Non so quanti fiorentini abbiano capito che uno degli spazi monumenti più importanti del centro non solo sarà in gran parte occupato da un grande patrimonio privato, e che privato rimarrà (quello di Franco Zeffirelli), ma anche che sarà guidato da Gianni Letta, l’uomo chiave della lunga stagione del potere berlusconiano.

L’intervista concessa da quest’ultimo al “Corriere Fiorentino” merita qualche riflessione. Se ne ricava che Letta sarà, sì, presidente onorario, ma che sarà lui a venire a Firenze a “presentare il progetto e un piano di iniziative”. Fin da ora, in ogni caso, Letta mette ben in chiaro le cose: Firenze dovrà trattare “la Scuola di Zeffirelli come gli Uffizi” perché così “si farà perdonare” (questo il titolo dell’intervista, e il succo del discorso). Ma perdonare di che cosa? Di esser stata comunista, e dunque di aver trattato Zeffirelli “come un ‘diverso’ per il suo anticomunismo dichiarato”.
Evidentemente l’arroganza di chi si è sentito padrone del Paese non si dismette facilmente. Ma forse é il caso di mettere in chiaro due o tre punti.
L’anticomunismo di Zeffirelli e di Letta, innanzitutto. Sarebbe comunque sgradevole sentir dire certe cose su Firenze, e sulla sua storia: ma sarebbe almeno comprensibile se Zeffirelli applicasse coerentemente il suo diletto modello capitalista. Se facesse, cioè, come i mecenati americani: mettesse lui palazzo, collezioni e soldi per il funzionamento.
Al contrario, è qua a pretendere spazio e sostegno al Comune di Firenze: segno che, quando serve, il comune fa comodo. E veniamo agli Uffizi. Il giudizio definitivo sulla figura e sull’opera di Zeffirelli verrà con il tempo. Personalmente credo che il suo posto nei libri di storia dello spettacolo sarà modesto: certo assai più modesto di quanto pensa lui stesso.
In ogni caso, il paragone con gli Uffizi è oltraggioso.Si potrebbe sorridere, ma è bene sapere che Zeffirelli e Letta arrivano a Firenze con queste aspettative: “principio sì giulivo ben conduce”!
Ma l’evocazione degli Uffizi è utile su un altro piano. Perché ci ricorda che Gianni Letta è il presidente di Civita, l’associazione che ha a l suo interno Civita Servizi, al cui gruppo appartiene Opera Laboratori Fiorentini, strapotente concessionario del Polo Museale.
Un monopolio di fatto, che dura da tempo immemorabile e che fu fortemente voluto da Antonio Paolucci (che di Civita, lo si rammenti, presiede il consiglio scientifico).
Aggiungiamo che Letta era il sottosegretario alla presidenza del consiglio, cioè il cruciale uomo macchina del governo Berlusconi-Tremonti-Bondi che nel 2008 dimezzò in un colpo il bilancio del Ministro per i Beni Culturali. proprio un benemerito della cultura. Ora, siamo sicuri di non averne ancora abbastanza di questa stagione? La vogliamo resuscitare qua, nella Firenze post-renziana, come una specie di museo delle cere del Patto del Nazareno?
Fossi il sindaco Nardella ci penserei bene. E poi chiederei , come minimo, di rivedere la scelta del presidente onorario: cercandone uno più onorevole.

Repubblica – Firenze   17 Marzo 2017