Ai docenti di discipline storico-artistiche dell’Università degli Studi di Torino.

Gentili Professori,

ad oltre un anno dalle abilitazioni del TFA II per l’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole superiori di II grado, ci è gradito aggiornarvi sulle ultime vicende di quel gruppo di aspiranti docenti che, con impegno e professionalità, avete prima selezionato, poi formato e abilitato in ben due cicli di TFA. L’occasione è l’ormai prossima conclusione, con le imminenti prove orali, del cosiddetto Concorsone, ulteriore prova di selezione impostaci per poter aspirare a una cattedra. Nuovo sbarramento organizzato con il motivo ufficiale di sopperire alla mancanza di valore concorsuale del TFA che pur ha previsto un concorso a tre prove per l’accesso (selezionando meno del 10% dei candidati), diversamente dai percorsi di abilitazione precedenti che invece tale qualifica la garantivano (SSIS). Nonostante questa grave anomalia – contro cui già alcuni Senati accademici si sono da poco ufficialmente pronunciati (Università di Bari Aldo Moro, Università di Palermo) – ci siamo sottoposti all’ulteriore prova, “confortati” dagli annunci ministeriali che si sarebbero valutate esclusivamente le competenze didattiche dando per scontate le già più che testate conoscenze dei contenuti. In realtà eravamo già consapevoli che, se possibile, sarebbe stata ben più ardua che nei concorsi del passato: il bando infatti – contraddicendo gli annunci ministeriali – prevedeva nuovamente la preparazione su tutto lo scibile storico artistico, corredato di storiografia, museologia, museografia, restauro, catalogazione, legislazione dei Beni Culturali, oltre tutte le discipline didatticopedagogiche su cui eravamo già stati esaminati e valutati idonei dal TFA. Ma soprattutto per appena 4 posti banditi in Piemonte erano previste 6 domande a risposta aperta strettamente contenutistiche e disciplinari sia da inquadrare e trattare nello specifico (ancora!) sia anche da definire programmaticamente all’interno di un percorso didattico; più 2 esercizi di comprensione di un testo in lingua, ognuno con 5 quesiti. Il tutto per un totale di 150 minuti, quindi circa 18 minuti a domanda, senza la possibilità di prendere appunti cartacei prima di completare la risposta a computer. [in allegato i quesiti ufficiali per la classe di concorso di storia dell’arte] Inoltre, purtroppo, nessuna griglia di valutazione è stata fornita prima del concorso per far luce sui parametri con cui le commissioni avrebbero valutato le prove. Ernesto Galli della Loggia viste le domande e la procedura ha definito questo concorso un “tentativo di decimazione”. Il prof. Redi Sante Di Pol, presidente del corso di Scienze della formazione primaria dell’Università di Torino, scrive di “quiz televisivo”. Andrea Sansò, professore associato di Linguistica Generale all’Università dell’Insubria in una lettera aperta alla ministra Giannini parla di “una prova concorsuale che non testa nulla”, così come Giuseppe Patota, ordinario di linguistica italiana presso l’Università degli Studi di Siena e Accademico della Crusca: “questa prova non consente di testare in modo efficace le conoscenze disciplinari di ciascuno”. Visti i risultati, il prof. Fabio Bocci del Dipartimento di Scienze della formazione a Roma Tre parla di “débâcle di proporzioni gigantesche”. Solo per citare alcuni tra i tanti commenti pubblici. Le valutazioni degli scritti sembrano confermare queste opinioni: in generale bocciature tra il 70% e il 90% per tutte le classi concorso, mentre per lo specifico della classe di concorso di storia dell’arte le bocciature per il Polo della Lombardia ammonta al 94%. Cioè tra i circa 290 candidati da Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna solo 18 candidati passano all’orale. Dei 27 vostri allievi dei TFA I e TFA II, sono solo 2 gli ammessi. Con la beffa finale che i docenti valutati non idonei saranno comunque chiamati tra poche settimane a coprire posti per supplenze annuali: un organico precario che, si sa, ha costi minori rispetto quello di ruolo. In questi giorni, lo capirete, tutti noi ci interroghiamo: chi ha scritto le domande, come infatti chiede Galli della Loggia? Come e da chi siamo stati valutati tanto severamente? È di dominio pubblico che le commissioni d’esame si sono formate tardivamente e spesso in maniera raffazzonata, con poca chiarezza su griglie di correzione e criteri di valutazione condivisi. Perché valutazioni tanto divergenti? Per storia dell’arte al centro Italia passano il 45% dei candidati, al sud il 54%, al nord – ripetiamolo – solo il 6%. A chi appartiene la colpa di questo fallimento? È banalmente la nostra scarsa preparazione di studenti (del nord)? È l’insufficiente preparazione fornita del TFA? È una discrepanza profonda tra quello che ci è stato insegnato al TFA o forse prima ancora durante i corsi universitari, e quello che veniva valutato al concorso? È un problema più generale di compartimentazione stagna tra sistema scolastico e sistema universitario? È solo una questione politico-economica in cui la selezione di docenti preparati non c’entra nulla ma conta solo far cambiar mestiere a quante più possibili “bocche da sfamare” statali? Il senso della nostra lettera è tutto in queste domande. Non chiediamo a voi risposte, quanto piuttosto, se fosse possibile, che vi faceste portavoce di questi dubbi. Che anche voi come i vostri colleghi contribuiate con un cenno pubblico che – a titolo personale, di nostri docenti TFA e/o del Dipartimento – chieda conto all’Usr, al Miur, a questo governo, del loro operato. Chieda conto delle procedure e del vero senso politico e pratico di questo ennesimo percorso valutativo che paradossalmente vuole ancora selezionare chi è già stato appena ieri selezionato. Un concorso che però non (ri)seleziona ma umilia, non premia ma punisce. Chiediamo questo a voi, nostri docenti di storia dell’arte che ci avete seguito in un percorso didattico duro, selettivo, arricchente, perché crediamo sia il momento di difendere pubblicamente non noi o tantomeno la vostra professionalità, ma la vostra e la nostra disciplina. Un insegnamento della storia dell’arte che sembra destinato a galleggiare appena tra le materie scolastiche della scuola italiana, ridotto a orpello un po’ retrò con risibili monte ore, sempre meno cattedre, svuotato di ogni significato didattico, applicazione interdisciplinare e potere di accrescimento della personalità del cittadino. In una sempre più netta sensazione generale di smantellamento dell’efficacia e del senso del sistema scolastico, brucia ancor più l’ennesima umiliazione per una disciplina che oggi in questa Italia, anche fuori dalle aule, vive forse la sua stagione più nera e difficile in virtù di una politica dei beni culturali sempre più affossante. Come nostri formatori, come storici dell’arte, come rappresentanti ufficiali di questo sistema scolastico e universitario vi chiediamo di esprimere una voce pubblica.

Ringraziandovi ancora per i vostri preziosi insegnamenti e per il vostro esempio e incoraggiamento, porgiamo distinti saluti.

I docenti di storia dell’arte abilitati con TFA I e TFA II c/o l’Università degli Studi di Torino.

Laura Avesani, Chiara Bergamin, Rosa De Luca Bossa, Paola Caretta, Paola Cerato, Marilena Coletti, Dario Durante, Valentina Durante, Giulia Fassio, Laura Gallo, Stella Marinone, Eleonora Moretto, Miriam Panzeri, Orso Maria Piavento, Diego Peirano, Paola Picotto, Marco Rossati, Claudia Sandrone, Giacomo Sanna, Manuela Savioli, Daniela Sbaraglia, Sara Silva, Dario Spada, Alice Zatti.