Pubblichiamo questa riflessione di  Sergio Rinaldi Tufi che, partendo dall’analisi dell’attuale situazione, affronta il tema della necessità di un’azione politica. Un contributo ad una discussione che speriamo si allarghi.

Curiosità di un archeologo: dopo aver ascoltato Tomaso Montanari alla manifestazione per il “NO” tenutasi nella Sala della Protomoteca in Campidoglio poco prima del Referendum, l’ammirazione mi aveva spinto a cercare di sapere se lo studioso del Barocco impegnato nella difesa della Costituzione avesse scritto qualcosa anche sull’arte antica. Così, avevo consultato lo strumento bibliografico più completo per il settore, e cioè “Zenon”, il catalogo online della Biblioteca dell’Istituto Archeologico Germanico: nulla.

Non mi ero arreso, ed ero andato fra l’altro perfino su Wikipedia. Ma qui, nella voce dedicata al professore, le ultime due righe erano inquietanti: era presentato (fra molti altri incarichi e cariche) come consigliere di Virginia Raggi. Di questi tempi, non un biglietto da visita qualunque.

Per fortuna, non mancano informazioni più recenti per capire meglio: lo stesso Montanari parla di M5S in termini rigorosi e impietosi in un  articolo pubblicato il 16 dicembre sul sito di Libertà e Giustizia (di cui è vicepresidente), e altre fonti spiegano come si era giunti a quell’incarico. Spero di non tediare l’eventuale lettore con altre vicende personali, ma vorrei almeno dire che Virginia Raggi è il principale motivo per cui, pur avendo seriamente considerato la possibilità, alla fine non ho votato M5S a Roma. Dovrei essere compiaciuto di aver deciso così saggiamente: quella candidata si è rivelata come l’espressione di un mondo opaco che – per dirla con Saviano – ha fatto di M5S un movimento “scalabile”, anzi lo ha proprio scalato, determinando (forse perfino con la manipolazione del web) la scelta da parte dei “cittadini” (presumibilmente ignari) di una simile candidatura; espressione di mal riposta arroganza e di tragica impreparazione; espressione di una dissennatezza che fa quasi tenerezza, e di una diabolica abilità nel circondarsi dei collaboratori meno presentabili.

Dovrei essere compiaciuto, dicevo, ma ovviamente non lo sono affatto: anzi sono angosciato, e credo lo siamo in molti. Come se ne esce, non solo dal mondo di Raggi, ma anche (per carità non dimentichiamolo) da quello di Renzi, lo sconfitto del referendum, l’ispiratore della riforma travolta dal voto (e anche di altre varie e note nefandezze), che continua a fare bei discorsi ma non ha fatto, e non intende fare, il passo indietro lungamente promesso? Bisognerà rivolgersi ad altri mondi: per esempio quello di Montanari, di Libertà e Giustizia, degli intellettuali e giuristi del NO; se vogliamo privilegiare il campo dei beni culturali e del territorio, possiamo pensare a personalità come Salvatore Settis, anch’egli protagonista della lotta per il NO, e autore di Costituzione incompiuta insieme con Alice Leone, Paolo Maddalena e con lo stesso Montanari, ma soprattutto celebre studioso (coordinatore di grandi opere su Greci e Romani, autore di saggi sul Laocoonte e sulla Colonna Traiana, e via dicendo), vigoroso polemista (Se Venezia muore) e perfino esperto di problemi di gestione, come negli anni in cui è stato rettore della Normale di Pisa. Fra le varie altre personalità capaci di coniugare l’attività di ricerca e tutela con l’impegno politico ricordiamo Vezio De Lucia e Pier Giovanni Guzzo con l’Associazione Bianchi Bandinelli, oppure Maria Pia Guermandi e Rita Paris, curatrici di una significativa mostra in corso a Roma, Archaeology and me.

 Che cosa ci si può aspettare da simili possibili leader, che cosa si può loro chiedere, confidando nella loro fede nella democrazia e nella loro sicura estraneità a ogni improprio tentativo di personalizzazione e di protagonismo? Si può chiedere, in due parole, un “esaltante sacrificio”. Per qualche tempo, riducano la loro attività di ricerca sul mondo classico, la sua sopravvivenza, il barocco, e assumano la guida di una sorta di guerra santa. Una guerra senz’armi, ovviamente, ma non senza grida di battaglia, senza parole d’ordine potenti; una rifondazione civile, una riscrittura delle regole (proprio partendo dalla Costituzione fortunatamente salvata dallo stravolgimento), un nuovo umanesimo. Un lavoro enorme e improbo, situazioni incancrenite da estirpare, ma da qualche parte bisognerà cominciare, individuando priorità e strategie attraverso strumenti antichi ma sempre validi ( le assemblee, i congressi, magari perfino le piazze) e cercando di ricondurre a dimensioni sostenibili lo smodato e attaccabile uso del web che ha accompagnato la crescita di M5S, ma che rischia di avviarne il declino: declino non certo auspicabile, perché si vanificherebbero, al di là degli aspetti discutibili, gli elementi di innovazione e di fermento propri di quell’esperienza. Può sembrare un’utopia che movimenti e associazioni come Libertà e Giustizia si strutturino in partiti capaci di vincere competizioni elettorali: ma, se ci sono riusciti i Grillo e i Casaleggio partendo dai Vaffa Days, perché non ci dovrebbero riuscire i Settis e i Montanari partendo dalla Costituzione? E c’è anche il precedente illustre di Argan sindaco…

Ovviamente, chi auspica questa evoluzione della situazione e questa generosa scelta di una parte eminente del mondo della cultura (che si converte, per necessità, in classe dirigente) non può non offrirsi di fornire ogni collaborazione che si renda necessaria, anche a partire (per quanto riguarda chi scrive) dalla bassa manovalanza.

Per non farci mancare nulla, mentre era in corso uno sforzo finale per cercare di mettere ordine in queste idee, due fatti  hanno provocato nuovi sbalzi emotivi e nuovi dubbi: 1) Bergamo vicesindaco: perbacco, una persona proveniente dal modo della cultura! e perfino da esperienze politiche di sinistra! Ma poi si alza un velo di scetticismo: non sarà (con tutto il rispetto) un tentativo di mettere, più che una pezza, una foglia di fico? 2) stop al bilancio del Comune: fra le crepe più vistose ci sono i provvedimenti più bassamente demagogici (e illegali), come il ripristino dei salari accessori e i bonus a pioggia. Furbetti al potere o dilettanti allo sbaraglio? Forse tutte e due le cose insieme.

 

Sergio Rinaldi Tufi