Il Ministro risponda.

Ci voleva il crollo di S. Benedetto a Norcia perché fosse chiaro a tutti che la situazione del patrimonio artistico del centro Italia è compromessa in modo gravissimo. Non abbiamo ancora un bilancio completo dei danni provocati dalla scossa che ieri ha lasciato in piedi solo la facciata della cattedrale di Norcia, e toccato persino la cupola di Sant’Ivo alla Sapienza a Roma, ma molto di quanto è accaduto tra il 26 ottobre e ieri mattina poteva essere evitato. Se la salvaguardia del patrimonio storico fosse stata condotta con la stessa sollecitudine ed efficienza con la quale si è provveduto alle persone, non dovremmo considerare oggi perdite così gravi e dolorose. Le case si ricostruiscono, le attività produttive si possono riavviare, i muri pericolanti di una chiesa affrescata devono essere tempestivamente messi in sicurezza per evitarne il crollo. Dopo è tardi. 

All’indomani del 24 agosto, quando il cratere era assai più limitato, Emergenza Cultura aveva chiesto quale fosse il piano del MiBACT per la ricognizione dei danni e per una rapida messa in sicurezza dei beni coinvolti.

Nulla è stato detto sulla reale dimensione dei danni, sul numero di opere in pericolo, sulla scala di priorità con la quale si prevedeva di affrontare l’emergenza, sulla struttura che vi avrebbe fatto fronte. Non abbiamo avuto risposte.

Come è ormai la regola, In questi due mesi sul recupero delle opere si è costruita una rappresentazione che non poteva essere più distante dalla realtà. Basterebbe leggere le parole della lettera di Alessandro Delpriori, sindaco di Matelica, su quale fosse la situazione nella zona tra Fabriano e Ascoli Piceno, dove “le chiese inagibili erano centinaia, e migliaia le opere in pericolo” per comprendere quanto l’azione del MiBACT sia stata inadeguata. A fronte di quelle parole, la trionfale sequenza di slides con i numeri dell’emergenza diffusa il 26 ottobre per l’apertura straordinaria del deposito di Cittaducale risulta un grottesco spot pubblicitario.

Oggi la situazione è infinitamente più grave e sarà forse affrontata con i mezzi e con qualche consapevolezza in più, ma avremmo diritto a un minimo di verità.

Vorremmo conoscere l’elenco dei “42 edifici vincolati” già messi in sicurezza dei quali il ministro ha dato notizia due giorni fa e gli ulteriori “20” che lo sarebbero stati in questa settimana. Possibile che fra i primi non fossero comprese almeno alcune delle chiese che sono crollate? E cosa si farà adesso? Allo sparuto manipolo di funzionari che la riforma ha lasciato ai territori sarà finalmente affiancata una decente struttura operativa che possa affrontare un’emergenza oggi inevitabilmente più grave? Sull’Appennino l’inverno è già arrivato ed è un problema in più.

Signor Ministro ci risponda.

30 Ottobre 2016