Quinto stato. La campagna “Mi Riconosci? Sono un professionista dei Beni Culturali” con gli studenti della Rete della Conoscenza promuove un patto per il lavoro culturale aperto a studenti e docenti, precari e freelance nei beni culturali: “Vogliamo rompere il meccanismo di svilimento e sfruttamento del lavoro nel settore”

“La situazione dei lavoratori del settore dei beni culturali in Italia non è più accettabile e crea un problema nazionale: biblioteche che chiudono, cultura meno accessibile, flussi turistici sotto le aspettative, tutela del patrimonio storico-artistico a rischio, marginalità del patrimonio culturale, della Storia, dell’Arte e della cultura dalla coscienza collettiva del Paese” – dichiara Andrea Incorvaia, attivista della campagna Mi Riconosci? Sono un Professionista dei Beni Culturali – “Si è potuti arrivare a questo punto a causa di un chiaro disegno politico, ma anche della limitata opposizione di professionisti (o aspiranti tali), di chi questi professionisti li deve formare (insegnanti e professori) e dei datori di lavoro o committenti: da qua nasce l’esigenza di un Patto fra i soggetti che vivono il mondo dei Beni Culturali, un patto che abbia come obiettivo fondamentale la tutela dei diritti del lavoro e della dignità professionale”

“La sottoscrizione del Patto impegna studenti e professori, professionisti e aspiranti tali, datori di lavoro a censurare il ricorso al lavoro gratuito e sottopagato, ai tirocini formativi per coprire le carenze di organico, al volontariato in sostituzione del lavoro retribuito, alla negazione di diritti e di retribuzioni adeguate: sono tutte piaghe che affliggono il settore dei Beni Culturali da anni anche perché i suoi protagonisti hanno finito per considerare normale questo stato di cose inaccettabile” – prosegue Martina Carpani, Coordinatrice nazionale della Rete della Conoscenza – “Ma non è una situazione piovuta dal cielo: questo Governo è direttamente responsabile di politiche occupazionali insufficienti e della diffusione del lavoro precario: non solo ha liberalizzato i voucher, ma lo stesso MiBACT ha legittimato definitivamente il volontariato nel settore, con sistematici bandi volti ad assumere volontari laureati e preparati, ma senza retribuzione o con retribuzioni ridicole e vergognose”.

*** Mille nuovi precari al Mibact: volontari al posto dei lavoratori

“Migliaia di professionisti sono stati spinti ad accettare condizioni di lavoro indegne per poter rimanere nel campo, e tanti altri a cambiare lavoro, per non dover accettare condizioni di lavoro indegne; datori di lavoro e committenti hanno spesso accettato di buon grado la prospettiva del massimo ribasso, facendo fronte alla mancanza di fondi con collaborazioni gratuite o appoggiandosi a varie associazioni di volontariato; anche il mondo accademico si è reso corresponsabile, facendo sempre troppo poco per il futuro dei propri laureati e per evitare che la selezione, a forza di titoli post-laurea e lavoro gratuito, divenisse sempre più censitaria” – prosegue Incorvaia – “Quella di oggi vuole essere una giornata di svolta per il mondo dei beni culturali: PLaC – Patto per il Lavoro Culturale vuole rompere questo meccanismo, mettendo ognuna delle persone che hanno a cuore il patrimonio culturale italiano di fronte alle proprie responsabilità, chiedendo di esporsi con nome e cognome per sottoscrivere impegni precisi”

Al patto hanno aderito, al momento, Salvatore Settis, Tomaso Montanari, Claudio Meloni della Fp-Cgil, Vittorio Emiliani, Rita Paris, Adriano La Regina, Margherita Corrado, Manlio Lilli e tanti altri. La giornata di lancio del Patto per il Lavoro Culturale è proseguita verso il Mausoleo di Augusto, in Piazza Augusto Imperatore a Roma, monumento da anni simbolo di spreco e degrado del patrimonio culturale per un’azione di denuncia da parte degli attivisti.

“Non c’è più tempo, dobbiamo coalizzarci e rompere, a partire da questo Patto, lo sfruttamento e lo svilimento del lavoro nel settore dei beni culturali. Ne va del futuro del nostro patrimonio culturale, cuore pulsante del Paese, e del futuro di intere generazioni di professionisti dei beni culturali presenti e futuri” – concludono gli attivisti nella nota – “Si tratta di un’emergenza nazionale, per il nostro patrimonio e il futuro di tantissimi giovani professionisti altamente qualificati”.

Il Manifesto, 3 Febbraio 2017