di Claudio Zoccheddu.

Il ministero non nomina i sostituti. Spesso nelle strutture ci sono solo i guardiani Nel 2016 servivano 450mila euro per la gestione: ne sono stati ottenuti 150mila

SASSARI. Dovrebbe essere il fiore all’occhiello, soprattutto in un’isola che ha un patrimonio di oltre 8mila nuraghi e una collezione di bellezze archeologiche senza eguali nel Mediterraneo. Invece, il Polo museale regionale della Sardegna è una zattera in balia della tempesta, un guscio di noce che ha perso gran parte dell’equipaggio. Chi è rimasto a bordo, ovviamente, suda le proverbiali sette camicie anche solo per mantenere la rotta o dare una spazzata al ponte.
I musei. Quelli gestiti direttamente dal Polo sono 11 e comprendono i più importanti dell’isola. Nella lista ci sono il museo archeologico nazionale di Cagliari e quello archeologico ed etnografico di Sassari, oltre al Compendio garibaldino e al Memoriale di Caprera. Su undici strutture, però, solo due hanno un direttore. Le altre vanno avanti grazie all’impegno dei custodi e di un funzionario che si occupa della reggenza del museo Sanna di Sassari. In altre parole, gran parte del patrimonio culturale sardo vive in piena emergenza dal settembre del 2015. Una situazione paradossale.
Il Polo regionale. Nell’articolazione periferica della Direzione generale dei musei italiani si vive in un clima da day after degno di un film apocalittico: «Ci abbiamo provato in tutti i modi – spiega la direttrice Giovanna Damiani – ma dopo più di un anno di attesa ci troviamo con due direttori su undici musei e una delle due, Donatella Mureddu che dirige il museo nazionale di Cagliari, andrà in pensione a marzo». Lo spopolamento non colpisce solo il ponte di comando: «Praticamente non abbiamo un ufficio tecnico che possa preparare i progetti per gli ampliamenti, o per la manutenzione ordinaria, e non abbiamo archeologi – aggiunge Giovanna Damiani – e, lo so, potrebbe sembrare un paradosso ma non lo è perché nel nostro organico non figura nemmeno uno storico dell’arte». La situazione dei funzionari è molto simile: «Ne avevo nominati tre che potessero gestire le strutture di Sassari, Porto Torres e Caprera ma il ministero non ha accolto la mia richiesta». Il risultato è che i musei sono chiusi o fanno orario d’ufficio e quelli che aprono lo fanno per merito dell’impegno dei custodi, le uniche figure professionali sempre presenti.
I contributi. Il Polo museale ne ha chiesti per 450mila euro ma ne ha ottenuti solo 150mila: «Che spendiamo con molta difficoltà perché non abbiamo tecnici che possano trasformare le nostre idee in progetti e i nostri collaboratori spesso sono in affanno, considerata la mole di lavoro», conferma ancora la direttrice che ha chiesto a più riprese anche semplici step di mobilità tra le sedi di Cagliari e Sassari. Richieste, ovviamente, cadute nel vuoto.
Le prospettive. Forse l’unica cosa che non manca sono le idee: «Ne abbiamo tantissime e in qualche caso siamo già al lavoro. La pinacoteca di Sassari presto farà orari più consoni, i musei archeologici di Nuoro e Porto Torres apriranno almeno due domeniche al mese e spero di rendere fruibili anche San Saturnino e San Pancrazio a Cagliari oltre all’ex museo Regio. Purtroppo, però, con le forze che abbiamo in organico questo è davvero il massimo», conclude la direttrice. Ed è un peccato per un isola in cui cultura e turismo non dovrebbero essere una vergogna ma una voce florida del bilancio.

31 dicembre 2016

http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2016/12/31/news/i-musei-dell-isola-nel-caos-solo-due-direttori-su-undici-1.14645270?refresh_ce