«È una grande cafonata». Parla Adriano La Regina, archeologo e docente italiano, presidente dell’Istituto nazionale di archeologia e storia dell’arte e soprintendente alle antichità di Roma dal 1976 al 2004 ed ex presidente del Parco dell’Appia Antica. È lui l’eroe che in molti rimpiangono alla guida dei beni archeologici di Roma. Strenuo sostenitore della necessità di tutela del ricco patrimonio e voce nettamente fuori dal coro. L’associazione delle guide turistiche la definiscono un’eroe.

Lei avrebbe permesso l’allestimento di un mega palco con tanto di 1400 posti a sedere nel cuore del Foro Romano?

«Ma siamo impazziti? Sicuramente sarei stato contrario. Non sono contrario a tenere eventi di carattere culturale all’interno di monumenti, non è questo il problema. A suo tempo autorizzai il concerto di Paul McCartney all’interno del Colosseo. Quindi non c’è una mia preclusione a priori. Occorre che si rispettino due condizioni imprescindibili. La prima: che non si arrechi danno al monumento, e questo mi pare anche abbastanza banale ma è bene ricordarlo sempre. La seconda: il monumento non deve essere sottratto ai suoi fruitori naturali che sono i turisti che vengono a Roma da tutto il mondo per conoscere, esaminare e vivere questi luoghi che tanto hanno conosciuto attraverso i libri e le immagini. E poi ovviamente non fare cose indegne come vedo attraverso alcune foto che girano su internet. Quello che sta avvenendo al Foro non rispetta nessuna di queste regole fondamentali, principi di comportamento e attenzione nei confronti del monumento e delle persone».

Crede che un’opera così invasiva in un’area protetta possa creare danni irreparabili?

«Sicuro. Installazioni così pesanti sulla piazza del Foro sono azioni criminose se si pensa che ai visitatori non è concesso di camminare sul lastricato del Foro. Lo devono guardare dal basolato che circonda la piazza perché questo contiene ancora dei segni di monumenti, trasformazioni, di cose che sono avvenute e sono tuttora al vaglio di esami e studi. Quindi è impensabile invadere così la zona. Se non si può camminare figuriamoci se è lecito installare un mega palco. È una cosa assurda. L’altro aspetto che è stato letteralmente calpestato è quello dei visitatori. Com’è possibile non rispettare chi fa viaggi di ore e ore per venire a Roma e poi si trova l’area completamente stravolta? Questi visitatori ricevono un danno, oltre al dispiacere, di non poter usufruire dell’area così come dovrebbe essere. Tutto questo è inaccettabile».

Il programma prevede una cena all’interno di Santa Maria Antiqua e un rinfresco nell’area delle Vestali. I camerini sono stati allestiti all’interno della Curia.

«Preferisco non soffermarmi su questi aspetti. Cene all’interno di Santa Maria Antiqua, drink nella casa delle Vestali? Sono cafonate inammissibili».

Cos’ha pensato vedendo i mezzi pesanti entrare in quest’area e operai dal trapano facile?

«Ho pensato che abbiamo una classe politica inconsapevole, per usare un eufemismo, del valore delle cose che sono a loro affidate. La cosa peggiore sono quegli ambienti accademici, quei studiosi che per trarre vantaggio personale si rendono proni all’adulazione, all’ossequio e al favorire qualunque richiesta che provenga dagli ambienti del potere. Perché il compito, il dovere, di chi consiglia è quello di tutelare l’interesse collettivo. La responsabilità non è solo della politica ma anche degli ambienti accademici che si sono asserviti».

Cosa vorrebbe dire a chi ha concesso e permesso un simile scempio? Il concedere spazi così facilmente può portarci ad un punto di non ritorno?

«Io non do consigli a nessuno. Posso dire quello che penso a proposito di queste cose. Occorre essere consapevoli e rispettare i propri compiti, senza distrazioni. Questa è la politica del consumo: il bene culturale non deve essere conservato ma consumato per trarne lucro. Lucro sia in solido che in consenso politico e poi chi se ne importa di quello che avviene. Il criterio vigente è quello dell’usa e getta che si ponte in contraddizione di quella che è stata la nostra tradizione italiana di studio, conservazione e valorizzazione. La valorizzazione comporta una corretta conservazione. I beni si valorizzano con l’istruzione e non con il lucro».

(da Il Tempo del 27.07.2016).