Sono stato lunedì scorso a Firenze con la mia famiglia costituita da quattro persone, compreso chi scrive, tra cui un figlio di 15 anni, per visitare alcuni celebri monumenti della città medicea. Tra i monumenti da noi scelti vi era S. Maria del Fiore completamente invasa da turisti americani e orientali.

La prima cosa che ho notato, da premettere che sono un architetto che da decenni svolge il suo lavoro da libero professionista nel settore dei Beni Culturali, la scarsissima presenza di turisti italiani, ma poi ne ho capito la ragione di tale mancanza. Infatti, recandomi alla biglietteria del Museo dell’Opera, posta alle spalle di S. Maria del Fiore, mi è stato imposto l’acquisto, senza possibilità di scelta alcuna, di un biglietto unico per la visita della basilica, del campanile di Giotto, della cupola e in ultimo del museo, il tutto per il costo a biglietto di 15,00 euro, quindi per un totale di ben 60,00 euro. Ma l’avventura non finisce qui: in modo disciplinato ci siamo recati intorno alle 17,00 in coda alla enorme fila per accedere all’area della cupola, ma alla consegna dei quattro biglietti al personale di vigilanza, ci siamo visti negare l’accesso al monumento. A quel punto ho chiesto spiegazioni per tale diniego e mi è stato risposto, anche in modo non educato, che per motivi di orari la fila era chiusa e che saremmo dovuti ritornare il giorno successivo per visitare il complesso della chiesa. Alle mie rimostranze e specificando che eravamo solo di passaggio a Firenze, ci hanno dirottati di nuovo alla biglietteria per il giusto rimborso dei biglietti, venduti, tra l’altro, senza che ci fosse stata fornita alcuna indicazione preliminare sugli orari di visita. Ritornati alla biglietteria ho dovuto con insistenza rivendicare il diritto al rimborso dei sessanta euro, che a causa della grave carenza d’informazione, credo voluta per fare comunque e in ogni modo cassa, da parte del personale addetto alla vendita dei biglietti eravamo stati indotti ad acquistare dei biglietti di fatto non più utilizzabili nello scorcio pomeridiano di visita. Usciti dalla biglietteria siamo riusciti, comunque ad entrare nella basilica, passando per il portale sinistro della facciata principale, e con mia enorme meraviglia e costernazione l’interno era diviso in due parti all’altezza del transetto, nel cui incrocio gravita la magnifica cupola del Brunelleschi affrescata dal Vasari. La ragione dell’odiosa barriera è funzionale ad alienare l’accesso ai non paganti, quindi a precludere e a discriminare di fatto i visitatori e nel contempo a creare una cesura irreale nella lettura dell’architettura e dello spazio interno alla chiesa.
Dopo questa singolare e faticosa esperienza voglio trarre alcune conclusioni: la prima che i costi per accedere ai musei e alle chiese, qui avrei anche delle perplessità di natura morale e religiosa, sono molto gravosi particolarmente per le famiglie e i giovani; la seconda, mi sembra di assistere ad una palese discriminazione tendente a creare di fatto dei turisti di serie A (quelli paganti) e di serie B, ove l’elemento discriminante diviene il censo di chi visita e non la cultura che unifica sulla base del desiderio di conoscenza; la terza, la scarsa informazione e la mancata trasparenza nella vendita dei biglietti, ove ci si muove unicamente con la logica del massimo profitto e con un atteggiamento oserei dire truffaldino nei confronti del visitatore; la quarta, che non c’è una grave disattenzione verso le nuove generazioni per educarli e coinvolgerli verso conoscenza del patrimonio culturale del Paese. Inoltre, vorrei capire come un ragazzo di 15 anni possa permettersi di accedere a tutti quei monumenti ove è previsto il pagamento di un biglietto , talvolta anche esoso, tantissime volte senza alcun sconto che tenga conto dell’età anagrafica e della possibile condizione di studente, e qui mi riferisco non solo a Firenze, ma anche a molte altre città italiane; la quinta, laddove si registra la presenza di gestori privati tutto è regolato dalla logica del profitto, ove sono imposti in modo assurdo pacchetti di itinerari di visita precostituiti a tavolino, pensati unicamente per incentivare gli incassi e certamente non per conoscere in modo ragionato e costruttivo ciò che si sta visitando; la sesta e ultima osservazione, trovo assurdo che l’unità spaziale del monumenti possa essere manipolata, stravolta e frammentata unicamente per filtrare in modo discriminante i visitatori e anche in questo caso per fare più cassa.
Una vera vergogna, ove la conoscenza e la cultura sono divenute veramente l’ultimo granello dell’ingranaggio, ove l’unica logica imperante è la mercificazione della nostra memoria storica e la massificazione turistica del patrimonio culturale della Nazione.
Teano, 28/07/2016
Alfredo Balasco