Oggi la Pinacoteca di Brera sembra il museo di un paese in guerra, di una città bombardata. Quasi cinquanta quadri (alcuni dei quali davvero sommi) hanno subito un tale sbalzo di temperatura e umidità da rischiare di perdere ampie zone di pittura, cioè di testo. E nessun restauro potrà annullare questi danni, anche se ne potrà (speriamo) minimizzare la percezione.

Il primo dato pazzesco è che la direzione (che ora ha appena terminato una conferenza stampa con un unico messaggio: troncare, sopire) non aveva ritenuto di dover dare alcuna notizia. Così, come se fosse normale aprire al pubblico un museo in quelle incredibili condizioni. Se Repubblica ieri non avesse scoperto questa vicenda, quando e quanto avremmo saputo?

In un mio commento oggi in pagina su Repubblica mi chiedo se questa sorta di catastrofe della conservazione sarebbe potuta accadere anche con un museo guidato da un vero direttore: cioè da un tecnico, uno storico dell’arte, come avviene in tutti i grandi musei del mondo. Invece la riforma dei musei attuata dal governo Renzi ha disposto altrimenti, e ora a Brera c’è un manager che fino a ieri organizzava mostre, e che si sta preoccupando esclusivamente del marketing. E la domanda è: c’è un nesso tra queste due cose?

C’è un nesso tra queste due fotografie, in così stridente contrasto? Da una parte il direttore in una foto assai rappresentativa, dall’altra la foto della sublime Sacra Conversazione di Piero della Francesca per Urbino, sfregiata dalle velinature che fermano il colore sollevatosi. Dalla farsa alla tragedia in un click.

In questo video, invece, si vede come vengono usate le sale della Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze: come una cucina dove sporzionare le portate del banchetto privato di lusso che si svolge nella attigua Sala Bianca. Ora non domandiamoci se sia il caso o meno di destinare i musei pubblici a questi eventi neo-feudali. Chiediamoci, invece, se ha senso che capolavori unici di Raffaello, Rubens, Caravaggio, Giorgione diventino l’arredo di una cucina da catering. Chi garantisce la tutela di quelle opere sublimi? E chi ne difende la dignità?

I musei italiani sono sprofondati in una notte che la martellante propaganda di Dario Franceschini non riesce a nascondere. E la notte è appena iniziata.

15 gennaio 2017

http://articolo9.blogautore.repubblica.it/2017/01/15/brera-pitti-e-la-notte-dei-musei-italiani/