Carissimo Rettore,
alla luce del bando di selezione di 500 funzionari del Mibact, che qui invio in allegato, risulta evidente che noi del corso di laurea in Gestione e Comunicazione dei beni culturali abbiamo fallito.
L’introduzione del funzionario in promozione e comunicazione sembrava finalmente aprire ad un riconoscimento di questo profilo di laurea e simili

che oramai esistono da più di un decennio e che stentano a trovare collocazione nel mondo del lavoro.
Invece iI bando di concorso è un messaggio chiaro, teso ad indicare l’assoluta e completa inutilità di questi percorsi di studio.
I termini di accesso, formulati dal Ministro e dal suo gruppo di esperti, se per gli altri profili richiedono ai candidati una formazione universitaria specifica e di alto livello (dottorati, master biennali e scuola di specializzazione), nell’ambito della promozione e comunicazione non riconoscono un profilo accademico caratterizzante.
Per il nostro Ministero, i laureati delle magistrali in gestione e comunicazione dei beni culturali non possiedono competenze specifiche per concorrere al ruolo di funzionario in comunicazione e valorizzazione. Di fatto il concorso apre la selezione a qualsiasi laureato in qualsiasi corso di laurea che possieda almeno 3 anni di esperienza.
Questo se non fallimento, come lo chiamerebbe?
Abbiamo fallito, io e lei, nel significato etimologico della parola che dal latino significa “ingannarsi, indurre all’inganno”.
Oggi pongo fine al mio auto-inganno e smetto di chiedermi che utilità abbia avuto la scelta di questo percorso di studi.
Ma a lei chiedo: perché l’Università italiana, alla luce dei fatti, persevera con il suo “inganno”, con corsi di laurea privi di alcun riconoscimento?

Resto in attesa di un suo riscontro,
cordiali saluti,
Elisabetta Rizzuto