La storica dell’arte: “Li conosco uno a uno, il sindaco di Amatrice sbaglia”

«Non c’è parola per lo sgomento. O meglio, mi sento come Enea quando Didone gli chiede di raccontare le ultime ore di Troia: “Regina, tu mi chiedi di rinnovare un dolore indicibile”. Ecco “infandum” è la parola giusta: indicibile. Quando muore una città, muore un intero organismo fatto di beni, immagini, suoni, pensieri, luoghi di memorie: le cose non restano solo così, ma diventano linguaggio, come dice ancora Enea: sunt lacrimae rerum».

Alia Englen, storica dell’arte, 70 anni, funzionaria addetta al patrimonio storico artistico del Reatino, si è dedicata per circa trent’anni

alla tutela del territorio di Accumoli e di Amatrice, prima con la catalogazione a tappeto di tutti i beni presenti sul territorio e capillari campagne fotografiche poi con interventi di restauro e infine la creazione di un museo civico.

Lei conosce così bene quel territorio che è addirittura diventata cittadina onoraria di Amatrice.
«Si, lì ho studiato per tre anni ogni monumento, chiesa, bene paesaggistico del territorio. Posso dire che conosco ogni pietra di quel paesaggio che oggi è in frantumi. Mercoledì mattina sarei dovuta essere ad Amatrice».

È vero che è quasi impossibile fare stime precise di quanto è andato distrutto?
«Niente di più falso. Basta saper usare i computer, far dialogare i vari istituti dello Stato tra di loro. Ho trascorso, dal 1994 al 1997, oltre cento giorni e cento notti a mappare ogni singolo pezzo di rilevanza storico-artistica. In quest’attività ho avuto accanto a me persone insostituibili come Floriana Svizzeretto, già direttrice del museo civico di Amatrice, morta sotto le macerie, Brunella Fratoddi del comune di Amatrice, don Luigi Aquilini, anima di Amatrice e tante altre persone di grande qualità».

Ci sono voluti tre anni?
«Sì, se pensa che solo il territorio di Amatrice si snoda su 69 frazioni e Accumoli su 17. Abbiamo schedato tutto con immagini, paesaggi compresi, che sono un unicum a sé. Solo per Amatrice si tratta di almeno 3500 “pezzi” di grande rilevanza artistica e di 115 chiese. Questa mappatura capillare è depositata nell’ufficio catalogo della Soprintendenza territoriale del Lazio a Palazzo Venezia. E dire che non avevamo mezzi».

Cioè? Poche risorse?
«Pensi che per procedere alla catalogazione abbiamo dormito anche per terra nelle canoniche o nella casa del singolo cittadino che ci ospitava, soltanto con questo obiettivo: non lasciare nulla di dimenticato. Posso ricordare i santuari della Filetta, della Cona Passatora di S. Martino, con pregevoli cicli di dipinti di fine ’400, sino appunto al paesaggio che è la prima opera d’arte».

Ora Amatrice non c’è più. Ha sentito il sindaco? Ha detto che il paese è da radere al suolo.
«Credo che il patrimonio monumentale possa essere salvato al 70 per cento. Poi una cosa sono le abitazioni, un’altra è il tracciato urbanistico, che va assolutamente preservato. I monumenti vanno restaurati e in qualche caso riedificati con l’uso di materiali e tecniche antisismici. Per le abitazioni non monumentali invece si può procedere all’edificazione ex novo negli stessi luoghi con materiali e tecniche di tipo giapponese o californiano, camuffate da un maquillage che riproduca il più possibile l’originale».

Cosa sarebbe stato possibile fare, e non si è fatto, per salvare quel patrimonio?
«Alle Soprintendenze di Stato si sono sempre date solo briciole per tutelare il territorio privilegiando progetti di immagine, circoscritti ai grandi complessi museali, monumentali e archeologici, ignorando che la caratteristica che fa unico il nostro Paese è l’essere un museo a cielo aperto. Ricordo di aver faticato non poco per ottenere quei 30-40 mila euro nel 2009 per restaurare gli edifici di Amatrice e di Accumoli».

E ora?
«Ora i dipendenti delle soprintendenze non possono nemmeno più usare la propria auto per fare questi sopralluoghi. Sa che cosa vuole dire controllare quei comuni senza una macchina dopo aver preso il pullman che ti lascia sulla Salaria?».

http://www.lastampa.it/2016/08/27/italia/cronache/tutti-i-monumenti-distrutti-si-possono-recuperare-B9WZ2ipsYwGKrSiB6Dg4AK/pagina.html