Quella che segue è la testimonianza di un abbandono e di un principio di indifferenza. Il primo voluto dallo Stato, il secondo fatto a proprio scudo dalla Regione Sicilia. Andiamo in ordine. Intanto il soggetto di chi vi espone i fatti. Siamo una rappresentanza del contingente Sicilia, facente parte del più grande gruppo nazionale “500 Giovani per la Cultura”, il programma formativo straordinario organizzato dal MiBACT tra il 2015 e il 2016, previa selezione pubblica (valutazione tramite titoli e un esame) dei partecipanti tra il 2014 e il 2015.

Come è ormai risaputo, conclusosi il 30 giugno 2016 in tutta Italia, il percorso dei “500” è stato caratterizzato da un’attività di formazione, concernente contenuti relativi alla catalogazione digitale dei beni culturali, e da un periodo di tirocinio professionalizzante presso i luoghi della cultura di proprietà statale. Lo scopo? Lo sviluppo di progetti di promozione sui beni materiali e immateriali catalogati tramite le piattaforme web del Ministero. Obiettivo raggiunto con successo, dato soprattutto l’apporto professionistico dei componenti delle squadre (esperti con esperienza lavorativa pluriennale e titolati) che si sono occupati dei vari lavori. In particolare, ha assunto valore aggiunto la varietà dei profili professionali, riuscendo per la prima volta a coprire tutta la filiera della valorizzazione e della promozione culturale: dai produttori di cultura (come archeologi, archivisti, storici dell’arte e restauratori) a tecnici del management culturale e della comunicazione. I prodotti finali sono di fatto un connubio tra contenuti di qualità e metodologie all’avanguardia per la loro diffusione. In Sicilia i trentacinque professionisti sono stati impegnati nell’elaborazione di quattro progetti per la valorizzazione del patrimonio documentale dell’Archivio di Stato di Palermo, che per l’Isola ha avuto un ruolo di coordinamento generale delle operazioni, e del Centro Regionale per l’Inventario, la Catalogazione e la Documentazione della Regione Sicilia (C.R.I.C.D.).

Completati i progetti, dopo 12 mesi di durissimo lavoro, i risultati conclusivi sono stati presentati presso la sede del C.R.I.C.D. il 22 giugno 2016, alla presenza dell’avv. Carlo Vermiglio, Assessore dei BB.CC. e I.S. Ed è finita lì? Teoricamente si, considerato il fatto che il MiBACT, nonostante il grosso investimento in termini di risorse, ha congedato i “500 Giovani” di tutta Italia senza la possibilità di continuare un percorso lavorativo post-programma. Non per forza in termini di assunzione. D’altronde nel bando per il reclutamento dei partecipanti il MiBACT aveva già esplicitato quanto segue: “il rilascio dell’attestato di partecipazione non comporta alcun obbligo di assunzione da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”. Nonostante il blocco che ne è potuto scaturire da questa frase, considerato tuttavia il periodo di profonda crisi lavorativa che molti professionisti della cultura vivono in Italia, in molti hanno partecipato alle selezioni, sperando di potersi ritagliare a lungo termine un ruolo in quel settore per il quale si è studiato per molti e molti anni. Testato che effettivamente il MiBACT ha sfornato un’azione di dubbia logica, alla fine del giro è sorta una nuova domanda: a cosa è servita questa formazione “professionalizzante”? Si forma un soggetto affinché lo stesso, poi, possa offrire le nuove competenze nel mercato del lavoro, ma quale? Il MiBACT non ha mai dato risposte costruttive, lavandosi la coscienza dopo aver agganciato 10 punti a coloro i quali, 500entini, potevano partecipare al concorso dei 500 funzionari per il MiBACT, a cui non tutti, se non la maggior parte, potevano aderire. In Sicilia, dato il silenzio dello Stato, si è voluto provvedere da sé nel trovare una risposta pratica e scevra da sterili idealismi.

Dopo il 22 giugno, come contingente siciliano, si è pensato di sottoporre una proposta all’Assessorato dei BB.CC. e I.S. della Regione: l’utilizzo delle professionalità dei “500 Giovani per la Cultura” di Sicilia nella valorizzazione del patrimonio culturale dell’Isola, in particolare, ad esempio, per supportare la nuova realtà dei Poli Regionali in quelle che sono le attività di promozione e di divulgazione delle conoscenze. Con queste ragionevoli premesse, durante la conferenza del 22 giugno, è stata sottoposta una lettera all’Assessore Vermiglio, al quale si chiedeva un incontro per parlare delle nostre idee. Concorde ad accoglierci, la lettera, nel mentre, è stata protocollata, nella giornata del 23 giugno, sia presso gli uffici dell’Assessorato, sia presso quelli del Dipartimento dei BB.CC. e I.S. Nei mesi a seguire (almeno fino a settembre), nonostante i nostri sforzi (telefonate ed email di sollecito), questo incontro non è mai avvenuto. Non ci si è illusi, coscienti che questa sarebbe stata una mossa da provare, ma senza riporre troppe speranze. Oggi come oggi si è abituati soprattutto ai “no” e un altro avrebbe solo riempito la collezione, cristallizzando maggiormente la già precaria fiducia in un roseo futuro italiano. Quello che non ci si aspettava era l’indifferenza: non c’è alcuna volontà di trattenere i giovani sull’Isola, anche quando questi tendono la mano in maniera propositiva per non disperdersi nell’etere di quel tema già inflazionato, ma gravemente reale, della “dispersione dei cervelli”. Da un lato, quindi, uno Stato che crea e disfa senza considerare il danno morale che produce ad una generazione di giovani prossimi al collasso e che ad un #fertilityday preferirebbero un #jobday carico di proposte e operazioni a salvaguardia del patrimonio umano dei propri cittadini; dall’altro, poi, una Regione che evita direttamente il confronto. In conclusione: tutto è perduto? I “500 Giovani” di tutta Italia sono già un capitolo superato?

Il 07 ottobre scorso, la Corte dei Conti, come un “deus ex machina”, rompe il silenzio su questa disfatta tutta italiana nel campo delle politiche culturali e pubblica un dettagliato resoconto sui tirocini avviati dal MiBACT. In diversi punti viene trattato il programma “500 Giovani per la Cultura”. La Corte dei Conti conclude che “nel complesso deve comunque essere valutato positivamente il lavoro svolto riguardo al “Progetto 500 giovani”, sia dal punto di vista formativo che per l’utilità derivata all’amministrazione, visibile concretamente anche attraverso prodotti digitali disponibili per la collettività”. Tuttavia, dopo aver analizzato varie criticità, esprime forti perplessità per gli aspetti legati all’inserimento lavorativo che, in altre circostanze, doveva essere considerato come il naturale sbocco di questa attività: “Deve, invece, essere rilevata, quale fattore limitante, l’assenza in tutti i tirocini di un progetto concretamente finalizzato all’inserimento nel mondo del lavoro, conseguenza – per il settore pubblico – del divieto costituzionale di assunzione al di fuori dei concorsi, circostanza opportunamente specificata in tutti i bandi ministeriali. Nel caso del “Progetto 500 giovani” risulta, inoltre, ancora inattuato l’obiettivo della valorizzazione dell’avvio di start-up mediante accordi con le regioni. In relazione al medesimo progetto, va anche evidenziata la disomogeneità dei titoli previsti per l’ammissione al concorso bandito dal Mibact a seguito dell’autorizzazione con legge di stabilità 2016, rispetto ai titoli di ammissione al tirocinio, circostanza che ha vanificato le aspettative lavorative di circa la metà dei tirocinanti” (p. 89, punto 10). E ancora: “la Sezione rileva: […] f) la non piena adeguatezza, ai fini dell’inserimento nel mondo del lavoro pubblico, dei tirocini formativi, stante il divieto di assumere i tirocinanti al di fuori delle procedure concorsuali, e l’assenza di omogeneità tra i titoli previsti per l’ammissione al “Progetto 500 giovani” rispetto alle procedure concorsuali bandite dal Mibact nel 2016, che hanno impedito a circa la metà dei partecipanti ai tirocini di poter far valere l’esperienza acquisita; g) la necessità di dare seguito agli accordi con le regioni finalizzati alla possibilità di incentivare startup innovative, al fine di garantire le principali finalità di inserimento nel mondo del lavoro e di mobilità geografica riconosciute ai tirocini dalla Comunità europea con la Strategia europea 2020” (p. 90).

Il dossier della Corte dei conti è un atto fondamentale per dirimere dubbi e porre quesiti significativi perfettamente in linea con l’opinione generale di tutti i 500entini, offrendo la possibilità di una riflessione più precisa sul fenomeno dei tirocini statali nel settore dei beni culturali, che mancano sostanzialmente di una volontà naturale nel porre rimedio alla disoccupazione. Chi ne è vittima sono tutti quei giovani professionisti del settore cultura che, dopo sudati anni di studio e un precariato costante che non permette una stabilità dignitosa, si ritrovano ad essere strumentalizzati da una politica di facciata, poco avvezza alla risoluzione dei problemi e molto propensa a tutelare, anche a discapito dei cittadini, il proprio status di benessere di fronte l’opinione pubblica.