di Debora Tosato

Il miracolo di Natale finalmente è avvenuto. Le opere d’arte trafugate il 19 novembre 2015 al Museo di Castelvecchio a Verona sono ritornate a casa. Il Mibact si è risvegliato dopo mesi di torpore, creando per l’occasione un evento mediatico degno di una festa da favola.

Peccato che la banda di ladri fosse stata arrestata da tempo. Peccato che non ci abbiano ancora spiegato per quale motivo i quadri siano stati trattenuti così a lungo in Ucraina. La stampa ha perfino raccontato, in questi giorni, che l’Italia avrebbe pagato una sorta di riscatto in aiuti umanitari per riaverli indietro.
Noi, tuttavia, non crediamo più alle favole, né ai miracoli del ministero. Neppure a Natale.
L’altra buona novella riguarda la Pietà di Sebastiano del Piombo. La pala d’altare (su tavola), capolavoro della pittura italiana del Cinquecento, viaggerà a Londra per essere esposta alla mostra dedicata a Michelangelo e a Sebastiano del Piombo. Peccato che la Soprintendenza locale avesse inizialmente dato parere negativo al prestito. L’interessamento del ministro Franceschini è stato decisivo per sciogliere le riserve del caso, tanto da indurre il Mibact a concedere l’autorizzazione al prestito, rischiando di depotenziare l’operato dei colleghi dell’ufficio territoriale competente. L’opera, che non è abituata a viaggiare, uscirà dal Museo Civico di Viterbo in posizione verticale e sarà costantemente monitorata con idonea strumentazione. Tutte le operazioni saranno a carico dell’ente organizzatore, che concederà al museo di Viterbo un dipinto sostitutivo di pari valore per tutta la durata della mostra. La città potrà avere risalto internazionale. Questo è quanto ha reso noto un deputato della repubblica italiana – nativo di Viterbo – ringraziando pubblicamente il ministro e i vertici della soprintendenza.
Era così necessaria l’ingerenza politica? Sarebbe stato forse più proficuo creare un’altra opportunità per il territorio, ospitando una sezione collaterale della mostra – di taglio diversificato – che potesse valorizzare il percorso formativo e maturo di Sebastiano del Piombo, artista attivo con grande fortuna nelle città di Venezia, Roma e Viterbo, creando per l’occasione un percorso itinerante che potesse coinvolgere in una collaborazione scientifica anche gli studiosi delle soprintendenze e delle università italiane.
Sappiamo inoltre che gli spostamenti dei dipinti su tavola, specialmente di notevoli dimensioni, sarebbero da evitare, salvo casi eccezionali. Il dipinto si adatta, nel tempo, al microclima del sito in cui è abitualmente conservato, e qualsiasi variazione improvvisa di temperatura e umidità può arrecargli danni più o meno profondi. Ricordiamo il caso di una grandiosa pala di Giovanni Bellini, temporaneamente rimossa dall’altare per lavori di restauro in chiesa: l’opera ebbe conseguenti problemi di sollevamento e caduta della pellicola pittorica, con la complicità di un inverno molto secco.
L’altro aspetto preoccupante riguarda lo scollamento tra uffici centrali e periferici del Mibact, prodotto non casuale della riforma Franceschini. La normativa prevede che le linee guida siano dettate dalle competenti Direzioni Generali del ministero, alle quali gli uffici periferici debbono attenersi, rispettando il principio gerarchico. Ragionando in maniera consequenziale, anche l’assunzione di responsabilità nelle direttive gestionali e organizzative dovrebbe essere di pertinenza delle strutture centrali, tuttavia ne rimane traccia solo sulla carta, in quanto sono gli stessi dirigenti degli uffici periferici a doversi fare carico, in prima persona, delle gravi problematiche generate dalla carenza di organico, con ricadute sull’organizzazione del lavoro, sui servizi al pubblico e sugli orari di apertura di musei, biblioteche e archivi.
Si tratta di problematiche di tipo strutturale, che il governo ha omesso di affrontare, scegliendo invece la strada di una riforma pasticciata – fintamente tarata nell’ottica del risparmio e dell’efficienza – che ha privilegiato smembramenti e accorpamenti di uffici e personale con competenze profondamente diversificate, rimescolando su questi presupposti i dipendenti con le procedure di mobilità. Ne sono derivati effetti tragici e drammatici – probabilmente all’insaputa dello stesso ministero – che si ritrova ora con alcuni istituti svuotati e al tracollo, mentre altri sopravvivono a stento, limitati nell’azione di tutela dal caos organizzativo.
Nel frattempo il Mibact ha investito nella comunicazione mediatica, negli ingressi gratuiti della prima domenica del mese e nella creazione dei musei indipendenti, esultando per gli ingressi e gli incassi record senza toccare le piante organiche, i cui dati numerici non corrispondono a quelli reali, pesantemente inferiori al fabbisogno di unità necessarie al funzionamento dei vari settori.
Questa situazione genera ricadute negative a livello locale, in quanto alcuni dirigenti in difficoltà presentano proposte alternative nella gestione dei servizi, dei turni, dell’organizzazione del lavoro, di aperture e chiusure in deroga alle norme contrattuali, cercando l’avvallo delle organizzazioni sindacali al tavolo di trattativa. Ne deriva una pericolosa frammentazione: ogni ufficio viaggia ormai per conto proprio, cercando di sopravvivere sul breve periodo inventandosi soluzioni “particolari” a problematiche di portata nazionale. Ci chiediamo per quale motivo gli uffici centrali del Mibact non siano ancora intervenuti direttamente per frenare questo tracollo generalizzato. Cosa stiamo aspettando? Di questo passo saranno affossati in breve tempo anni di lavoro, competenze e professionalità radicate nel territorio. E’ pertanto fondamentale recuperare un rapporto virtuoso tra centro e periferia, restituendo dignità alle soprintendenze territoriali, depauperate e danneggiate anche dall’eccessivo investimento del Mibact nei Poli museali regionali.

*dipendente Mibact, Coordinamento regionale CGIL FP del Veneto

4 Gennaio 2017