In data 4 gennaio 2017 gli attivisti della campagna Mi Riconosci? Sono un professionista dei beni culturali hanno inviato agli organi di stampa il seguente comunicato, allo scopo di denunciare l’ennesima manovra potenzialmente deleteria, e ricca di ombre, messa in atto dal MiBACT.

Al Ministero dei Beni Culturali si lavora molto duro durante le feste.

L’anno passato era toccato al bando in occasione del Giubileo che puntava a impiegare 28 volontari del Servizio Civile per compiti richiedenti spiccata professionalità. Quest’anno sembra iniziare sotto le stesse premesse: la denuncia degli attivisti della campagna Mi Riconosci? Sono un Professionista dei Beni Culturali riguarda due bandi per il reclutamento di volontari tramite il Servizio Civile: il primo bando richiede 71 volontari per il MiBACT, 17 per il Ministero dell’Ambiente e 22 per il Ministero dell’Interno. Il secondo, pubblicato il 2 gennaio, raggiunge numeri sostanziosi: 1050 volontari del Servizio Civile, di cui 1000 andranno al MiBACT. Gli attivisti: “C’è il rischio di lavoro sottopagato per coprire le carenze d’organico!”
“Il bando, con una cifra molto elevata rispetto agli anni passati, arriva in un momento particolare, nel quale il Ministero si trova sotto organico di almeno 3000 unità” – dichiara Leonardo Bison, attivista della campagna Mi Riconosci? Sono un Professionista dei Beni Culturali – “Non sappiamo cosa andranno a fare questi volontari, perché i progetti MiBACT, e relativi requisiti richiesti, saranno resi disponibili solo a febbraio. Ci sembra, però, importante denunciare sin da subito il rischio (palesato dal fatto che il MiBACT pagherà tali volontari investendo fondi propri) che ancora una volta il Ministero intenda ricorrere a lavoro sottopagato e all’utilizzo improprio di volontari e dello strumento del Servizio Civile per risparmiare e coprire buchi di personale, evitando il collasso.”
“Il fatto che, in un momento in cui ci sono migliaia di professionisti dei Beni Culturali disoccupati o precari, il Ministero pubblichi un bando così ampio, non può che risultare inaccettabile” – dichiara Martina Carpani, coordinatrice nazionale della Rete della Conoscenza – “Il fatto che il tutto si trovi all’interno di un accordo in cui si legge che saranno previsti (oltre ai presenti 1000 autofinanziati dal Ministero) anche 1.000 volontari per la realizzazione di progetti per l’attuazione del programma europeo Garanzia Giovani. I progetti sono finanziati con fondi comunitari destinati alla realizzazione del “Programma Operativo Nazionale Iniziativa Occupazione Giovani” (PON IOG). Il MiBACT mette a disposizione del programma 215 sedi distribuite su tutto il territorio nazionale (esclusa la Valle d’Aosta) fa pensare che la strategia alla base del bando sia quella di utilizzare fondi Europei destinati all’occupazione per colmare delle lacune attraverso lo sfruttamento”
Il Servizio Civile non è nato per questo e non può essere sostitutivo del lavoro dei professionisti. Chiediamo con urgenza al Ministero di rivedere la propria politica in materia. In particolare, pretendiamo una presa di posizione del MiBACT, affinché sia garantito che i volontari in questione non svolgano mansioni che rientrano nelle prestazioni professionali e nella ricerca. Il Ministero dovrebbe, inoltre, spiegare pubblicamente perché ha ritenuto opportuno impiegare fondi propri per 1000 volontari del Servizio Civile invece di dare priorità alle assunzioni: in che modo il Servizio Civile può essere considerato un buon modo per spendere fondi legati all’occupazione, dato che il Servizio Civile non comporta un rapporto di lavoro?
Noi vogliamo sperare che il MiBACT si spieghi e che le lacune nell’organico del Ministero non c’entrino nulla, che questi volontari saranno impiegati per ruoli consoni al loro status. Ma temiamo che il MiBACT abbia trovato un buon modo per avere altri #1000schiavi.
Attendiamo risposte: il Patrimonio Culturale e i giovani professionisti del settore non meritano questo trattamento.