(di Tomaso Montanari) C’ERA una volta un sindaco, che amministrava una città bellissima e ricca. Tra i monumenti di quella città c’era anche un teatro romano: e, un bel giorno, il sindaco si trovò a scegliere tra due pretendenti. Quel teatro, infatti, gli venne chiesto, per gli stessi giorni, dagli organizzatori di due eventi diversi: una encomiabile manifestazione pubblica contro il gioco d’azzardo, e una festa privata che voleva snaturarlo, trasformandolo in una pista di ghiaccio. Quel sindaco, ovviamente, scelse l’interesse generale, che coincideva con quello del monumento: e tutti vissero felici e contenti.

Una bella favola: peccato che nell’Italia reale la storia abbia una coda avvelenata, un secondo finale diametralmente opposto al primo. La scena è a Verona: qui il Comune aveva concesso lo spettacolare Teatro romano, affacciato sull’Adige, al Tocatì, un curatissimo festival dei giochi da strada capace di coinvolgere trecentomila persone in tre giorni. Il Tocatì non voleva il Teatro per giocarci, ma per parlarci di una cosa maledettamente seria. Doveva, infatti, tenersi lì una serata intitolata Azzardopatia: il buco nero del gioco, “un happening contro un non-gioco che umilia, rovina, uccide” , condotto da Gian Antonio Stella, con Marco Paolini e Enzo Iachetti, e con la partecipazione di esperti come Maurizio Fiasco, giornalisti come il direttore di Avvenire Marco Tarquinio e testimonial come Gianni Rivera, Damiano Tommasi o Aldo, Giovanni e Giacomo. Una cosa civilissima: il modo migliore per usare un monumento, in un Paese la cui Costituzione lega indissolubilmente l’uso del patrimonio culturale e il pieno sviluppo della persona umana. Ebbene, quell’evento si farà lo stesso (domenica 18 alle 17, nella Sala della Gran Guardia), ma non al Teatro romano. Lì no, perché nel frattempo è sopraggiunta una proposta che il sindaco, evidentemente, non poteva rifiutare. La Ditta Antolini Luigi & C Spa, infatti, ha chiesto di poterci organizzare un «galà su ghiaccio». Avete letto bene: alla fine di settembre, a Verona e non ad Oslo, sarà realizzata una pista di ghiaccio di 25 metri per 14, accompagnata — cito la richiesta ufficiale — da una «scenografia molto semplice, in linea con la bellissima cornice del Teatro romano». Sull’emiciclo così trasformato, «i pattinatori interpreteranno le più celebri colonne sonore di film famosi in tutto il mondo, con preferenza per quelli che hanno conquistato premi Oscar»: che in effetti è proprio quello che si vorrebbe vedere in un teatro romano. Ma bando agli snobismi, la manifestazione avrà un tocco di filologia: accompagnati, sobriamente, da un’orchestra di quarantacinque elementi e da un coro di altri dieci, «i pattinatori indosseranno dei costumi realizzati il più possibile simili a quelli indossati dai protagonisti dei film». Questo trionfo di buongusto sarebbe sprecato per il popolo: infatti sarà «un evento privato aziendale, accessibile solo su invito». In un primo momento, il 7 aprile scorso, la Giunta comunale aveva detto no: «non essendo l’iniziativa compatibile con gli eventi già autorizzati», cioè con la serata pubblica del Tocatì. Ma due mesi dopo ci ripensa, e il 14 giugno l’amministrazione Tosi decide che le piroette private sul ghiaccio devono avere la precedenza sulla lotta contro il gioco d’azzardo: il Teatro sarà dato alla Ditta Antolini Luigi & C Spa se la Soprintendenza darà il suo benestare. Incredibilmente quel benestare arriva (pochi giorni fa, il primo settembre), scritto con un’accondiscendenza che assomiglia a una resa preventiva: «dovranno essere adottate tutte le cautele possibili affinché le installazioni sceniche non danneggino le strutture monumentali ». Insomma: fate il possibile, se poi non vi riesce, pazienza. Un parere che è ancora più sconcertante quando si leggano le conclusioni, molto più serie, della Direzione musei del Comune stesso, la quale aveva chiesto alla Giunta di non concedere il teatro perché «la trasformazione in pista di ghiaccio di un sito archeologico così delicato » non sarebbe consona «al decoro del monumento». In una città che ha fatto del culto di Romeo e Giulietta una continua fiera della paccottiglia, con un’amministrazione che sta privatizzando tutto il privatizzabile (dall’Arsenale asburgico alla Fondazione dell’Arena) e che vorrebbe coprire l’Arena stessa fino a trasformarla in un palasport, la Soprintendenza si è evidentemente adeguata. Tra le “severe” prescrizioni che ha ritenuto di imporre alla Ditta Antolini Luigi & C Spa c’è quella, lievemente surreale, di «mimetizzare adeguatamente i manufatti tecnici con rivestimenti vegetali»: resta da capire dove si troverà un rivestimento vegetale abbastanza grande da mimetizzare la vergogna di sfrattare una manifestazione pubblica, meritoria e profondamente educativa, per trasformare un teatro romano in un circo privato del ghiaccio. Forse basterà un baobab?

(da La Repubblica del 16.09.2016)