Finora garantivano l’autonomia allo stesso monumento e ad altre aree archeologiche. La riforma del ministero cominciata due anni fa, e che ha già tolto alla soprintendenza speciale il museo Nazionale romano, l’Appia Antica ed Ostia, continua il suo percorso di «razionalizzazione» a suon di emendamenti

I soldi del Colosseo non resteranno a Roma, ma neanche quelli del Palatino e dell’area archeologica centrale. I 60 milioni di incasso annuale della bigliettazione, che permette al primo monumento italiano di riuscire ad essere autonomo e ad aiutare anche la tutela delle restanti aree archeologiche romane, è un tesoretto interessante, che sta per tornare a dipendere completamente dal Ministero.
Finisce l’autonomia
Facciamo un esempio: se dovesse accadere che un evento naturale danneggi improvvisamente l’arco di Tito la soprintendenza non avrebbe più l’indipendenza economica ed amministrativa per intervenire immediatamente. La riforma del ministero cominciata due anni fa, e che ha già tolto alla soprintendenza speciale il museo Nazionale romano, l’Appia Antica ed Ostia, continua il suo percorso di «razionalizzazione» a suon di emendamenti. È una vicenda lunga, complessa, si consuma in un linguaggio politico-burocratese nelle stanze di commissioni parlamentari, tra commi nascosti nella legge di stabilità e nel decrete fiscale.
Muoiono le soprintendenze speciali
La sostanza è che si sta cercando, è forse si è già riusciti, di sottrarre i soldi che arrivano dagli incassi del Colosseo alla soprintendenza, chiudendo per sempre l’esperienza delle soprintendenze speciali, quindi la loro autonomia. Una definizione – speciale – che è collegata alle città antiche e alle loro pregiate stratificazioni, che questi uffici ministeriali gestiscono. Un patrimonio archeologico unico: solo Roma e Pompei sono soprintendenze speciali.
Il caso Appia Antica
Nate 20 anni fa, per idea dell’allora ministro dei Beni Culturali Walter Veltroni che le creò per permettere una gestione diretta e veloce dei fondi e degli interventi in zone di profondo valore storico architettonico e di uguale delicatezza, le soprintendenze speciali hanno avuto negli anni un ruolo importante, soprattutto per la tutela e la conservazione del patrimonio. A loro si devono molte scoperte che hanno resi i nostri beni culturali ancora più pregiati: basti pensare – una per tutti – all’Appia Antica. Meraviglioso ed unico museo a cielo aperto, ormai entrato nel tessuto urbano della città, grazie ad un certosino lavoro di valorizzazione.
Gli emendamenti Bonaccorsi
Farle scomparire non è facile, è un boccone indigesto anche per chi ha deciso la loro fine. Si pensi che per ottenere il risultato della soppressione delle soprintendenze speciali l’emendamento Bonaccorsi è stato presentato per ben 5 volte: 2 volte nel testo base della legge di stabilità, una nel decreto fiscale e due come emendamento alla Camera. Stralciato più volte, è stato finalmente approvato martedì scorso nel silenzio più totale. Ora cosa accadrà? E pensare che poco più di un anno fa una commissione paritetica Stato/Comune aveva iniziato a lavorare alla ricongiunzione dell’area archeologica centrale (ovvero i Fori) per valorizzarla. Insomma, si volevano unire sotto una unica testa i Fori di competenza statale e comunale. Ora si torna indietro.

di Maria Rosaria Spadaccino

Corriere della Sera-Roma

25 novembre 2016 |