Quanto contano per questo governo e per il ministro Franceschini le biblioteche?

Una risposta è venuta dal bando per i 500 funzionari dei Beni culturali: in cui alle biblioteche sono riservati solo 25 posti per tutta Italia.

Per questo ieri Giovanni Solimine (uno dei nostri migliori studiosi del libro e della lettura) si è clamorosamente dimesso dal Consiglio Superiore dei Beni Culturali.

Ecco qualche passaggio della sua lettera di dimissioni:

«Ciò che mi induce a rassegnare le dimissioni sono le scelte fatte in occasione del recente bando per il reclutamento di 500 funzionari, che pure costituisce un altro successo riconducibile alla Sua presenza al vertice del MiBACT. In esso sono previsti solo 25 bibliotecari, e cioè una quota assolutamente residuale rispetto alle risorse destinate ad altri settori, senza tenere minimamente conto delle esigenze oggettive del comparto delle biblioteche …

Ma c’è dell’altro: nella ripartizione dei posti non si è considerato che l’età media tra i bibliotecari è più elevata che in altri settori (da una rilevazione effettuata nel 2015 risulta che solo il 2,7% del personale in servizio ha un’età inferiore ai 50 anni e il 63% dei bibliotecari supera i 60, a fronte del 35% fra gli architetti, 29% fra gli archeologi, 15% fra gli storici dell’arte e 14% fra gli amministrativi; ovviamente, la situazione è nel frattempo peggiorata). Nell’arco dei prossimi 5 anni, circa il 60% dei bibliotecari attualmente in organico lascerà il servizio e solo nel corso del 2016 sono previsti 37 pensionamenti.

Si potrebbero aggiungere altre considerazioni, ma non mi dilungo oltre. Mi limito a prendere atto che, per una questione così rilevante come l’attribuzione di risorse umane ad un settore ormai giunto al collasso (riduzione degli orari di apertura, scarsa accessibilità del patrimonio, invecchiamento delle collezioni, costante abbassamento del livello dei servizi erogati, contrazione dell’utenza e, come conseguenza di tutto ciò, una sostanziale marginalità delle biblioteche statali nel panorama bibliotecario nazionale) non si è ritenuto di usare altri parametri se non quelli aritmetici. Mi sarei aspettato che l’Amministrazione esercitasse responsabilmente il diritto/dovere di compiere scelte in base a criteri orientati a governare un armonico sviluppo dei diversi comparti del Ministero, o quanto meno finalizzati a garantire la sopravvivenza degli istituti.

Comprenderà che, in questa situazione, ritengo che la presenza di un esperto del settore delle biblioteche all’interno del Consiglio superiore sia del tutto inutile».

Per lo stesso motivo ieri si sono dimessi anche Mauro Guerrini, Luca Bellingeri, Paolo Matthiae e Gino Roncagli: e cioè l’intero Comitato tecnico scientifico per le biblioteche e gli istituti culturali. In una loro lettera a Franceschini hanno scritto che

«In questa situazione, mentre da un lato appare in serio pericolo l’effettivo esercizio da parte dello Stato delle funzioni di tutela sui beni librari, lo stesso futuro di molte delle principali biblioteche del nostro Paese risulta irrimediabilmente compromesso e fortemente pregiudicata la possibilità per esse di continuare a poter svolgere un adeguato servizio al pubblico ed a favore dell’intera comunità nazionale. Basti pensare che nelle sole regioni di Lazio e Toscana, dove è concentrato il più alto numero di biblioteche pubbliche statali, comprese le due Biblioteche Nazionali Centrali, chiamate a garantire l’erogazione dei servizi bibliografici nazionali, la carenza in organico di figure di funzionario bibliotecario ammonta a 37 unità, a fronte delle 15 per le quali è prevista l’assunzione.

Nella convinzione di non poter condividere tali scelte e della sostanziale inutilità dello sforzo fin qui intrapreso a favore delle nostre più importanti e significative biblioteche, anche attraverso l’elaborazione di specifiche proposte di intervento che in ogni caso non possono prescindere dal ricorso ad un adeguato personale tecnico scientifico, per quanto sopra esposto i sottoscritti, componenti del Comitato tecnico scientifico per le biblioteche gli istituti culturali, con la presente si vedono pertanto costretti, seppur con grande rammarico e dispiacere, a rassegnare le proprie dimissioni da tale organo, non ritenendo in una tale situazione di poter più fornire alcun utile contributo al futuro delle nostre biblioteche statali».

Un altro duro colpo alla propaganda che parla di un nuovo corso per la politica della cultura.

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