di Vittorio Emiliani

Ministro Franceschini, secondo l’autorevole “Sole 24 Ore”, lei ha detto pochi giorni fa (e non è la prima volta) che il buon andamento degli ingressi nei musei italiani è dovuto al nostro modello di “museo diffuso” in controtendenza rispetto al mercato internazionale che rallenta, come dimostra il calo di ingressi del 15 % registrato al Louvre nel 2016. Tutto vero. Col piccolo particolare che – per la grande,comprensibile paura creata a Parigi dalle stragi islamiste a Charlie Hebdo e al Bataclan e in Costa Azzurra dall’eccidio estivo di Nizza – il turismo estero in Francia è precipitato del 15% e a Parigi del 20 % almeno. Tant’è che per la prima volta, dopo anni, l’Italia turistica ha superato la Francia negli arrivi internazionali.

Non ritiene di doversi magari scusare col collega francese per questo confronto di “modelli” (personalmente anch’io preferisco il “museo diffuso”) in condizioni così tragicamente diverse?

Se, a situazioni rovesciate, una dichiarazione del genere l’avesse fatto un ministro francese, apriti cielo con proteste e italici lamenti.
Tuttavia nessuno sulla stampa e nelle tv italiane dove tanti sono ormai i trombettieri e pochi gli spiriti critici (tranne oggi il “Fatto” e un duro comunicato polemico dei direttivo di Emergenza Cultura) ha rilevato questa caduta di gusto, se non di peggio. Tutti hanno suonato le trombe a perdifiato per esaltare i risultati positivi di ingressi e introiti nei musei italiani nel 2016, senza considerare che: 1) da anni gli arrivi internazionali aumentano in Italia costantemente (da poco meno di 42 milioni nel 2008 al 55 milioni del 2015 e per il 2016 questa cifra era stata già raggiunta in settembre, figuriamoci); 2) conseguentemente è da anni che aumentano i visitatori di musei e siti archeologici: dai 34,3 milioni del 2007 ai 44,5 milioni del 2016. Sia che ci sia al Ministero Sandro Bondi che tagliava i fondi con l’accetta, sia che ci sia Franceschini che non taglia e però sconvolge la struttura. Inoltre le statistiche ministeriali (un peana ormai, un Te Deum) non ci dicono a quanto ammontino gli ingressi delle domeniche gratuite, molto esaltate a parole (dopo aver abolito la carta d’argento per gli over 65) né a quanto assommino i visitatori di due monumenti e cioè la Reggia della Venaria inserita da poco (con quali numeri?) nelle statistiche globali e il Pantheon dove si entra gratis avendo però attivato un sistema di rilevazione degli ingressi. Quanti? Tanti, ma tanti, un milione? Mistero gaudioso.
Da ultimo: nei Musei e nei monumenti-totem come il Colosseo entrano milioni e milioni di visitatori e però il numero dei tecnici e dei custodi resta quello esiguo di ieri, anzi cala. Negli organici del Mibact ci sono 3.300 posti in organico non coperti da tempo e, guarda te, compaiono sempre più precari a poche centinaia di euro o addirittura volontari (di recente alla Galleria Borghese, denuncia il sindacato FP-Cgil). Mentre migliaia di laureati in storia dell’arte, in archeologia, in beni culturali restano a spasso e il Mibac si gloria di 500 posti messi a concorso. Ma ai poveri cristi che sgobbano e sgobbano per stipendi che stanno fra i 1.000 e i 1.800 euro (anche per ruoli dirigenziali) non viene rivolto neppure un ringraziamento pubblico per aver tenuto in piedi, loro, la baracca.

Il Fatto, 11 gennaio 2017