(di Debora Tosato)

L’Italia è un paese buffo, celebrato per le sue eccellenze scientifiche, artistiche, culinarie, ma sempre più distante dalle necessità quotidiane dei propri cittadini, spesso costretti a vivere in solitudine le conseguenze di perversi e odiosi meccanismi di malfunzionamento strutturale e istituzionale.

Chi è cresciuto con la cultura degli anni Settanta sa di avere partecipato a un sistema scolastico che credeva nelle capacità dell’individuo, formando soggetti consapevoli del valore di un posto di lavoro a tempo indeterminato, perseguito anche a costo di sacrifici familiari.

Ci hanno insegnato che un’adeguata istruzione universitaria sarebbe stata l’investimento per il futuro, così come la laurea nelle discipline umanistiche. Fino a qualche anno fa la scuola di specializzazione post laurea e il dottorato erano considerati i titoli preferenziali di accesso al lavoro di soprintendenza.

La storia degli ultimi vent’anni ha restituito una dimensione reale diversa rispetto alle aspettative e ai diritti conquistati dai nostri genitori: crescente precarietà senza tutele, indebolimento e disgregazione del tessuto sociale, lotta strenua tra lavoratori in povertà, appiattimento dell’insegnamento e delle professionalità.

L’accelerazione incontrollata del progresso, del consumismo e dell’uso dei mezzi di comunicazione virtuale non ha collimato con la crescita e il benessere dell’individuo, e con lo sviluppo coerente della sua identità. E’ avvenuto, piuttosto, il contrario: l’individuo ora tende a scomparire, totalmente risucchiato dai nuovi cicli produttivi e dalle leggi di mercato.

Domanda: chi sono i soggetti pubblici incaricati alla salvaguardia dei beni culturali? Quali sono le figure professionali deputate a spiegarne il senso e il valore ai cittadini?

Risposta: sono i dipendenti del Mibact, cioè coloro che prestano servizio nelle soprintendenze (musei, biblioteche, archivi e uffici dello stato).

Lavoratori invisibili, poiché la maggioranza dei cittadini non conosce e non capisce chi siano e cosa facciano i dipendenti di una soprintendenza.

Lavoratori considerati una categoria, come quella dei custodi.

La responsabilità è in parte anche nostra, e ha radici più antiche della riforma del ministro Franceschini. Parliamo un linguaggio tecnico, complesso, specialistico, che rischia di essere incomprensibile all’interlocutore medio. Abbiamo pochi contatti diretti con il pubblico, salvo coloro che lavorano nelle biblioteche, negli archivi e nei musei. Gestiamo una macchina amministrativa complessa, che spesso viene banalmente liquidata come inutile burocrazia. Quella macchina amministrativa, tuttavia, è stata concepita per proteggere, tutelare, salvaguardare il bene culturale nel contesto di appartenenza, vale a dire la città, il territorio, il paesaggio contro lo sfruttamento, la speculazione edilizia, l’abuso e l’incuria. Peccato che nessuno lo dica con forza, anche per difendere il servizio pubblico dagli attacchi gratuiti e tendenziosi di quei soggetti – governativi e mediatici – che mostrano nei fatti di non avere cura del patrimonio culturale, trasformandolo in merce di scambio o fonte di profitto.

Siamo fragili e indifesi di fronte a questi attacchi, anche per la nostra difficoltà a farci conoscere e apprezzare dalla cittadinanza, nel frattempo trasformata in una massa addomesticata al consumo di mostre ed eventi, contro la buona pratica di fruizione dei musei civici e statali, situati magari a poca distanza da casa.

La riforma Franceschini ha artificiosamente creato poteri forti e poteri deboli anche in seno alle soprintendenze territoriali, che nonostante i disagi dovrebbero impegnare le forze interne per coordinarsi tra loro, fare squadra e portare avanti una comune strategia nell’organizzazione del lavoro e nelle attività di tutela e valorizzazione.

Diversamente, prevarranno gli individualismi di chi si sente avvantaggiato dalla riforma o di chi si difende e si chiude in quanto parte lesa.

E’ invece necessario ritrovare il senso profondo del concetto di comunità, che significa condivisione e collaborazione tra diverse istituzioni – soprintendenze, università, comuni, associazioni – nella gestione del territorio e nella trasmissione della conoscenza e della cultura, in primis alle nuove generazioni.

*Emergenza Cultura, Coordinamento Regionale Mibact CGIL Funzione Pubblica del Veneto