La sindaca Virginia Raggi e l’assessore alla Cultura Luca Bergamo si troveranno sul tavolo una catasta di problemi. Mi permetto di segnalarne uno grave e urgente creato dallo sfratto presso che immediato (avallato dal solito Tar) che il commissario Tronca ha intimato all’Accademia Filarmonica Romana, alla Siae affittuaria dell’edificio in cui ha sede dal 1929 il Museo del Teatro e dell’Attore del Burcardo, alla Biblioteca di organologia “Sylvestro Ganassi” e alla Scuola Popolare di musica di Testaccio. Istituzioni altamente meritorie,

di ricerca, di studio, di didattica, sfrattate col fine di “mettere a reddito”, cioè sul mercato libero, quei locali ormai “storici”. Della serie: tiriamo su un po’ di soldi con gli edifici del Comune. A danno delle istituzioni culturali? Embè? Che si adeguino al mercato.

La questione è ora al Consiglio di Stato che si spera più illuminato del Tar del Lazio. Vediamo come stanno le cose. Cominciamo dall’Accademia Filarmonica Romana fondata nel 1821, la più antica istituzione di concerti, molto dedicata, da sempre alla musica contemporanea e a quella barocca meno nota. Si trova in via Flaminia dal quasi cent’anni, dal 1921, In un’area che era occupata da un allevamento di pollame e che tuttora confina con carrozzerie abusive, officine, ecc. La Filarmonica, presieduta per anni dalla volitiva Adriana Panni e ora da Paolo Baratta, ha bonificato il tutto, ha risanata e recuperata la Casina Vagnozzi, creata la Sala Casella, ordinato un archivio musicale di eccezionale interesse su ‘800 e ‘900. Oltre ai concerti di qualità al Teatro Olimpico e all’Argentina (o in palazzi storici) la Filarmonica svolge una intensa attività formativa, specie per l’educazione vocale con migliaia di bambini e ragazzi. Sulla Casina Vagnuzzi ci si può speculare, ma questo è il compito di un Comune? Cacciando inquilini mai in ritardo con l’affitto?

Analogo il caso del Museo del Burcardo di via del Sudario. Alla Siae fanno presente che il Comune ha loro inviato i bollettini di pagamento “dell’importo dovuto per l’utilizzo dell’immobile in regime di concessione” per un canone annuo di 45.684 euro. Più le spese per caldo/fresco, rete elettrica, ascensore, ecc.. La Società Autori Editori  vi ha investito almeno 4 milioni di euro, da recuperare. Ho visitato giorni fa il Museo e l’ho trovato ben allestito, con materiali di prim’ordine su Petrolini, Pirandello e altri nomi del teatro italiano, assai fruibile. La Siae ovviamente non se la sente di pagare oltre dieci anni di arretrati per una “indennità di occupazione pari al 100% del valore di mercato”, come reclama il Comune al quale si offre di donare tutto il materiale di questo Museo unico in Italia purché esso trovi una sede espositiva adeguata…Siamo al grottesco.

Poi la Scuola Popolare di Musica di Testaccio esistente da decenni, attivissima, inserita nel progetto “Città delle Arti” con Roma Tre e col Macro, con un centinaio fra collaboratori e insegnanti e complessi musicali (basti ricordare le mille iniziative di Giovanna Marini) la cui iniziativa nasce da ricerche continue. Ultima, ma non ultima la specializzatissima Biblioteca di Organologia di Col di Lana emanazione della Fondazione per la Musica Antica di Giancarlo Rostirolla che da mezzo secolo organizza corsi ed eventi a Roma e a Urbino (Festival di Musica Antica). Fondamentale, assieme alla “Mischiati” di Bologna, per lo studio del vastissimo patrimonio nazionale di organi antichi, almeno 12.000, da Tirano a Cefalù, decine e decine nella sola Roma con alcuni restauri – ai Fiorentini, al Caravita, a San Vincenzo e Anastasio, ecc. – di ottima qualità. Grazie anche ai documenti della Biblioteca Ganassi oggi sfrattata con un tratto di penna.

 

Corriere della Sera, Roma, 10 luglio 2016