SE c’è un indice della difficoltà che questo Paese incontra quando prova a progettare un futuro che sia diverso dal prolungamento del presente, ebbene quell’indice è la crisi delle biblioteche. A Modena chiude la sala di lettura della gloriosa Biblioteca Estense, a Pisa è negli scatoloni l’enorme Biblioteca universitaria della Sapienza, a Roma la Nazionale va avanti solo grazie allo sfruttamento – rectius la schiavitù di fatto – di alcuni “volontari”, rimborsati alla fine del mese dietro la presentazione di scontrini fino a 400 euro (siamo oltre i voucher, alla figura dello “scontrinista”).

Napoli non fa eccezione, e anzi come spesso capita amplifica suo malgrado questi segnali fino a renderli terribilmente chiari, ed eloquenti.
La biblioteca dei Girolamini non riapre (se non per discutibili eventi che illustrano più le associazioni coinvolte che non l’istituzione e la sua funzione) e i suoi bibliotecari rischiano di finire sul lastrico. E il funerale di Gerardo Marotta – caso credo unico nella pur sterminata storia culturale europea – è culminato in un grido corale: «Biblioteca, biblioteca!». Un popolo che chiede, per strada e dietro ad una bara, di poter leggere dei libri chiusi in casse a causa della bestiale negligenza di un intero ceto politico.
È questo il contesto in cui va letta l’improvvida, incomprensibile decisione dell’amministrazione de Magistris di chiudere il punto di lettura di “Nati per leggere Campania” al Pan. Un luogo dove i bambini potevano incontrare gratuitamente (e senza spese per il Comune) novecento libri e i volontari che li custodivano e li facevano vivere. Nella sua lettera aperta al sindaco la responsabile di quel luogo meraviglioso, Simona Fiscale, ha garbatamente chiesto perché: «Perché è stata decretata la fine di un’esperienza che a costo zero, in 5 anni, ha prodotto un valore incalcolabile? Bambini che mai avrebbero potuto avvicinarsi ai libri grazie a Nati per Leggere avevano la possibilità di sfogliarne, leggerne a centinaia». Ecco: perché?

L’assessore Nino Daniele ha detto che c’era la necessità di comprendere anche gli spazi del Pan in un bando che coinvolge altre realtà cittadine. Ma è una spiegazione che non spiega: ammesso che fosse davvero necessario, si sarebbe potuto spostare “Nati per Leggere” in un altro luogo pubblico, senza perdere neanche un giorno di apertura. Invece quel luogo unico a Napoli è stato chiuso a novembre, probabilmente per sempre.
“Nati per leggere” è un progetto nazionale che vede collaborare pediatri e bibliotecari: la sua gratuita presenza a Napoli è un valore aggiunto che è assurdo mettere in competizione con altre possibilità. Ed è francamente incomprensibile che sia la giunta de Magistris a sradicare un concretissimo bene comune in nome di una incomprensibile proceduralità burocratica.
Ho conosciuto “Nati per leggere” il giorno in cui (insieme all’assessore Daniele…) ho presentato “Il paese di Ubi”, un meraviglioso libro che racconta ai bambini la storia di Umberto Bile, il conservatore che ha restituito alla città il complesso dei Girolamini. Tutti notammo che un filo ideale univa il punto di lettura del Pan e la biblioteca dei Girolamini: sembrava che quel filo fosse la capacità di costruire un futuro diverso.

Dobbiamo invece già rassegnarci a pensare che quel filo fosse una comune sconfitta?

Repubblica Napoli, 9 Febbraio 2017