Gentile Ministro Franceschini,

A seguito dei devastanti terremoti che si sono susseguiti dal 24 agosto, Amatrice è stata gravemente colpita non soltanto dalla perdita di vite umane, che hanno segnato profondamente le nostra esistenza, ma anche dai danni, in grande maggioranza irreversibili, subiti dal nostro patrimonio culturale e paesaggistico, che rappresenta la nostra identità più profonda e la memoria storica di quello che siamo stati.
Amatrice si annoverava tra uno dei “Borghi più Belli d’Italia”, conosciuta non soltanto come patria del famoso piatto degli spaghetti all’amatriciana, ma anche come

Città delle 100 Chiese, dotata da un ricchissimo e vario patrimonio di immagini, di strutture architettoniche, di tracciati urbani, di testimonianze archeologiche, immerso nello straordinario paesaggio del Parco Nazionale Gran Sasso Laga, che stiamo perdendo in queste ore, un pezzo dopo l’altro.
È quindi con doloroso rammarico, che come cittadini italiani ci troviamo a segnalare l’irresponsabile lentezza con cui si sta intervenendo per la messa in sicurezza e il recupero delle opere d’arte e di tutto il patrimonio culturale della nostra Città. E’ con profondo sconcerto che tutti noi amatriciani sopravvissuti al sisma assistiamo alla carenza di personale e di mezzi da parte del MIBACT, basato su pochi eroici funzionari che con scarsi mezzi devono provvedere all’impegnativa e faticosa azione di recupero delle opere d’arte in collaborazione con i Vigili del Fuoco.
Tutti i giorni, dal 24 agosto 2016, stiamo assistendo alla sconcertante e irresponsabile disattenzione nei confronti del patrimonio monumentale di Amatrice, è indispensabile programmare interventi di indilazionabile urgenza strutturale, necessari alla messa in sicurezza di almeno alcuni tra i monumenti più significativi tra quelli lesionati, che, dopo l’ultima scossa del 18 gennaio, stanno drammaticamente crollando uno dopo l’altro.
Vogliamo ricordarLe, signor Ministro, che le ultime scosse del sisma non avrebbero cancellato un ulteriore pezzo della nostra storia se, a partire dal 24 agosto 2016, ci fosse stata una decisa volontà politica e un senso di responsabilità morale nei confronti dell’articolo 9 della nostra Costituzione che affida allo Stato la tutela del nostro patrimonio, se ci fosse stato, un immediato impegno organizzativo e un’efficiente capacità programmatrice, in grado di predisporre un piano di intervento rapido con l’urgenza che richiedeva una situazione di eccezionale emergenza, a partire da una mappatura del territorioche individuasse una scaletta e un cronoprogramma cadenzato sulle priorità monumentali colpite dal sisma, in relazione al loro valore storico artistico e cultuale,
Ma Lei, signor Ministro, si rende conto della situazione che stiamo vivendo? Si rende conto che insieme ai monumenti di Amatrice stiamo perdendo, come Italiani, un pezzo della nostra storia, che stiamo perdendo un pezzo dell’Italia, non avendo intrapreso se non in minima parte quelle azioni che ne avrebbero salvato almeno una parte?
si poteva salvare la torre medievale della chiesa di Sant’Agostino, simbolo antico della Città, crollata miseramente sotto i nostri occhi nei giorni scorsi, si poteva preservare la maestosa chiesa di S. Francesco dal definitivo collasso della sua struttura (con il suo straordinario portale con il gruppo della Madonna con Bambino e due Angeli, in pietra dipinta, capolavoro di arte gotica del XV secolo) si poteva salvare la chiesa-santuario di San Martino situata nell’omonima frazione a 1200 m., nel cui portale si conservava lo stemma più antico di Amatrice.
Si è aggiunto, alla popolazione di Amatrice, ulteriore dolore, al dolore già arrecato dalla perdita di tanti suoi cari, alla perdita delle case, alla perdita di tutto, l’incapacità di mettere in sicurezza il patrimonio più prezioso che avevamo.
Si sarebbe potuta salvare da collasso la chiesa di Sant’Antonio Abate di Cornillo Nuovo,con il prezioso ciclo pittorico di Dionisio Cappelli, lesionata ma ancora in piedi fino alla scossa del 18 gennaio che ha provocato il crollo di una gran parte della struttura.
Noi, signor Ministro,siamo stati tenuti al di fuori di qualsiasi iniziativa da parte del Ministero. Non si è pensato a quanto sarebbe stato importante per noi amatriciani l’essere coinvolti nell’impresa di recupero della nostra Città, ognuno secondo la propria competenza. Si è rifiutato il coinvolgimento degli storici locali, dei parroci, degli ispettori onorari, degli impiegati del comune e del museo civico, dei restauratori che hanno lavorato ad Amatrice e di tutti coloro che conoscendo il territorio, in collaborazione con i tecnici del MIBACT, avrebbero potuto agevolarne e stimolarne il lavoro di ricognizione e di recupero. Si è ignorato il nostro patrimonio di conoscenza capillare del territorio e delle persone che vi abitano, si è ignorata la nostra sofferenza a essere trattati come estranei alla nostra Città.

Qui la lettera in originale con le 136 firme