“Oggi ho firmato un decreto che verrà finanziato con 2 milioni per la nascita di una Digital Library”, ha annunciato il Ministro nel corso della conferenza istituzionale “Cultura e turismo per la crescita del Paese” che lo ha visto relatore il 10 marzo scorso all’Accademia dei Lincei. “Il patrimonio di libri e immagini di 101 archivi [di Stato] e 46 biblioteche [pubbliche statali], oltre alle raccolte di immagini di tutte le soprintendenze e gli istituti [centrali, nazionali e dotati di autonomia speciale] del nostro Paese sarà digitalizzato e accessibile online. Un bene ineguagliabile di enorme valore culturale che nell’era della rete ha anche un valore economico considerevole”.

La dichiarazione allude al decreto ministeriale del 23 gennaio 2017, n.37, (http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1487863233671_REGISTRATO_REP._37.pdf) che modificando il testo di un precedente decreto del 7 ottobre 2008, istituisce presso l’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione il Servizio per la digitalizzazione del patrimonio culturale – Digital Library con funzioni di coordinamento dei programmi di digitalizzazione del patrimonio culturale di competenza del Ministero.

Ora, a parte il fatto che due milioni di euro non sono sufficienti per digitalizzare neanche una minima parte di quello “sconfinato patrimonio”, rimangono aperti alcuni interrogativi di fondo ai quali ci piacerebbe avere risposta. Da dove arrivano i due milioni di euro annunciati e dove pensa il Ministro di recuperare le ingenti risorse economiche necessarie per la prosecuzione di un progetto tanto ambizioso? Con quali macchine, mezzi e soprattutto con quali professionisti pensa di realizzarlo? Quale tipo di valorizzazione economica immagina per questi beni demaniali?

Ma l’interrogativo di fondo è: a cosa serve descrivere e digitalizzare un patrimonio già liberamente e gratuitamente accessibile mentre gli archivi -quelli veri, fatti di carta e di inchiostro -, giacciono dimenticati da tutti i soggetti istituzionali che dovrebbero averne cura –Ministero compreso- in condizioni che ne mettono a rischio persino la conservazione, requisito minimo degli obblighi di tutela previsti dal Codice?
“Dando vita a questa Digital Library vogliamo evitare che tale patrimonio diventi oggetto di trattativa di ogni singolo istituto con i giganti della Rete, con le grandi fondazioni, per esempio quelle americane, con cui si possono certamente avere dei rapporti di collaborazione, ma trattando da una posizione paritaria”, ha dichiarato il Ministro, “e questo nuovo strumento, un’unica Digital Library che manterrà l’identità e l’autonomia di ogni singolo istituto, lo consentirà”. Ben detto. Ma per fare questo -ci chiediamo-, non è sufficiente attenersi alle disposizioni del Codice emanando, se necessario, un regolamento condiviso dagli istituti centrali e periferici del Ministero che disciplini i rapporti con soggetti terzi?

 

14 Marzo 2017

http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1487863233671_REGISTRATO_REP._37.pdf