Si riporta il testo del comunicato stampa CGIL (Puglia) del 26 luglio.

Nei fatti prelude al fallimento della riforma Franceschini annunciata in termini propagandistici come rilancio della valorizzazione del patrimonio dei beni culturali.

Oltre circa 70 unità in meno in seconda area, di cui più di 50 in meno nell’area della vigilanza e accoglienza, circa 25 unità in meno in terza area di personale tecnico scientifico e amministrativo, queste carenze si sommano al taglio già operato con la spendig review.

Insomma, il Polo Museale della Puglia, su un totale di 221 unità previste nell’organico allegato al decreto di agosto del 2015, conta poco più della metà di personale in servizio.

La situazione è aggravata dall’invecchiamento del personale che fa aumentare di giorno in giorno, in maniera esponenziale le carenze.

Il grido di allarme che abbiamo lanciato in altre occasioni si sta concretizzando: la situazione degli importanti luoghi della cultura in Puglia è ormai esplosiva. Infatti tra poco si sarà costretti a ridurre gli orari di apertura al pubblico di musei e monumenti con il rischio di arrivare alla chiusura.

Insomma, senza investimenti massicci per l’assunzione di personale amministrativo e tecnico scientifico, oltre a quello dell’area della sicurezza, vigilanza e accoglienza, la strombazzata valorizzazione che la riforma varata lo scorso anno annunciava dimostra tutto il valore propagandistico. Infatti si riesce a fare poco più di quello che si realizzava prima.

Le unità dell’area della vigilanza e accoglienza svolgono i compiti relativi non solo alla sorveglianza, ma dovrebbero garantire anche il pronto intervento in ogni possibile situazione di emergenza, a tutela del sito e dei visitatori. Eppure, basta fare un semplice elenco delle unità che attualmente svolgono le proprie mansioni in buona parte dei luoghi della cultura assegnati al Polo museale della Puglia, per rendersi conto che difficilmente si potrà garantire le ore di apertura al pubblico attuali, che al momento sono garantite in buona parte dalla disponibilità e buona volontà del personale:

  • Museo Archeologico Nazionale di Gioia del Colle, 6 unità di vigilanza e accoglienza, tra pochi mesi una unità andrà in pensione, 11 ore di apertura al pubblico per sette giorni, orario di lavoro articolato su due turni, attualmente 2 unità per turno;
  • Museo Archeologico Nazionale di Altamura, 4 unità, tra pochi mesi una unità andrà in pensione, quindi saranno 3 in servizio, apertura al pubblico 11 ore per quattro giorni, il sabato e la domenica apertura nelle ore antimeridiane, le unità spesso si riducono ad una per turno;
  • Museo Archeologico Nazionale Jatta a Ruvo, 3 unià di vigilanza e accoglienza, spesso ridotte ad una unità per turno coadiuvato dallo scarsissimo personale di supporto, orari di apertura, 5 giorni apertura negli orari antimeridiani, 2 giorni aperti 11 ore.
  • Palazzo Sinesi Museo Archeologico Canosa di Puglia, 4 unità di cui una in part-time e una di supporto, orari di apertura al pubblico 4 giorni 11 ore, un giorno di chiusura, mediamente sono presenti 2 unità per turno;
  • Castello di Trani, 6 unità, tra pochi mesi 5 unità, apre al pubblico 11 per 7 giorni, mediamente 2/3 unità per turno;
  • Castello di Copertino, 3 unità apre solo nelle ore antimeridiane, chiuso i festivi, nessuna possibilità di aumentare le ore di apertura al pubblico;

Insomma, le condizioni di sicurezza sono assolutamente precarie ed è continuamente a rischio l’apertura, considerato che non è raro che in siti importanti la condizione di apertura è assicurata da una sola unità, contro ogni norma di sicurezza, condizione ormai cronica per Canne della Battaglia, che vedeva l’assegnazione al Polo come momento di rilancio, invece difficilmente potrà contare su un aumento del personale di vigilanza e accoglienza. Nei fatti anche in questo caso le aspettative vengono frustrate e, al contrario, si concretizza il rischio di riduzione dell’orario di apertura al pubblico.

Ma si pensi che anche monumenti importantissimi rischiano la riduzione di orario o la chiusura. Castel del Monte, la cui apertura spesso è assicurata da 2 unità per turno che devono fronteggiare centinaia di visitatori, in alcuni casi migliaia; o come il Castello di Bari, che attualmente è in buona parte in restauro, quindi chiuso in parte al pubblico, apre facendo affidamento su personale di supporto, non avendo lavoratori con la qualifica di assistenti alla vigilanza e accoglienza sufficienti.

Inoltre, l’invecchiamento e il numero ridotto dei dipendenti impedisce di qualificare l’accoglienza. Eppure molti sforzi sono stati fatti per qualificarli nel servizio al pubblico, perché nell’organizzazione museale moderna il personale non può più essere considerato una figura passiva, legata solo alla vigilanza, ma deve essere messo in condizione di svolgere compiti legati alla sicurezza e di fornire al pubblico un’accoglienza qualificata.

Né va meglio per i Direttori dei musei affidati al Polo, molti di questi hanno la responsabilità di due importanti musei o monumenti spesso molto distanti tra loro. Questi funzionari oltre il gravoso impegno di direzione, devono anche far fronte a non meno importanti compiti connessi al funzionamento generale del Polo.

Il fallimento infatti si sta prospettando anche nella impossibilità di far funzionare una macchina complessa come quella del Polo Museale che deve gestire, progettare e realizzare la valorizzazione, promuovendo un sistema integrato su tutto il territorio Pugliese.

La carenza di figure tecnico scientifiche anche in questo caso è palese, si pensi che nel Polo Museale della Puglia, se si esclude il Direttore, è in servizio una sola Storica dell’Arte, pochissimi funzionari alle tecnologie (indispensabili in un sistema integrato di progettazione, sicurezza e fruizione), due architetti che assommano anche le funzioni di direttore, pochi archeologi che assolvono anche le funzioni di direttori dei musei come sopra descritti.

La macchina Amministrativa è retta quasi totalmente da due funzionari amministrativi, coadiuvati da pochissimi collaboratori, alcuni dei quali in procinto di pensionamento.

Queste constatazioni hanno prodotto un documento unitario firmato da Amministrazione, RSU e Sindacati, oltre che una richiesta di personale da parte dell’Amministrazione alle Direzioni Generali e a quella Regionale.

Insomma, a nostro parere, una riforma che già forzava il sistema di tutela/valorizzazione si annuncia come un disastro, perché non investe e non prevede di investire sul personale, né mette a disposizione risorse, a parte una ben oliata strumentazione propagandistica che non fa meno danni.

La valorizzazione, intesa commercialmente come messa a valore, ormai non si pone limiti rispetto all’obiettivo di realizzare introiti: ecco allora che il Castello di Trani viene dato in concessione nelle ore notturne per il festeggiamento di un matrimonio. Si badi bene, non per la cerimonia istituzionale, ma proprio per la festa nuziale di privati cittadini. Non solo, ma la prima festa, prevista a settembre, è stata concessa ad un prezzo irrisorio e con l’intento di farle assumere valore promozionale.

Insomma, a noi sembra la degenerazione dell’idea stessa di bene comune piegata al consumo.

Ci sembra anche che sia la negazione stessa della definizione di museo, ma crediamo in generale dei luoghi della cultura, fatta dall’ICOM e ripresa dal DM musei:  …istituzione permanente senza scopo di lucro al servizio della società e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali e immateriali dell’uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva….

Non va meglio al Museo Archeologico Nazionale di Taranto in assenza totale di personale tecnico scientifico ed amministrativo in servizio e con personale di vigilanza e accoglienza del tutto insufficiente a garantire l’apertura del II piano, che sarà inaugurato tra qualche giorno dal Presidente del Consiglio e dal Ministro Franceschini.

Non sappiamo se siamo in tempo per fermare questa degenerazione che corre verso la privatizzazione del patrimonio culturale, ma sicuramente non ci stancheremo di denunciarlo. Del resto, non meno grave e fallimentare si annuncia con la seconda riforma, che metterà in ginocchio il sistema di tutela del nostro paese: in questi primi giorni di attuazione stiamo già sperimentando la completa confusione nella quale sono precipitate le soprintendenze, che affrontano un radicale riassetto istituzionale, ma questo è un altro capitolo dello smantellamento della tutela del patrimonio della nostra Nazione.

Bari, 26.07.2016

IL COORD. REG.LE MIBACT                              LA SEGRETARIA

Matteo Scagliarini                                                   Patrizia Tomaselli