Il contapersone messo in funzione dal Mibact al Pantheon per valutare quanti sono i visitatori annuali (ma anche i fedeli, trattandosi tuttora di una chiesa) ha calcolato in 7,4 milioni gli ingressi. Da qui la stima che, con 3 euro di biglietto, si potrebbero rastrellare 20 milioni lordi senza fatica.

Senza fatica?

Il Vaticano non ha mai ammesso sinora un biglietto di ingresso nelle chiese della Capitale della Cristianità. Cominciare proprio da Santa Maria ad Martyres non sembra bello. Certo metà del ricavato andrebbe al Vicariato proprietario dell’edificio. Prospettiva allettante. Ma ci sono le spese per attrezzare una biglietteria capace di servire rapidamente in media 20.000 visitatori al giorno, 2.500 all’ora. Impensabile un gabbiotto davanti al Pantheon. Ci vuole ben altro. Cioè ampi locali sulla piazza, e costano un botto. Poi la sicurezza: per gli esperti, dentro non devono sostare più di 800 persone per volta. Prevedibili code importanti. Senza controlli? Al tempio c’è un solo ingresso per i tornelli, in entrata e uscita. Prevedibili rallentamenti con ingolfamento della piazza, non grande e molto vissuta.

Oltre ad essere chiesa, il Pantheon ospita le tombe dei primi re d’Italia, Vittorio Emanuele II e Umberto I, e che si paghi per entrare non è bello neppure per il Risorgimento laico. Ma, si sa, di tutto si perde memoria. In faccia al Pantheon spicca la grande lapide in cui il papa fautore delle prime severe leggi di tutela, Pio VII, fustiga le “ignobili taberne”. Ormai dilagate per ogni dove. Cosa penserebbe, lui, schivo e colto monaco benedettino, di questa accecante “idolatria del denaro”?

 

Corriere della Sera Roma, 21.1.17

 

Immagine: Masaccio, particolare di  Il pagamento del tributo, Cappella Brancacci, Firenze.