È di questi giorni la notizia che sta nascendo a Firenze il portale del «turismo extralusso», frutto del consorzio di undici strutture ricettive fiorentine particolarmente esclusive.

Accedendo al portale, si apprende, «si potranno selezionare esperienze esclusive»: «una passeggiata tra i capolavori degli Uffizi? Sì, ma con Eike Schmidt [cioè il direttore degli Uffizi] a fare da Cicerone. Consigli sulla Firenze a misura di bambino? Magari ve li dà il sindaco Nardella, tra una chiacchierata e un’altra». A sostenere Firenze? Yes, please ci sono «il Comune e i maggiori operatori culturali: Pitti, Opera del Duomo etc.».

Sarò un inguaribile gufo, ma trovo francamente rivoltante che il direttore degli Uffizi, pagato anche con i soldi delle tasse dei poveracci, e un sindaco eletto dal popolo siano ridotti a fare i camerieri privati degli utenti di un portale per il «turismo extralusso». Tra un po’, con un modesto sovrapprezzo, Schimdt e Nardella  laveranno anche le automobili (di lusso, of course) dei turisti russi o arabi.

Se Schmidt o Nardella volessero proprio mettersi a disposizione di qualcuno in particolare, non dovrebbero forse scegliere gli ultimi, i più svantaggiati? Gli esclusi, e non gli esclusivi?

La Bellezza non ha nulla a che fare con il Lusso, e proprio a Firenze se ne è consapevolmente distinta, lungo secoli cruciali. Bellezza e giustizia, bellezza e storia, bellezza e conoscenza, bellezza e uguaglianza. Bellezza e inclusione sociale. Binomi vitali, carichi di futuro anche nell’età della democrazia. Mortifero, imbarazzante e desertificante, appare invece il corto circuito bellezza-lusso.

Una trovata da mezzani in una Firenze ridotta alla prostituzione. Firenze escort: di lusso, ovviamente.

(di Tomaso Montanari)