Quando si bandisce, dopo ben nove anni e in un periodo di forte crisi occupazionale, un mega concorso pubblico destinato a creare tante aspettative la serietà è d’obbligo. Ma non è questo il caso dell’avvio del concorso per 500 funzionari dei Beni Culturali bandito dal Ministero dei Beni culturali e del turismo e di cui in questi giorni si stanno espletando le prove pre-selettive.Parliamo di vari profili, fra cui quelli di architetto (130 posti), archivista (95), archeologo (90), restauratore (80), storico dell’arte (40), ecc. E gli iscritti sfiorano il numero di 20.000, essendo esattamente 19.479, un numero impressionante visti anche i titoli richiesti che richiedono un’alta professionalità. Si è partiti dunque con una prima scrematura dei candidati attraverso 80 quiz estratti da un complesso di 4600 quesiti a risposta multipla, pubblicati online per permettere la preparazione dei candidati. Ma subito in molti si sono resi conto che alcune domande erano fantozziane, piene di errori e spesso degne più di un quiz televisivo volto a deridere i concorrenti che non di un concorso pubblico per professionisti dei beni culturali, laureati e specializzati. Alcuni orrori li sono andati a scovare OFCS Report ed “Emergenza cultura”, soggetto nato da un gruppo di associazioni e professionisti dei beni culturali in posizione critica con le politiche culturali del Governo Renzi e del ministro Franceschini. Qualche esempio? Eccone uno: “Come è denominato il complesso delle più grandi Terme della Roma antica costruito tra il 298 e il 300 d.C. e costituente oggi una delle sedi del Museo Nazionale Romano?”. Risposte possibili: “A) Terme di Diocleziano, B) Terme di Stigliano, C) Terme di Saturnia”. Roba da non crederci, nemmeno in un circolo del dopolavoro penserebbero ad un quiz del genere. Capolavoro di pressappochismo è poi questo: “La statua bronzea del pugilatore conservata al Museo Nazionale Romano è firmata da un artista greco. Quale? A) Polidoros; B) Apollonios; C) Atenodoros”. Peccato che il magnifico pugile non sia stato attribuito con certezza ad alcun autore. In un’altra domanda si chiede di specificare se “I banchi lignei (plutei) della Biblioteca michelangiolesca a Firenze furono realizzati da: A) Giorgio Vasari; B) Baccio Bandinelli; C) Giovanni Battista Tasso e Antonio di Marco di Giano, detto il Carota”. Ma nessuna delle tre risposte è giusta, visto che, a detta del Vasari, furono fatti dagli intagliatori Giovan Battista del Cinque e Ciapino. Il non plus ultra di disprezzo per la preparazione dei candidati è giunto col quiz sui Bronzi di Riace, in cui si chiedeva quale sia il materiale con il quale vennero realizzati, ponendo come alternative marmo, legno e bronzo. Una domanda del genere viene fatta al massimo ai primi anni di liceo, perlomeno dove si insegna ancora la tanto ingiustamente vituperata storia dell’arte.

I test sono stati affidati alla società Formez-Ripam che cura il reclutamento per tutta la Pubblica amministrazione e da cui è stato garantito che  quelli sbagliati (sembra 24) sono stati espunti dai 4600 delle prove pre-selettive. Nel suo sito, Emergenza cultura “denuncia il pressappochismo e la sciatteria con cui sono stati redatti i quesiti che devono selezionare i professionisti che saranno preposti alla tutela del  nostro patrimonio culturale”. Da segnalare sulla questione anche la posizione di Giuliano Volpe, già Presidente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici, che spiega: “Condivido la critica: i quiz sono una boiata pazzesca. Soprattutto perché, come è accaduto in passato, sono i quiz a fare la vera selezione. Ma il vero tema è un altro, di cui non si parla: bisognerebbe fare concorsi normali, tutti gli anni, per pochi posti ma tutti gli anni, non ogni 10-20 anni per 500 o 1000 posti”.

D’altro canto la professionalità è stata mortificata anche nel recente concorso per i venti superdirettori dei principali musei che non ha saputo valorizzare le competenze interne, spesso di altissimo valore, privilegiando candidati esterni non di rado dal curriculum discutibile. E se ha un po’ di tempo il Ministro Franceschini vada a vedere in che condizioni sono ridotti molti cosiddetti musei minori che tirano avanti solo grazie all’abnegazione di funzionari pagati 1500 euro al mese.

(da “Il Tempo” del 29.07.2016)