(di ANTONIO FRASCHILLA e ISABELLA DI BARTOLO)

Al Paolo Orsi di Siracusa piove dentro e la Venere Landolina si specchia in una pozza d’acqua. La Villa del Casale è piena di erbacce e da Piazza Armerina è irraggiungibile con mezzi pubblici perché hanno tolto il minibus per i turisti: «Non abbiamo un euro al momento nemmeno per cambiare una lampadina», dicono dalla Villa. Al Teatro Antico di Taormina non ci sono fondi per mettere in sicurezza la parte alta, che rimane inaccessibile al pubblico.

E, ancora, la cattedrale di Agrigento sta franando. E poi ci sono duecento siti “minori” che SiciliAntica denuncia essere in pieno degrado, da Kamarina a Ragusa a Villa Napoli a Palermo, dall’acropoli di Morgantina all’area archeologica di Eloro a Villa Alliata di Pietratagliata sempre a Palermo. Ecco i gioielli a perdere di Sicilia, con la Regione che non investe più un euro e ormai paga solo gli stipendi di un esercito di dirigenti e funzionari. Così mentre il governo Crocetta lavora all’ennesima riforma, e annuncia un bando per cercare manager di livello nazionale, aree archeologiche e musei di pregio non hanno soldi per garantire nemmeno la minima manutenzione.

In questo momento, in attesa del varo del bilancio all’Ars e dopo i tagli dello scorso anno al budget, i siti non hanno un euro per poter garantire il minimo intervento. La tanto decantata riforma che dà autonomia ai siti, consentendo di trattenere gli incassi, riguarda solo i parchi di Agrigento e Selinunte e a breve riguarderà anche Taormina, ma per il resto è un disastro. I tagli sono costanti: per la manutenzione dei beni la Regione investe all’anno appena 1,4 milioni di euro e dal 2016 è bloccato anche il trasferimento del 30 per cento degli incassi dei biglietti ai Comuni, che li reinvestivano sui beni stessi. Una situazione difficile è quella della Villa del Casale a Piazza Amerina: «Abbiamo dovuto disdire la convenzione con il Comune e quindi non possiamo al momento cambiare una lampadina o tagliare le erbacce, mentre abbiamo perso anche il contratto con il minibus che collegava giornalmente Piazza Armerina alla Villa», dicono dal polo museale di Enna. Al polo di Taormina, che va dal Teatro Antico all’area di Naxos, manutenzioni difficili perché ancora non è stato approvato il bilancio interno e quindi non si possono reinvestire le entrate da biglietti. All’Oratorio dei bianchi di Palermo vi sono problemi di infiltrazioni dal tetto che potrebbero danneggiare gli stucchi del Serpotta e hanno già danneggiato gli affreschi del Settecento.

Nel cuore dell’area archeologica più grande d’Europa si trova un tesoro dimenticato: il Tempio E di Selinunte, che rischia di cedere perché gli assi in ferro messi negli anni Cinquanta si stanno arrugginendo. Una parte è stata restaurata, l’altra ancora no. Buona parte del Tempio, inoltre, è stata transennata e non è più visitabile. Nel Ragusano è il sito di Kamarina ad avere bisogno di cure immediate: una parte delle mura è già crollata in mare, mentre gli scavi non sono più protetti. In abbandono, nel Siracusano, è Megara Hyblaea: una delle colonie greche siciliane più antiche accanto a cui sono sorte le industrie del petrolchimico. Qui manca la manutenzione e la stessa fruibilità del sito risulta difficoltosa. Dimenticata è anche Eloro, a Noto, dove è stato rinvenuto un piccolo teatro greco danneggiato dall’intervento di canalizzazione della foce del fiume Tellaro che è oggi a rischio. SiciliAntica ha stilato un elenco di 200 beni a rischio: «Abbiamo raccolto centinaia di segnalazioni da Palermo a Siracusa — dice Simona Modeo, presidente regionale di SiciliAntica — e stilato una lista del patrimonio in pericolo che continua ad allungarsi. Si tratta di un elenco di emergenze tra cui molti monumenti che rischiano di sbriciolarsi o altri depredati dai tombaroli».

4 Febbraio 2017

Repubblica Palermo  http://palermo.repubblica.it/cronaca/2017/02/04/news/troppi_stipendi_pochi_soldi_per_i_restauri_a_pezzi_i_beni_culturali_di_sicilia-157558344/