Cancellato “Ambiente Italia”

Alla Rai l’ambiente non interessa più

Vittorio Emiliani, Il Fatto Quotidiano, 16 Settembre 2016

Rai, di meno e di peggio. Nel momento in cui i problemi ambientali e paesaggistici si fanno più pressanti, a causa dei cambiamenti climatici, del dissesto idrogeologico aggravato dai terremoti, delle incessanti “rapine”, nel momento in cui molti giovani tornano ad interessarsi (alla radio, per esempio) all’ambiente, dai teleschermi Rai sparisce un’altra storica trasmissione “Ambiente Italia” che, dal settembre 1990, collocata nel primo pomeriggio raggiungeva e superava 1 milione-1 milione 200 mila telespettatori. Già l’anno scorso, traslocata al sabato mattina, anche alle 10, era stata come liofilizzata e privata degli incisivi servizi e dibattiti in diretta di Beppe Rovera, Igor Staglianò, Claudia Apostolo e altri. Sarà una piccola appendice di TG Leonardo.
Di conseguenza, la specializzata redazione di “Ambiente Italia” viene smantellata. Fatto gravissimo per gli utenti e inaccettabile nell’ambito di un servizio pubblico nazionale e regionale. Anche perché è solo l’ultima di tante “sepolture” di programmi su ambiente e paesaggio. Né sono in vista potenziamenti per una delle ultime superstiti, la non meno storica “Bellitalia”, ormai quarantennale, confinata al sabato mattina.
Cosa aspettano a protestare ad alta voce Italia Nostra, Wwf, Fai, Cai, Lipu, Touring? Cosa aspettano a chiedere (o magari a proporre) alla Rai un organico rilancio delle trasmissioni sui beni culturali e ambientali, dai centri storici ai parchi?
L’anno scorso la Rai registrava una incidenza del canone pari al 65 % delle proprie entrate generali. Quota che dovrebbe solo aumentare col canone in bolletta. Che bisogno c’è allora di castrare le trasmissioni di servizio pubblico o di ridurle a fiori isolati per rovesciare sul telespettatore soltanto programmi di evasione, e di disossare sempre più i tg? Rai 2 e gli stessi canali satellitari tirano a campare con Tv Movie e Telefilm Usa (spesso horror) a ripetizione: è servizio pubblico questo? E a che servono allora oltre 11.000 dipendenti? Per continuare ad inseguire spot pubblicitari (che la legge Gasparri ha protetto per Mediaset senza che l’attuale governo l’abbia modificata) ? Vabbè che in Rai imperversano ormai gli agenti (persino di direttori di rete), ma che senso ha tutto ciò?
Anni fa c’era “Nel regno degli animali”, scomparsa, “Tg Montagna” è stato sepolto dopo essere passato dal 4 % di Raidue, 300mila teleutenti, allo 0,4 di Rai5, 30 mila spettatori. Oppure tutto viene trasformato in trasmissioni di “intrattenimento”: come la domenicale e autorevole “A come Agricoltura”, poi “Linea Verde”, scesa dai 4-5 milioni di spettatori di anni fa al “record” del 2016 di 1,3 milioni, col solito comico o “brillante” stupito di fronte alle vacche che fanno il latte buono. Quindi con una secca caduta di credibilità professionale. L’ultimo caso è quello appena descritto di “Ambiente Italia”. Nei Tg, a parte rarissimi casi, si vedono servizi sui beni culturali e ambientali di una modestia professionale disarmante. Anche nel recente sisma di Amatrice, nessuno si è provato a guardar dentro alle ricostruzioni più riuscite (Tuscania, Friuli, Umbria-Marche, Irpinia per il solo patrimonio artistico, ecc.). Soltanto qualche intervista o citazione. Vespa ha parlato bene del Friuli. Ma all’epoca ricostruire “com’era e dov’era” costò polemiche roventi ai suoi sostenitori. Ad Assisi nel ’97 la Basilica Superiore rischiò di scivolare a valle e fu salvata da tecnici straordinari con un’operazione coraggiosa di alto livello. La Rai girò 40 ore sui restauri. Chi lo rammenta?
Il 2016 è l’anno del rinnovo del contratto di servizio fra Rai e Stato. Ne sta discutendo la commissione bicamerale di vigilanza sulla Rai? Sollecitati qualche mese fa, i suoi componenti hanno tutti taciuto. Sveglia. Siamo verso l’autunno…