di Vittorio Emiliani

In una recentissima nota ufficiale del Mibact si legge: nel 2016 gli arrivi dall’estero sono ammontati a circa 60.000.000, con un incremento (secondo loro) del 4,6% sull’anno precedente. Incredibile, a me risulta che nel 2015 gli arrivi dall’estero siano stati 55.033.000, mentre nel 2016 hanno superato i 60 milioni. Dunque il loro aumento risulta ben maggiore, cioè del 9%, il doppio della percentuale Mibact. Come mai?

Forse perché il tanto decantato (dal ministro Franceschini) incremento degli ingressi a musei e siti archeologici si ferma al 4%, e giornali e tg hanno suonato le trombe a perdifiato senza vagliare un dato che è uno?

Per questo al Mibact si sono tenuti prudenti? Molti sostengono disinvoltamente che con gli incassi di musei e monumenti possiamo migliorare non poco lo stato del patrimonio.

Balle: i tanto esaltati 174 milioni (peraltro lordi) incassati nel 2016 da musei e siti formano infatti appena l’8,7% della spesa di circa 2 miliardi, peraltro molto modesta rispetto alle medie Ue, sostenuta per la cultura (spettacolo e turismo inclusi). Per arrivare a una cifra “utile”, bisognerebbe moltiplicare almeno per 7 il costo dei biglietti portandoli cioè sui 70 euro l’uno (figurarsi), far pagare tutti, sempre e dovunque, e sarebbe una fuga generale. Oppure moltiplicare per 7 gli ingressi. Eppure v’è chi continua a pensare che investiamo già parecchio in cultura.

Altra balla: secondo l’Istat, risultiamo al 22° posto in Europa dietro a Cipro, Malta e Bulgaria e davanti soltanto a Grecia (in crisi nera) e Romania. Del Prodotto Interno Lordo (Pil) l’Italia investe sulla cultura lo 0,37 per cento, mentre la Francia lo 0,75 e la Spagna lo 0,67. Ma il 2016 non è stato un anno d’oro per il turismo culturale?

Mezza balla: è stato, certo, un anno d’oro per il turismo estero in Italia anche perché tanti stranieri non vanno più in Marocco, Tunisia (-30%), Egitto (- 50%), Turchia (-35-40%), per non parlare della Libia in guerra, né in Francia dove il turismo internazionale segna un – 15-20 %. Qualcuno lo scrive o lo dice? Quasi nessuno. Comunque gli arrivi internazionali sono aumentati nel Belpaese molto di più degli ingressi a musei e monumenti statali: +9% contro +4%. Insomma, poca gloria, via. Ma tutti i musei non sono forse andati bene o benissimo?

Altra mezza balla: bene siti e monumenti (Ercolano, Pompei, circuito romano, Paestum, Castel Sant’Angelo, ecc.), stazionario al più alto livello, il Colosseo. Musei invece su e giù. Su Uffizi, Accademie di Firenze e Venezia, Egizio di Torino, Galleria Borghese, ecc.). Giù, Brera, Cenacolo, Cappelle Medicee, Palatina Firenze, ecc. Ma insomma, le statistiche museali cosa dicono nel dettaglio?

Misteri e nebbie: non sappiamo quanto incidono sull’aumento tanto decantato degli ingressi a 45,4 milioni la Reggia di Venaria Reale (1 milione di visitatori) e Pantheon per ora gratuito: ben 7,4 milioni secondo le rilevazioni del Mibact nel 2016, un bel boccone, ma è una chiesa e il Vicariato nicchia o vuole la metà, pare, degli incassi. Pagare per pregare?

In quale anno sono state inserite queste cifre nelle statistiche? E le domeniche gratuite? Gli italiani, ormai è assodato, accorrono in massa nei musei e nei siti prevalentemente quando e dove non si paga: nel 2016, 2,5 milioni, molti di più del 2015. Anche questi, come e quando entrano nelle classifiche generali? Non si sa. Musei gratis nel Sud per attrarre turisti?

Dunque, i 174 milioni di introiti lordi coprono appena l’8% della spesa per cultura e beni culturali, quasi un’inezia: cosa accadrebbe se l’Italia potesse lanciare nel mondo una campagna del tipo “venite da noi nei mesi di “stanca”, d’inverno per esempio, e vi offriamo musei e aree archeologiche gratis”? In tutte le regioni del Mezzogiorno il turismo estero risulta nettamente inferiore a quello interno e alla stessa media nazionale.

Però, prima, Franceschini la smetta con le trombe e diradi il nebbione in cui sono immerse da tempo le sue statistiche museali. Non è decoroso.

 

26/01/2017 Huffington Post