La chimera della semplificazione

E la semplificazione amministrativa che doveva derivare dall’unificazione delle competenze? Ha partorito soprattutto complicazioni.

Le istanze relative alla Parte II del D. Lgs. 42/2004 sulla tutela archeologica vengono trasmesse agli uffici in fasi e momenti differenti rispetto a quelli previsti dalla Parte III del Codice. In particolare, la verifica preventiva dell’interesse archeologico obbligatoria sulle opere pubbliche arriva alla Soprintendenza nella fase di progettazione preliminare. L’autorizzazione paesaggistica si emette sul progetto esecutivo. Tra l’altro in Sardegna le funzioni amministrative sono state trasferite alla Regione, che emette l’autorizzazione paesaggistica, mentre in capo alla Soprintendenza è il parere obbligatorio e vincolante. Pertanto in questo andirivieni di pareri risulta coinvolto anche un ente terzo.
E’ appena il caso di riferire che nei Lavori Pubblici 2016 per la Sardegna è previsto un solo lavoro sul territorio, oltre le risicate manutenzioni delle sedi di cui si è riferito: la chiesa di Pozzomaggiore , verso Sassari per ca€70.000 , dopo che nel corso dell’estate si è dovuto procedere d’urgenza alla messa in sicurezza per rischio crollo imminente, con un crepa strutturale di spavento.
I depositi archeologici, la cui responsabilità di sicurezza e patrimoniale il nuovo DM 4/9/2016 sul datore di lavoro pone in capo ai Soprintendenti, sono un capitolo curioso della Sardegna: stante la vastità del territorio, e la consueta natura agreste degli scavi, il fatto di depositare per prossimità i reperti presso sedi arrangiaticce presso Comuni, Scuole etc. fa sì che vi sia oggi una costellazione ingovernabile per un Soprintendente di giacimenti culturali fuori sede e sconosciuti, per lo più non catalogati. Un rischio di fuga e smarrimento di reperti e dati, un’opportunità di lavoro se vi si stanziassero sopra dei fondi per giovani catalogatori, il rientro in denaro sarebbe garantito dal conto patrimoniale dello Stato con mod. 15 dell’anno successivo all’inventariazione: crescita della ricchezza nazionale.
Archivi
La dispersione dei dati d’archivio degli organi di tutela territoriale – Soprintendenze – a seguito della Riforma è comune al resto d’Italia: archivi fotografici o catalografici, nonché biblioteche di settore, inerenti i Musei sono rimasti alle Soprintendenze e viceversa. Nessuno ha i soldi per i riversamenti digitali di questa messe documentale. Sostanziale affievolimento (leggi annullamento) della ricerca scientifica di base, dunque, nel silenzio generale. Peculiare invece è il caso degli archivi di Stato e della Soprintendenza archivistica della Sardegna:nessun dirigente agli Archivi di Stato, retti tutti solo e soltanto da funzionari delegati facenti funzione.
La funzionaria che dirige l’Archivio di Stato di Cagliari, importante e noto a livello nazionale per avere ospitato in passato grandi archivisti che procedettero ad riordinamento archivistico ottimo, ha anche su di sé quello di Oristano. L’Archivio di Stato di Nuoro è ha solo una direttrice factotum: dovrebbe essere chiuso, palesemente fuori ogni norma di sicurezza sul lavoro, ma attualmente viene aperto grazie a 5 operatori della SABAP in prestito fino al 31 dice. 2016. Poi, il buio…
L’unica dirigente archivistica della Sardegna, la Soprintendente archivistica della Sardegna deve, con soli 4 funzionari tecnici – soltanto 2 dal 1 agosto 2017 – fare fronte alla guida della formazione e corretta conservazione degli archivi correnti degli enti pubblici non statali ( enti locali; scuole; ospedali; enti economici; di bonifica etc) di quasi 370 comuni; regione Sardegna , provincie semidismesse ma ancora non soppresse. Oltre alle dichiarazioni di interesse culturale (vincolo) di archivi e, a seguito della Riforma, biblioteche private notevoli. Un lavoro tecnico tra i più importanti del nostro settore – si pensi ai dati sensibili sulla salute, da conservare gelosamente ma senza la minima dispersione possibile, o ai dati scolastici – negletto senza vergogna dal centro, come fosse corpo morto e non diritto vivo delle persone.
Lavori Pubblici 2016 per manutenzione e sicurezza edificio di sede: € 6.000 (leggasi seimila) su 150.000 richiesti. Funzionamento e dunque oltre alle bollette per i consumi anche le missioni ispettive, che in tale campo sono TUTTO il lavoro, poco più di €10.000. Se i sardi tra qualche anno non troveranno le proprie cartelle cliniche là dove pensavano dovessero essere, sapremo come si è creato tale vulnus giuridico, possibile attentato al diritto alla salute.
Un pugno di architetti per un mare di pratiche e incombenze

Il territorio della Sardegna è suddiviso tra due Soprintendenza: quella del nord, competente per le province di Sassari, Olbia-Tempio e Nuoro e quella del sud, cui sono assegnate la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano, Medio Campidano, Carbonio Iglesias ed Ogliastra. Paradossalmente – ma è solo una nota di colore – il DM di riorganizzazione del Mibact, emanato a gennaio 2016, fa riferimento a province (di istituzione regionale) che risultavano non più esistenti a seguito del referendum regionale abrogativo del 2012.

La Soprintendenza del nord – che può attualmente contare su 3 architetti, di cui uno in part-time al 50% e un altro presente per quattro giorni alla settimana – riceve ogni anno circa 7500 richieste di parere per il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche (art. 146 del Codice), relative a nuovi interventi e/o al condono degli abusi edilizi.
La Soprintendenza del sud – in cui sono attualmente presenti 6 architetti (di cui uno prossimo al pensionamento e uno trasferito in altra sede dal 1° gennaio p.v.) deve scrutinare circa 5000 istanze del medesimo tipo.
Ma lo stesso personale è preposto:
– all’attività, particolarmente onerosa, di copianificazione paesaggistica (art. 143 e segg. del Codice)
– al rilascio delle autorizzazioni ex art. 21 del Codice (beni architettonici);
– alla partecipazione alle conferenze di servizi;
– alle verifiche ed alle dichiarazioni di interesse culturale (artt. 12 e 13 del Codice);
– al rilascio dei pareri da rendere nell’ambito delle Valutazioni di Impatto Ambientale;
– all’attività ispettiva e di vigilanza relativa alla parte seconda (beni architettonici) e terza (beni paesaggistici) del Codice;
– alla progettazione e direzione lavori di restauro eseguiti direttamente, anche in regime di somma urgenza e all’alta sorveglianza di quelli eseguiti da terzi;
– agli interventi di manutenzione delle sedi;
– ecc.
Tutto questo – e altro ancora (catalogo, gestione del patrimonio demaniale assegnato, difese giudiziarie dei provvedimenti adottati, ecc. ) – in sostanziale assenza di risorse economiche e di mezzi che consentano finanche di essere presenti sul territorio; comprenderà bene che siamo condannati all’inadempienza e, dunque, l’estrema frontiera è divenuta il consapevole governo delle omissioni.
Previsioni per il futuro: vuoto pneumatico, solo pensionamenti

Nella regione i cui organici MIBACT sono in massima parte frutto di assunzioni ex lege 285 tra il 1979 e il 1980, il personale sardo dei Beni culturali si accinge, come in tutto il Mezzogiorno, ad andare in pensione in massa quasi tutto entro i prossimi 2/3 anni. Poi vedrà Iddio… Restano, come un enigma e un emblema dell’irrisolto contemporaneo, dell’incapacità previsionale, le migliaia di frammenti di statue nuragiche provenienti da Monte Prama, custoditi attualmente negli ambienti del Centro di Restauro di Li Punti a Sassari che attendono di ricongiungersi, forse, se prevarrà l’intelligenza e il rigore scientifico, alle statue in corso di scavo a Cabras, dove quella che fino all’11 luglio era la Soprintendenza archeologica unica della Sardegna, oggi Soprintendenza ABAP del Sud Sardegna, sta operando.

La prima parte del Dossier Sardegna è stata pubblicata il 27 gennaio:

https://emergenzacultura.org/2017/01/27/i-dossier-di-emergenza-cultura-sardegna-1-la-riforma-franceschini-caos-e-paralisi/

Pubblicheremo presto un nuovo dossier.