Signor Ministro,
non è senza sgomento che mi trovo a a scriverLe che Lei sta raggiungendo un obiettivo che si sarebbe detto impossibile: sostituire Sandro Bondi al vertice della classifica dei più nefasti ministri per i Beni culturali della storia repubblicana.

Solo quattro anni – e quattro governi – fa, Roberto Benigni spiegava che «la sindrome di Stendhal è l’opposto della sindrome di Bondi. Per la prima gli uomini crollavano di fronte ai monumenti, oggi a crollare sono i monumenti, quando vedono Bondi». La colpa di Bondi era soprattutto una: essersi piegato agli ordini di Giulio Tremonti (quello che: «con la cultura non si mangia») e aver dunque dimezzato d’un colpo il bilancio, già allo stremo, dei Beni culturali. E fu un’ecatombe.
Ma per riparare a quel danno basterebbe (si fa per dire) rimettere a bilancio la cifrache allora fu tolta. Invece, i danni prodotti dalla Sua guida del Collegio Romano rischiano di essere molto, ma molto, più distruttivi e assai più difficili da rimediare.
Iniziamo dai peccati di omissione.

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Sul numero di MicroMega uscito il 2 giugno 2016