È SCONCERTANTE che si possano versare regolarmente i contributi per 44 anni, per poi scoprire che il datore di lavoro lo ha fatto solo per 16. Lo è ancor di più non riuscire a comprendere chi fosse veramente, a dover pagare: lo Stato, cui appartiene la Biblioteca dei Girolamini, o la Congregazione dell’Oratorio, che la reggeva attraverso una convenzione? Sarebbe bello avere risposte chiare, e soprattutto avere una soluzione.    Ma non c’è più tempo. Tra pochi mesi Mariarosaria e Piergianni Berardi dovranno mettere in vendita la propria casa, per poter sopravvivere. Poi sarà la fine.

Ma non può finire così. Non per due lavoratori che il presidente Giorgio Napolitano ha nominato cavalieri, elogiandone il «coraggio civile». Un coraggio che era stato già celebrato pubblicamente dall’allora procuratore aggiunto di Napoli Gianni Melillo, titolare di questa esemplare azione penale.  E allora guardiamo avanti, troviamo una via d’uscita: perché sarebbe davvero terribile vederli restituire al presidente Mattarella i loro diplomi di cavalieri.  Ebbene, nel nostro ordinamento esiste la cosiddetta Legge Bacchelli, che permette al Presidente del Consiglio di attribuire «un assegno straordinario vitalizio a favore dei cittadini italiani, di chiara fama, che abbiano illustrato la Patria con i meriti acquisiti nel campo delle scienze, delle lettere, delle arti, dell’economia, del lavoro, dello sport e nel disimpegno di pubblici uffici o di attività svolte a fini sociali, filantropici e umanitari e che versino in stato di particolare necessità».  I requisiti ci sono tutti: la vicenda dei Girolamini ha avuto risonanza planetaria, e la fama di questi umili bibliotecari ha fatto il giro del mondo. Essi non solo hanno testimoniato, resistendo agli ordini criminali di un loro superiore senza scrupoli, legato intimamente al peggio del potere italiano, e infine denunciandolo: hanno dimostrato di possedere in grado eroico quelle virtù civili che sono la vera cultura di cui questo Paese ha bisogno.

Abbiamo un grande debito nei loro confronti: attraverso la Legge Bacchelli il presidente Gentiloni può onorarlo.

Repubblica, 30 gennaio 2017