, corrispondere, ispirarsi a vicenda. E soprattutto di sentirsi liberi dal dovere di creare in nome di un’autodifesa gelosamente nazionale. Questa è la grande tradizione della cultura europea, una tradizione che gli Usa non hanno mai avuto.”

Lei parla di una cultura europea che però apparteneva all’élite. In una situazione come quella attuale dove la cultura  non è più appannaggio di pochi eletti, la situazione le sembra diversa ?

“Come diceva Cicerone, la cultura dovrebbe essere ‘cultura dell’anima’, risultato di un dialogo generalizzato tra le sensibilità, i temperamenti, le tendenze delle diverse parti dell’Europa. Un insieme in cui le differenze  e le specificità di ogni popolo contribuiscono al bene comune. Oggi però la parola cultura è diventata una parola americana che significa divertimento, entertainment. Distrazione dominata dal denaro e dalla logica del successo, show business che produce una cultura-mondo indistinta in cui si perde ogni peculiarità europea.  Anche in Europa infatti assistiamo all’invasione del divertimento  mondializzato, per la cui celebrazione si è disposti a sacrificare la vera cultura, quella che ci ha permesso di cambiare il mondo, rendendolo un po’ meno barbaro. ”

E’ la vittoria dell’arte americana su quella europea?

“Temo di sì. Le opere dei grandi nomi dell’arte contemporanea – i Jeff Koons e i Damien Hirst – sono solo un simulacro d’arte, espressione della cultura del divertimento e del denaro. Purtroppo molti collezionisti europei cedono alla seduzione di quest’arte facile e superficiale. Naturalmente, non mancano gli artisti europei che esprimono una forma di resistenza alla cultura americana. Si pensi a Francis Bacon, un Michelangelo moderno, che però oggi non ha molti successori”.

Anche artisti come Kiefer e Boltanski rappresentano una forma di resistenza a forme d’arte più superficiali.

“Lo spero. E’ vero che in Germania ci sono artisti di grande livello e l’espressionismo tedesco, da Baselitz a Kiefer, rivela il meglio della tradizione  tedesca. Anche in Italia non mancano gli artisti importanti, sebbene non abbastanza conosciuti a livello internazionale. Si pensi all’arte povera, che, per esempio con Kounellis, si dissocia dal dominio americano. Oltretutto, l’arte povera riprende la miglior tradizione del francescanesimo, che è un tratto tipicamente italiano e un grande contributo alla cultura europea. In Italia esiste anche una tradizione neofigurativa importante ancora misconosciuta, proprio perché legata alla grande tradizione del passato più che agli eccessi dell’arte contemporanea. E’ un’arte che deve essere riscoperta”.

Quali sono i tratti specifici dell’arte europea ? Alcuni sottolineano la dimensione critica e autocritica…

“La vera specificità dell’arte europea è la consapevolezza di se stessa.Lo prova l’importanza che l’Europa ha sempre accorato all’arte, fin dall’antichità. L’ Europa è  sempre stata un luogo estremamente ricco e fecondo per gli artisti, tanto che moltissimo artisti americani si sono stabiliti a Parigi o a Roma. Un altro elemento importante  della cultura europea è la capacità d’impossessarsi creativamente delle altre tradizioni, facendole un elemento vitale della propria cultura. Basti veder quello che è accaduto con l’arte giapponese o africana, che hanno felicemente arricchito la tradizione europea”.

Cosa si dovrebbe fare per difendere la cultura europea?

“Dobbiamo risvegliare il sentimento di appartenenza alla tradizione passata, facendola rivivere e rinnovandola, perché non si tratta semplicemente di ripetere il già noto, ma di ricrearlo. L’incapacità di rinnovare la nostra tradizione è uno dei punti deboli del progetto europeo. Naturalmente nono voglio dire che Bruxelles dovrebbe occuparsi di dirigere le arti, ma sarebbe bene che gli stati europei investissero di più sulla cultura. Se ogni anno organizziamo una Davos dell’economia, perché non abbiamo mai realizzato una Davos della Cultura?”.

Repubblica, 19 Marzo 2017