“Dobbiamo avvicinare la gente alla cultura, ora dobbiamo far vivere questo centro che abbiamo realizzato”, diceva Piero Colecchia, sindaco di Ischitella, piccolo comune del Gargano, il 19 dicembre 2015. Un giorno speciale.

Insieme a lui, il Presidente del Parco nazionale del Gargano, Stefano Pecorella, il vice presidente della Provincia di Foggia Rosario Cusmai, il presidente del Gac Lagune del Gargano Fabio Porreca, oltre ai sindaci di alcuni centri vicini.

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Il “centro” inaugurato nell’ex Convento francescano, restaurato usufruendo di un finanziamento di 700mila euro, parte provenienti dal Programma operativoiInterregionale “Attrattori culturali, naturali e turismo”, parte dal Progetto Sac Gargano, attuato attraverso il Parco Nazionale del Gargano. Uno spazio recuperato per ospitare un Polo culturale, costituito dallaBiblioteca comunale, intitolata a Padre Remigio De Cristofaro, da un’area Sistemi ambientali e culturali e, soprattutto, dalMuseo archeologico comunale intitolato a Pietro Giannone.
Al suo interno la mostra dal titolo Frammenti di terra, sogno di una civiltà e un “percorso espositivo che contribuisce alla valorizzazione del ricco patrimonio culturale della Puglia settentrionale”, a partire dai materiali provenienti dalla necropoli di Monte Cima, utilizzata tra il VI e il IV secolo. Allestimento terminato. Insomma tutto pronto a essere aperto al pubblico. Sembrava così. Invece dopo l’inaugurazione porte chiuse al Museo. Per quasi un anno. Il motivo? Mancava la delibera sull’affidamento della gestione. Elemento tutt’altro che trascurabile, evidentemente, eppure al quale nessuno sembra aver pensato. Una vicenda quanto meno paradossale alla quale ha finalmente posto fine prima della metà di ottobre il commissario prefettizio, che nel frattempo ha sostituito il sindaco.

Gestione affidata al “Gruppo ricerche Puglia” di Ischitella, un’associazione di volontari, che si occuperà del Museo a titolo gratuito, “rilevato che il Comune non dispone attualmente di risorse economiche e umane da destinare alla apertura al pubblico del Museo”. Quindi merito ai soci dell’Associazione. Senza di loro nessun visitatore potrebbe ammirare le testimonianze archeologiche. Conoscerne l’esistenza. Il problema è un altro. E’ nelle funzioni che il Comune affida al Gruppo ricerche Puglia. Non solo la gestione del contenitore museale ma molto altro. A partire ‘dalla catalogazione dei beni inclusi nella collezione’ allo ‘studio del progetto espositivo e l’allestimento delle sale’, passando per la ‘programmazione delle attività didattiche e divulgative […] nonché conferenze, incontri e laboratori” e “l’utilizzo dei locali anche da parte di altre associazioni per iniziative specifiche concordate o patrocinate dall’amministrazione comunale“.

 La felice circostanza che il Museo archeologico possa finalmente aprire non può impedire che si analizzi l’intera vicenda. Giungere alla conclusione che il progetto del Polo culturale del quale il Museo costituisce una parte importante, sia stato approssimativo appare quasi naturale. Così come il pensare che la scelta di investire l’associazione di volontari di compiti che forse meglio avrebbero potuto svolgere dei professionisti del settore sia stata inopportuna. L’importante era assicurare l’apertura dello spazio, molto meno tutto il molto resto. Ma è probabile che a questo aspetto non si presterà molta attenzione. Così come poco risalto ha avuto la circostanza che il Comune ancora non abbia provveduto, dopo circa un anno dall’inaugurazione, ad attivare un sito online del Museo. Forse l’errore di fondo è anche questo. Pensare che il lieto fine possa cancellare inefficienze e incapacità.
Manlio Lilli, 18 Ottobre 2016