(di Manlio Lilli)

“Si comunica che per motivi di sicurezza oggi il sito rimarrà chiuso dalle ore 10 alle ore 12”. Questo il cartello che la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali della Regione siciliana ha affisso all’ingresso del Castello della Favara a Maredolce, nella periferia sud di Palermo. Insomma, visite off limits all’edificio in stile islamico, risalente al XII secolo, nel quartiere di Brancaccio.

La consueta chiusura a un sito monumentale resa nota all’ultimo minuto? Nella circostanza provocata da inoppugnabili “motivi di sicurezza”? Questa volta sembra proprio che ci sia altro dietro l’improvvisa decisione della Soprintendenza, come denuncia Domenico Ortolano, presidente dell’associazione Maredolce e come scrive su Facebook Mauro Alessi, paladino della tutela del patrimonio storico palermitano.

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Sul sito dell’ordine degli architetti di Palermo le indicazioni sono inequivocabilmente chiare. La visita al sito monumentale è inserita tra gli eventi formativi dell’Ordine. Ed è in calendario almeno dal 10 gennaio. Insomma, da quel che sembra ci sarebbe stato tutto il tempo per informare i visitatori sull’interruzione dell’ingresso. E allora perché quell’avviso è comparso solo il giorno della chiusura? Una spiegazione la fornisce Raffaele Savarese, l’architetto che con il Circolo Istrice da anni fronteggia gli scempi in città: “La cosa è gravissima perché il Soprintendente sembra abbia fatto circolare la voce che non voleva contestazioni – scrive Savarese – Non avendo avuto questa certezza ha chiuso per ‘ragioni di sicurezza’. La realtà è ancora più squallida perché, essendo in arrivo diversi milioni di euro, sta cercando di avere una copertura compiacente dell’Università per mascherare tutte le indegnità a oggi compiute e realizzare un progetto che sia di suo esclusivo gradimento alla faccia del “restauro” e degli interessi della comunità insediata”, scrive su Facebook l’architetto.

Supposizioni, evidentemente. Ma con almeno una certezza. Quella relativa ai restauri per i quali ci sono quasi 430mila euro assegnati dal Consiglio dei Ministri dell’8 febbraio 2016. Ma al di là di ogni considerazione, prescindendo da restauri e cifre per realizzarli, rimane un dato. La chiusura del sito. L’interruzione della fruizione. Per un evento. Quanto questa decisione possa considerarsi una illecita e ingiustificata interruzione di un servizio pubblico e quindi addirittura configurarsi come un reato non è possibile stabilirlo. Ma è evidentemente un atto quantomeno ingiusto. Una arrogante discriminazione. Come interpretare diversamente la chiusura di un sito pubblico per consentire una visita “privata”?

21 Febbraio 2017

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