Il 18 agosto “La Repubblica” online pubblica nella cronaca l’articolo, “Il Belpaese questo sconosciuto, un italiano su due non ne conosce le bellezze“, nel quale si denuncia l’ignoranza degli italiani in materia di patrimonio culturale.

Verrebbe allora da dire: “La Storia dell’arte: questa sconosciuta”. Eh sì, perché il sondaggio da cui prende spunto l’articolo rileva dati allarmanti: circa la metà dei nostri concittadini intervistati non conosce natura e collocazione di monumenti, opere d’arte o siti di enorme interesse culturale: ciò che viene riassunto nel termine “bellezze”, ma che porta con sé ben più importanti valori e valenze.
Una nazione, dunque, di cittadini ignoranti sulla materia con cui più dovrebbero avere dimestichezza, visto che vi sono immersi fin dalla nascita.
Il problema più grave è che questa ennesima dimostrazione, che giunge dopo note gaffes di altrettanto noti esponenti della politica e dell’amministrazione, non ci deve meravigliare, purtroppo.
Basti pensare che il Paese che aveva costituito il modello di riferimento per la Francia ai fini dell’introduzione, in quest’ultima, dell’insegnamento della Storia dell’Arte nelle scuole, si ritrova oggi ancora a reclamare il ripristino delle già scarse ore eliminate dai bienni delle scuole superiori dalla Riforma Gelmini, in quasi tutti gli indirizzi.
Non sono bastate le proposte di emendamenti avanzate da alcuni soggetti politici né la petizione sottoscritta da più di 16.000 cittadini e insigni nomi della cultura a realizzare quanto auspicato da anni da politici, ministri e promesso da capi di governo.
L’impegno pubblicamente preso dal governo Renzi in tal senso non ha avuto esiti di sorta: la legge 107, meglio nota come la Buona Scuola, non vede traccia dell’espressione “Storia dell’Arte” nei numerosi articoli di cui è composta. Non è stata minimamente presa in considerazione l’urgenza di reintrodurre ore curricolari di una materia di studio, già scarsamente presente prima dei tagli, che avrebbe dovuto invece costituire da tempo l’imprescindibile ossatura civico-culturale degli studenti, futuri cittadini di questo Paese.

Come si pretende di avere una nazione fondata su valori di rispetto della cosa pubblica e del territorio senza che quest’ultimo sia conosciuto in tutta la sua complessità e in tutto il suo valore storico?
In effetti non lo si pretende. E nemmeno lo si auspica.
Forse non lo si vuole affatto.
A ribadirlo sonoramente è anche un aspetto, l’altra faccia di questa stessa medaglia: la poca serietà con cui in questo periodo si sta trattando, nei rispettivi concorsi, la selezione degli insegnanti e quella dei funzionari dei beni culturali, con i macroscopici errori di contenuto nei test selettivi.
Uno scarso livello qualitativo nella selezione del personale non può che essere il segno del tipo di politica culturale che si intende portare avanti, con evidenti conseguenze di progressivo depauperamento.

Pericolosa strada, quella che l’Italia sta percorrendo, ai limiti dell’incostituzionalità, visto che l’articolo 9 della nostra carta costituzionale recita, è bene ricordarlo, che “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.
E invece il Paese non solo non viene adeguatamente tutelato nel suo patrimonio, nè formato alla sua conoscenza e salvaguardia, ma sta anche perdendo coscienza di questi principi fondamentali e del loro valore.
Non si tratta “solo” di non conoscere la collocazione del Cenacolo di Leonardo o del Ponte di Rialto, ma di dimostrare un tale scollamento dal proprio territorio da determinare, essendone vittime, un vero e proprio degrado civico ancor prima che culturale.

Emanuela Colantonio

19 Agosto 2016