di Vittorio Emiliani

Salvini: “Le Soprintendenze bisogna abolirle”. Boschi: “Ma noi abbiamo già ridotto i loro poteri”. Salvini: “Bisogna cancellarle”. Boschi; “Di questo parleremo, certo”. E’ il duetto più ardente e anche il più squallidamente incolto della campagna referendaria fra uno dei capi dell’opposizione e un (allora) ministro di quella Repubblica che pure all’articolo 9 “tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

La ragione del diktat di Matteo Salvini? Il “no” che sulle rive del Lago di Como il soprintendente unico per un territorio che va da Como e Sondrio a Pavia, Luca Rinaldi, giustamente oppone alla variante Tremezzina: “Una ferita al territorio che taglia gli uliveti e i tracciati antichi e sfiora monumenti importanti”. Ne chiede una riprogettazione “colta” (come per la Lecco-Colico disegnata anni fa da Lodovico Belgioioso). A Salvini il quale – trovando d’accordo la (allora) ministra Boschi – accusa il soprintendente di “bloccare lo sviluppo” e di non conoscere il territorio, l’architetto Rinaldi ribatte: “Sono di Varese e lo conosco palmo a palmo”. E la sottosegretaria Ilaria Borletti Buitoni rincara: “Le amministrazioni devono finalmente scegliere fra il modello perdente dell’edilizia, della lottizzazioni, e quello della conservazione di un territorio, bello e fragile, che ogni anno attira centinaia di migliaia di turisti.” Conterà?
Proprio la variante Tremezzina ha scatenato Salvini in tv con la proposta,condivisa da Boschi, di far fuori le Soprintendenze. Cosa che a Matteo Renzi piace, si sa, un sacco. Anche in Toscana del resto, dove nella scorsa legislatura è stato approvato fra roventi polemiche il Piano paesaggistico voluto con forza e competenza dall’assessore Anna Marson (non reincaricata ovviamente), si lavora a devitalizzare, ad opera del Pd, legge urbanistica e Piano. Unico co-pianificato (con la Puglia) da Ministero e Regioni in tre anni, più il Piano per le coste sarde (Giunta Soru).
Mani libere dunque “per lo sviluppo”. Magari per le cave apuane che dissestano la montagna e fanno colare sulla costa versiliana la “marmetta”. Come denuncia da anni, con altri, il più volte ministro Giovanni Pieraccini. O per una delle lottizzazioni in agguato. Le Soprintendenze? Sono paralizzate dalla sempre più caotica riforma/deforma del “congelato” Renzi, col taglio sciagurato dello storico rapporto fra Musei e territorio, fra Musei (valorizzazione) e Soprintendenze (tutela).
“La mobilità del personale tra Soprintendenze e Polo Museale”, racconta Maria Teresa Fillieri, per anni direttrice del Museo Nazionale di Lucca,”ha, di fatto, svuotato le prime degli storici dell’arte: a Lucca e Massa Carrara non ce n’è più uno. Mentre le risorse per la manutenzione restano magrissime: 150.000 euro per ben 43 Musei del Polo toscano. I cui direttori, in un frangente delicatissimo, sono stati ruotati in modo tale da non conoscere né la storia delle collezioni museali né i problemi di gestione”. Per i musei minori il rischio di una chiusura si avvicina.
A Pisa la Soprintendenza coabita ancora col Museo di Palazzo Reale, con problemi di personale, di sicurezza, di vigilanza. “A Firenze poi”, prosegue Fillieri, “è stato assegnato al Polo l’intero edificio in cui stavano gli uffici della ex Soprintendenza Archeologica e dove stanno quelli della Soprintendenza unica”. Con l’assurdo del grande Museo Archeologico di Firenze nei cui depositi sono confluiti reperti provenienti dall’intera Toscana. Ad Ansedonia il piccolo Museo archeologico è di competenza del Polo, mentre l’area archeologica dipende dalla Soprintendenza. “Ma il Museo ricade dentro l’area archeologica!” Un pasticcio surreale da moltiplicare per tutt’Italia,
Dalla Toscana, fiore all’occhiello del paesaggio e dell’arte, continuano ad andare per mostre le preziose, fragili tavole di Piero della Francesca che dovrebbero essere intrasferibili: il polittico della Madonna della Misericordia di San Sepolcro è stato già quattro mesi a Forlì, alla solita mostra, ed ora è a Milano a rallegrare il Natale meneghino, con “turùn e panetùn”. Nonostante vaste e vibrate proteste. Francesco Rutelli aveva fatto redigere dai più autorevoli esperti un Codice degli Intrasportabili. Dario Franceschini se ne infischia bellamente.
Se la Toscana piange, l’Umbria, altro polo planetario dell’Arte, singhiozza. L’ex soprintendente Vittoria Garibaldi ha rivolto una lettera pubblica al ministro per “il dolore provato nel vedere lo scempio del patrimonio” della zona di Norcia, assistendo con “sconcerto, incredulità e indignazione ad un prelievo di opere mobili dalla chiesa di San Leonardo di Montebufo a Preci” effettuato da personale non specializzato, “con metodologie incompatibili” nel recente passato, “le tele rimosse disposte a terra sul prato bagnato o sull’asfalto, alcune sommariamente imballate”, senza alcuna fotografia né inventario. Verso quale abisso corre questo infelice imbarbarito Paese?

(3-continua, le due precedenti puntate sono uscite il 4 e il 9 dicembre)

Il Fatto Quotidiano, 11 Dicembre 2016